Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Bonus facciate, il trucco milionario della camorra

Venerdì 8 Aprile 2022 di Michele Milletti
Bonus facciate, il trucco milionario della camorra

PERUGIA Professione, falsi generatori di credito per il bonus facciate. C’è chi ha dichiarato in un anno 50mila euro di redditi, chi meno di seimila, chi zero. Chi è praticamente sconosciuto al Fisco. La maggior parte non posseggono ufficialmente neanche una casa su cui mettersi a fare i lavori di restauro delle facciate. Eppure, magicamente, sono in grado di generare crediti per milioni di euro. Milioni a loro volta acquistati da società e rivenduti ad altre società, in un vortice di documentazioni online e assenza di fatture finito nelle casse di una di una società di consulenza alle imprese, inattiva da almeno due anni, con un solo dipendente perugino e che da Perugia e Spoleto è passata a Roma. 
Insomma, una serie di soggetti improponibili sia fiscalmente che lavorativamente in grado di movimentare oltre dieci milioni di euro, incassarne già 1,2 ed essere pronti a monetizzare gli altri quasi nove di crediti per il bonus facciate se non fossero arrivati i finanzieri di Perugia, diretti dal colonnello Antonella Casazza e coordinati dalla procura guidata da Raffaele Cantone (e in particolare la direzione distrettuale antimafia con il magistrato Manuela Comodi), a chiudere i rubinetti al momento opportuno.
Ora, dopo l’entrata in vigore del decreto anti frode, si possono fare solo tre cessioni di credito. Ma prima, e cioè in questo caso tra la fine d’ottobre 2021 e i primi di febbraio 2022, la cessione dei crediti era libera. Ed è abbastanza chiaro come per generare un giro del genere, personaggi così non possano che essere manovrati da qualcuno. Il sospetto, non ufficiale ma molto concreto, è che i quattro indagati (legali rappresentanti di altrettante società, tra cui quella perugina) e i vari nullatenenti che hanno dichiarato cose inesistenti abbiano fatto da prestanome a clan della criminalità organizzata. Camorra in questo caso, dal momento che i crediti originari sono stati tutti “caricati” sulla piattaforma apposita dell’Agenzia delle entrate da persone collocate nelle zone di Napoli, Caserta e Salerno. Ma c’è di più, dal momento che anche le società sarebbero entrate nell’orbita di personaggi provenienti proprio da quelle zone. E non è un mistero come le mafie siano alla ricerca di ditte in difficoltà se non del tutto ferme per utilizzarle proprio per questi scopi. Oltre che per riciclare i capitali illeciti accumulati.
L’INDAGINE 

I finanzieri, attraverso accertamenti sul portale Prisma, attraverso il quale è possibile monitorare cessioni di credito, hanno visto emergere questa società umbro-laziale. Da quel momento sono partite le indagini a ritroso, per ricostruire la catena degli acquisti dei crediti e accorgersi dell’improbabilità dei generatori di tali crediti. Di più, i finanzieri hanno visto come oltre un milione era stato riscosso e come gli altri quasi nove stavano per esserlo. In particolare hanno visto come la società avesse acquistato crediti per 4 milioni ciascuno da due società e per quasi altri due da una terza. Tutte e tre a loro volta li avevano acquistati da altre società o da persone fisiche sconosciute del tutto o quasi al Fisco. Insomma, crediti che lo stesso procuratore Cantone definisce «artatamente creati». Oltre agli otto milioni bloccati nel cassetto fiscale dell’azienda perugina, la finanza ha posto sotto sequestro oltre 20 milioni di euro di quote societarie. Ma il sospetto è che il giro possa essere molto più ampio.
CREDITI SPROPOSITATI 
Nel concedere l’adozione della misura cautelare e reale del sequestro preventivo, il giudice per le indagini preliminari Margherita Amodeo sottolinea come «dalle indagini emerge che quasi tutti i crediti fiscali sono stati originati da dichiarate lavorazioni delle facciate degli edifici, in quanto disciplinate in modo meno stringente rispetto agli altri bonus e idonee a farvi rientrare un’ampia gamma di interventi che tuttavia non risultano effettivamente eseguiti». Ancora «le condotte illecite contestate, stante l’inesistenza dei lavori dichiarati, con conseguente inesistenza dei crediti così generati, sono ulteriormente comprovate dalla mancanza di capacità economico e finanziaria dei soggetti coinvolti che non presentano dichiarazioni fiscali, non percepiscono redditi ovvero risultano comproprietari di immobili con basse percentuali di possesso». Inoltre, «dalle banche dati consultate dalla polizia giudiziaria non sono emerse spese per recupero edilizio sostenute dagli stessi soggetti, come invece dagli stessi dichiarato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA