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Trovato senza vita a 21 anni
sulle scale del condominio
il giallo del ruolo dell'amica

Sabato 19 Giugno 2021 di Nicoletta Gigli
Trovato senza vita a 21 anni sulle scale del condominio il giallo del ruolo dell'amica

TERNI «Voglio sapere come è morto mio nipote. Cercherò giustizia fino alla fine perché a vent’anni non si può morire così». Kivira ha appena saputo che suo nipote Hamza non c’è più. Che è stato trovato senza vita sul pianerottolo di un palazzo di via Varese, in quello stesso quartiere dove un anno fa la droga ha ucciso Gianluca Alonzi, 16 anni. 
Anche Hamza El Faiz, 21 anni, marocchino arrivato in città dieci mesi fa con un connazionale che ha strani “giri”, sarebbe stato stroncato dall’assunzione di stupefacenti. «Mi hanno chiamato alle 14 mentre ero al lavoro per dirmi che mio nipote era morto. Quando sono arrivata lì - dice Kivira - c’era anche il suo amico. Mi ha mostrato il messaggio che ha ricevuto da una donna italiana che gli chiedeva aiuto perché Hamza stava morendo. Quando me l’hanno fatto vedere aveva il volto tumefatto e i capelli bagnati. Una morte non normale, su cui dovranno fare chiarezza». 
La donna italiana, che da una settimana ospitava Hamza nella sua casa di via Varese dove vive anche un uomo agli arresti domiciliari, viene portata in questura. Gli investigatori della Mobile la sentiranno a lungo per ricostruire gli ultimi istanti di vita del 21enne marocchino. Che era stato adottato nel suo paese da Mohamed, rimasto in Marocco, che «lo trattava come un principe». E che ieri ha saputo che suo figlio non l’avrebbe più potuto abbracciare. Fuori dalla palazzina un gruppetto di amici di Hamza, che chiedono di poterlo vedere. E che raccontano che lui “usava la droga sporca, quella non originale, come i suoi amici marocchini”. Quella droga che ieri avrebbe spento i suoi sogni. Gli investigatori scavano nel passato della giovane vittima, residente in Calabria, a Terni da agosto 2020. In questi mesi ha collezionato tre arresti: uno per rapina, il secondo per vicende di droga e il terzo quando ha provato a strappar via il braccialetto elettronico che gli avevano messo dopo l’uscita da Sabbione, che risale a due mesi e mezzo fa. 
Attualmente era sottoposto all’obbligo di firma. «L’ho conosciuto in carcere, l’ho aiutato in tutti i modi ma lui era una persona che usava tanta droga. Per lui ci voleva la comunità» dice Mimoun El Hacmi, Imam del centro culturale islamico di Terni e del carcere di Sabbione. Quando era uscito dalla cella la zia lo aveva ospitato a casa sua. Poi gli aveva preso un appartamento in affitto, dove viveva insieme ad un suo amico: «L’ultima volta l’ho visto il 13 maggio, poi non l’ho incontrato più. Era sparito. Fino alla chiamata di ieri, che mi ha comunicato che mio nipote non c’era più».
Le indagini, coordinate dal pm, Elena Neri, tentano di far luce sulla tragedia. Anche per capire se il corpo del giovane sia stato trasferito sul pianerottolo di casa dopo il decesso da chi aveva paura di finire dentro a un’inchiesta delicata. Dopo un prima ricognizione del medico legale il corpo di Hamza viene trasferito da Adriano Barbanera all’ospedale di Perugia. Lì si svolgeranno l’autopsia e l’esame tossicologico, che dirà quali sostanze hanno ucciso il giovane marocchino che ha incontrato la morte a migliaia di chilometri da casa.

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