Terni, il 30enne che ha rischiato di morire: «Ho preso la droga liquida e sono finito in coma per un mese»

Sabato 1 Agosto 2020 di Nicoletta Gigli

TERNI «Il 26 aprile mentre ero a casa di Mario è arrivata Tatiana a bordo di un monopattino elettrico. Gli ha portato una boccetta che conteneva droga liquida chiamata anche droga dello stupro. Eravamo in tre e l'abbiamo assunta io e Mario, che prima avevamo assunto anche la cocaina. E' stata sempre Tatiana a vendere la droga a Mario, che per ogni boccetta pagava 300-400 euro e per la cocaina 80 euro al grammo. Durante i miei due mesi di permanenza a casa sua lei gli ha venduto almeno 4 boccette di G». Di fronte al pm, Marco Stramaglia, il 30enne che durante il lockdown ha rischiato la vita per un'overdose e si è ripreso dopo un coma durato un mese, ha ripercorso la vicenda che ha portato in cella 4 persone: i ternani Tatiana Massarelli, 46 anni, Luciano Papa Italiani, 61 anni, Antonio Merlini, 47enne, al quale il gip ha concesso i domiciliari, e il marocchino di 26 anni Abdelghani Bourori, in arte Rami.

Denunciati a piede libero il proprietario dell'appartamento teatro dell'overdose, Mario Conti, 55 anni, ternano e Ruzdhi Guga, albanese di 28 anni. Sono accusati a vario titolo di cessione di stupefacenti, abbandono di incapace e riciclaggio di denaro. Quattro di loro sono stati ripresi dalle telecamere che sorvegliano l'abitazione di via del Mercato Vecchio mentre abbandonano il 30enne in overdose lungo la strada.

Tra i vari pusher che frequentavano il giro spicca la figura di Rami, irregolare, uscito dal carcere il 20 marzo dopo l'arresto per l'operazione Gotham. Un clandestino che guadagnava decine di migliaia di euro e che, non potendo giustificare l'invio di ingenti somme di denaro frutto dello spaccio ai parenti in Spagna, chiedeva aiuto a Mario Conti. Bloccato i primi di giugno dai militari dopo che aveva effettuato il terzo bonifico e finito in cella per riciclaggio. Ora indagato per abbandono di incapace. «Non può che osservarsi come Conti abbia svolto nella circostanza un ruolo secondario - scrive il gip, Tordelli - non avendo partecipato materialmente al trasporto del corpo del giovane».

La difesa. Per Francesco Mattiangeli, legale di Conti «quella sera non c'era alcun festino e l'assunzione di sostanze è avvenuta autonomamente da parte del giovane che poi si è sentito male. Il mio assistito non ha contattato alcuno scagnozzo per risolvere il problema, ma due suoi amici l'hanno soccorso e lui sapeva che sarebbe stato accompagnato al pronto soccorso. Nessun riscontro ai presunti acquisti di sostanza e men che meno le finalità ipotizzate circa l'uso della droga dello stupro, acquisita in un'occasione per migliorare le prestazioni sportive». Nega gli episodi di spaccio contestati anche Tatiana Massarelli, detenuta a Capanne da maggio per l'operazione antidroga White Bridge della Mobile. «Dopo il malore, visto che le auto non potevano girare per il lockdown, ho preso il monopattino per chiedere aiuto - ha detto - ed ho raggiunto il netturbino che poi chiamò il 118».

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