«Covid, cosi evitiamo il pericolo invisibile degli asintomatici»

Sabato 18 Settembre 2021 di Fabio Nucci
Silvia Pagliacci federfarma

PERUGIA Quasi 450mila test antigenici in otto mesi con oltre 3.800 intercettati e fermati prima che il contagio potesse propagarsi. Il ruolo delle farmacie nella catena dello screening si è rivelato determinante nello scovare soprattutto contagiati asintomatici. Lo ricorda Silvia Pagliacci, presidente provinciale Federfarma Perugia, spiegando che grazie all’attività di testing gratuita sugli under 12, sono stati scoperti sei contagi che hanno evitato cluster scolastici e familiari. Ma nell’estate dei green pass, le farmacie si sono anche trasformate in “sportello dell’ambasciata”.
Dottoressa Pagliacci come si svolge l’attività di testing?
«Facciamo direttamente il test antigenico rapido e nel giro di 5-7 minuti c’è il risultato che viene tracciato. La Regione sa in tempo reale il risultato e se positivo scatta l’alert al servizio di prevenzione e viene informato il medico di medicina generale o il pediatra. Un servizio che puntualmente dice quanti esiti positivi troviamo giorno per giorno da confermare poi con test molecolare».
Un servizio che ha subito dato riscontri in questi primi giorni di scuola.
«Lo studente di Gubbio positivo aveva fatto il test in farmacia e la scuola è potuta intervenire subito per fermare un possibile contagio scolastico e familiare».
Come avviene l’accesso al test antigenico rapido?
«Gli studenti si recano nella farmacia sotto casa (158 quelle aderenti, ndr), con un adulto se minorenne, firmando il consenso a sottoporsi al test rapido e accettando che nel caso di esito positivo deve sottoporsi obbligatoriamente al molecolare. Gli under 12 anni hanno anche uno sgravio economico in virtù dell’accordo tra gli assessorati regionali alla Scuola e alla Salute. In questo caso, i genitori devono autocertificare anche in quale scuola il figlio è iscritto».
Che tipo di tampone eseguite?
«I nostri sono test preferibilmente nasali, ma molto dipende anche dalle indicazioni della ditta produttrice: può essere orale, orofaringeo, nasale o naso-faringeo che noi effettuiamo in via preferenziale. Ma se il dispositivo lo consente, eseguiamo anche quello orofaringeo. I test validati dalla comunità scientifica devono essere compresi in una lista europea della quale fanno parte solo alcuni produttori. Questo consente, con risultato negativo, il rilascio del green pass. Non si può usare il primo test che capita».
Dal green pass altro lavoro per le farmacie.
«Questa estate per aeroporti e turisti abbiamo fatto numerosi test antigenici ai fini del rilascio della certificazione. Ma dal 18 gennaio sono stati effettuati quasi 450mila test antigenici rapidi con 3.824 positivi rilevati; di questi, 153.439 riguardano la popolazione scolastica con 553 casi scoperti. Processati anche 1.503 sierologici (123 positivi)».
Dal 10 settembre, oltre 2mila test agli under 12 anni.
«Hanno permesso di scoprire 6 positivi: sembrano pochi, ma va ricordato quanto accaduto lo scorso ottobre, quando il virus sembrava sconfitto. I giovanissimi asintomatici sono stati determinanti nella ripresa del contagio, non certo per colpa loro. Faccio un esempio, a Valfabbrica, dal caso di una nonna residente in altro comune che andava a prendere nipotini a scuola, accompagnandoli poi a danza o a pallavolo, in pochi giorni si è arrivati a 147 contagi, legati a questa prima diagnosi. I sei casi scoperti su 2.031 tamponi sembrano pochi ma quei positivi se non intercettati avrebbero rischiato di moltiplicarsi. L’attività di testing serve molto e se siamo attenti serve ancora di più».
Come servizio di prossimità siete sempre in prima linea.
«In questo caso, per noi farmacisti è anche un momento per fare educazione sanitaria ai ragazzi cui abbiamo insegnato a indossare correttamente le mascherine, il distanziamento: un’attività puntuale che in ogni paese le farmacie fanno. Abbiamo fatto anche da sportello dell’ambasciata italiana».
In che senso?
«Dopo l’entrata in vigore del green pass, il 6 agosto, gli stranieri che si trovavano già in Italia, non sapevano più come entrare nei musei, ad esempio, e venivano in farmacia. Abbiamo telefonato al numero verde del Ministero, aspettando anche ore: ma come sindacato abbiamo cercato di informare tutti gli associati anche su questo. Molte persone entravano solo per stampare il green pass, per fare i tamponi ed avere informazioni. Abbiamo fatto di tutto per aiutare le persone».



 

Ultimo aggiornamento: 19 Settembre, 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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