Morta Nadia Toffa, la malattia vissuta sui social e quella speranza contagiosa

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di Valentina Arcovio

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Ci sono molti modi di convivere con il cancro e Nadia Toffa ne aveva uno tutto suo. Aperto, trasparente, battagliero e positivo. La celebre Iena ha scelto di raccontare la sua malattia sui social network e, successivamente, nel suo libro Fiorire d'inverno. La mia storia (Mondadori). I suoi messaggi, sempre ottimisti, l'hanno resa un simbolo di forza per moltissimi malati e, allo stesso tempo, l'hanno resa bersaglio di aspre critiche. Per alcuni il suo atteggiamento così aperto era incomprensibile.

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LA RELAZIONE
Tuttavia, dai medici ai moltissimi pazienti che hanno vinto il cancro Nadia verrà sempre ricordata per la sua straordinaria positività. Non solo nei confronti del suo male, ma anche delle terapie e, in generale, della vita. «Il parlare apertamente della sua malattia era probabilmente il modo che Nadia Toffa aveva trovato per affrontare con sé stessa il problema», dice Stefania Gori, presidente dell'Aiom, l' Associazione italiana di oncologia medica. «Credo che il suo essere trasparente e il suo voler vivere giorno per giorno era in fondo un modo per esorcizzare le paure. E che, successivamente, sia diventato un modo per infondere forza e coraggio a tutti i malati - aggiunge - Per noi medici è più facile avere una relazione con un paziente così consapevole della sua malattia e così positivo nell'affrontare le terapie. Lo diventa molto meno quando le cose vanno male».
Nadia Toffa ha parlato della sua malattia come un «dono e un'opportunità». Parole che hanno scatenato fiumi di polemiche. Il messaggio, però, è stato ben compreso da chi, come lei, ha dovuto affrontare il cancro e ha cercato di uscirne al meglio. Come Luigia Tauro, 57 anni, imprenditrice ed esperta di innovazione tecnologica e digitale. Tauro è una sopravvissuta.
 


IL CAMBIAMENTO
La sua malattia, un aggressivo carcinoma al seno diagnosticatole nel 2008, è stata l'opportunità che l'ha spinta a cambiare vita. A inventare il primo programma transmediale di educazione alla prevenzione oncologica, KnowAndBe.live. E oggi questa è la sua sola occupazione. «Nadia non era una guerriera, ma una portatrice sana di realtà - dice - Ha raccontato la sua malattia, forse, per farsi coraggio e facendo coraggio a molte altre persone». Anche le associazioni dei malati di tumore sostengono la scelta di Nadia Toffa di raccontarsi.
«Non ha permesso alla malattia di prendersi la vita - commenta Elisabetta Iannelli, segretario generale della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia - accettando i limiti dettati anche dagli effetti della terapia e vivendo con famiglia e amici, lavorando, in un ambiente in cui l'esposizione televisiva prevede anche determinanti standard estetici, anzi prendendosi gioco di questo indossando le parrucche. Ha affrontato a viso aperto una situazione molto seria». Ma il suo messaggio non è apparso chiaro a tutti. Anzi, alcuni sembrano averlo proprio travisato.

L'INGENUITÀ
«Nadia - prosegue Iannelli - probabilmente in totale ingenuità è sembrata forse all'inizio entrare troppo a gamba tesa nella malattia, con affermazioni assolute. Questo ha attirato critiche nei suoi confronti, l'ha pagata molto duramente e non lo meritava. Credo che fare outing sia stata una cosa liberatoria, ma poi lei si sia sentita quasi senza risorse, senza forze dopo aver buttato fuori il mostro. Nel suo caso e quello di tante altre persone prima e dopo di lei con un'interfaccia pubblica il fatto di riuscire a fare outing è anche un loro modo di rendere un servizio ad altri malati di cancro. Per gli haters viene solo da dire vergogna e poveretti».

IL RISERBO
A comprendere la scelta di Nadia di condividere con il pubblico la sua malattia è anche Elena Santarelli, conduttrice televisiva, reduce dalla lotta contro il tumore, poi sconfitto, che ha colpito suo figlio Giacomo di dieci anni. Proprio la Santarelli, che ha vissuto con molto riserbo la dura lotta con il suo bambino, ha dovuto combattere, non ha mai giudicato negativamente Nadia Toffa. Anzi la difende a spada tratta dai suoi detrattori.
«I suoi erano sempre messaggi molto positivi - dice - Quello che veramente mi ha fatto e mi fa tanta rabbia sono i messaggi cattivi degli haters. Credo che ognuno abbia il diritto di vivere la malattia come meglio crede. Anzi, voglio usare le stesse parole di Nadia perché le condivido pienamente: rivendico il diritto di parlare apertamente della nostra malattia. Non è esibizionismo né un credersi invincibili, anzi: è un diritto a sentirsi umani. Anche fragili, ma forti nel reagire».
 
Mercoledì 14 Agosto 2019, 09:44 - Ultimo aggiornamento: 14-08-2019 18:43
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