CORONAVIRUS

Coronavirus, da Ibiza a Beverly Hills: i perugini nel mondo tra smart working e video chat tra amici

Domenica 15 Novembre 2020 di Cristiana Mapelli
Coronavirus, da Ibiza a Beverly Hills: i perugini nel mondo tra smart working e video chat tra amici

PERUGIA - Da Beverly Hills ad Ibiza, passando per Montepellier. Perugini nel mondo alle prese con la pandemia e il lockdown. Regole diverse ma con tante cose in comune. Dallo smart working alle infinite serate davanti al computer per riconnettersi con amici e famigliari in Umbria. SPAGNA Matheus Porticchio, chef che da tre anni lavora nelle ville dei privati ad Ibiza, racconta la sua esperienza dall’isola della movida. «Dopo la serrata totale di marzo e, di fatto, l’isolamento da tutti, ora è molto diverso. Questo secondo lockdown, che vede solo il coprifuoco notturno, qua ha già portato risultati positivi in fatto di contagi. Ora le restrizioni sono state prolungate per altre due settimane. I locali di giorno sono tutti aperti e gli isolani si sono abituati a nuovi ritmi, quindi la socialità si è spostato nelle ore diurne».

INGHILTERRA

Elena Terranova, da due anni a Londra come dottoranda al King’s College e assistente all’insegnamento. «Le lezioni dell’università si stanno alternando tra quelle in presenza e quelle da remoto. Il mio compagno lavora in un notissimo hotel londinese e, da fine marzo, è in cassa integrazione. Purtroppo in tanti qua non indossano ancora la mascherina, anche nei luoghi al chiuso e non si usano gli igienizzanti come in Italia».

STATI UNITI

Francesco Maria Berti, ingegnere volato in America oramai da più di un decennio e che ora lavora in diagnosi per il sistema di controllo della propulsione per un supplier italiano, Marelli. «Insieme a mia moglie Laureen e i miei tre bimbi viviamo a Beverly Hills. Lavoro in smart working dal 17 marzo, il giorno prima che il terzo dei nostri bimbi fosse dimesso dalla terapia intensiva neonatale perché prematuro. Mia mamma era qui con noi al momento del parto e si è ammalata di Covid. La sua assicurazione di viaggio non copriva pandemie e abbiamo vissuto con la paure che lei dovesse ricorrere a cure ospedaliere. Questo ci ha fatto riflettere molto sul fatto che avere un sistema sanitario pubblico non è cosa da poco». Ma anche oltre oceano lo stress da smart working inizia a farsi sentire. «Inizio a lavorare alle 6:30 del mattino. Non faccio pausa pranzo, mi fermo alle 5 per aiutare coi bambini e spesso alle 9:30 della sera mi rimetto giù un paio d'ore. Mia moglie, in part time e con tre bimbi, marca ancora 36 ore a settimana».

OLANDA

Sofia Manna che, chiusa in casa ad Amsterdam, ha portato a termine una tesi di laurea, tra call via skype e scambi di mail. «E’ stato tosto, non lo nascondo, poi finalmente da maggio tutto è migliorato. Ora stanno ritornando le difficoltà, perché con l’inverno, qua si tende a vivere all’interno dei pub, dei ristoranti, le restrizioni si stanno sentendo molto di più».

BELGIO

Di una Bruxelles vuota e irriconoscibile racconta, invece, Livia Menichetti, lobbista per il settore degli integratori alimentari che vive lavora in Belgio oramai da tredici anni. «Rispetto a marzo, stiamo vivendo un lockdown molto diverso: negozi e ristoranti chiusi e con un coprifuoco dalle 22 alle 6 del mattino. Da marzo non ho mai smesso di lavorare in smart working. Nonostante il mio sia un lavoro di relazioni, oramai mi sono attrezzata a questa nuova modalità di lavoro da casa. Certo, si lavora molto di più e la vita sociale è praticamente azzerata. Fortuna Spartako il bassotto, che in casa e al parco mi fa tanta compagnia. Lunedì riapriranno le scuole dopo due settimane di stop, vediamo cosa accadrà».

FRANCIA

Dal 2012 in Francia, prima a Parigi e ora a Montpellier, Cecilia Matteucci, madre di due bimbi, lavora in una libreria specializzata in arte. «A fare la differenza tra marzo e ora è che i bambini possono continuare ad andare a scuola. Questo in una famiglia fa realmente la differenza. Anche lo stato d’animo è differente: a marzo vivevo nell’ansia e nella paura legata ad un evento nuovo e incontrollabile. Ora l’ansia si è placata, perché ho imparato a convivere con il virus. Ora la paura è quella delle incertezze del futuro».

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