Giustizia e virus: si ricomincia con i rinvii, tra contagi e paura. Un prof: «Sono furibondo»

Martedì 27 Ottobre 2020 di Egle Priolo

PERUGIA - Coronavirus, è di nuovo allerta in tribunale. Non si parla di lockdown, chiaramente, sia perché la giustizia è tra i servizi pubblici essenziali che non sono stati toccati dall'ultimo Dpcm del premier Giuseppe Conte, sia perchè in effetti al momento tra segnalazioni immediate e sanificazioni anche notturne la situazione nelle aule sembra ancora gestibile. “Sembra” parola chiave.

Perché l'allerta, seppur non urlata, passa come in sottofondo tra le righe delle comunicazioni delle udienze rinviate: due solo nella giornata di ieri. Comunicazioni in cui non si accenna al coronavirus ma ad impedimenti generici di alcuni magistrati. Ma dopo il caso positivo riscontrato sul finire della scorsa settimana, e a cui ha fatto seguito la sanificazione d'urgenza effettuata nella notte in tutte le strutture frequentate dal dipendente contagiato, è lecito pensare come i rinvii di alcune udienze in programma oggi siano dovuti a casi quanto meno di isolamento fiduciario. Sul caso, era intervenuta nei giorni scorsi l'Associazione dei giovani avvocati di Perugia, con il presidente Alessandro Ciglioni e il suo direttivo a invitare uffici e istituzioni ad «adoperarsi per garantire che l'attività giurisdizionale si svolga con efficienza e in sicurezza». Da qui, la richiesta di sanificazione giornaliera, regolamento dei flussi di utenza, obbligo per tutti di utilizzo delle mascherine, un sistema di tracciamento dei contatti autonomo, l'invito a scaricare l'app Immuni e, infine, di «individuare una o più figure, adeguatamente formate, al fine di strutturare e gestire un sistema che consenta di lavorare con efficienza e in sicurezza negli Uffici giudiziari».

L'ORDINE
Mentre la situazione sanitaria, intanto, è sempre più fluida e si modifica di giorno in giorno, anche se purtroppo il trend è quello della crescita continua dei contagi, il presidente dell'Ordine degli avvocati Stefano Tentori Montalto si dimostra cauto ed equilibrato. «La nostra attività prosegue – spiega – come previsto dai protocolli. Organizzazione e distanziamento, con i nostri continui contatti con i capi degli uffici per verificare l'evolversi della situazione. Segnaliamo le situazioni di assembramento e quelle che ci sembrano criticità perché tutte le organizzazioni sono migliorabili se ce ne fosse la necessità, ma per il resto l'auspicio è che continui ad esserci il massimo rispetto per le prescrizioni generali, fondamentali per la salute di tutti».
Come sempre, basta girare per i palazzi di giustizia per capire come i problemi, a Perugia, siano sempre legati alle strutture: se in Corte d'appello, per esempio, ma anche al civile, la situazione è più gestibile, è chiaro come al tribunale penale di via XIV Settembre, come negli uffici del giudice di pace o di sorveglianza, gli assembramenti sono quasi strutturali, a causa di aule piccole e corridoi.
Ma anche nell'auditorium dell'istituto Aldo Capitini non si deve respirare, è il caso di dirlo, una bella aria. Nonostante l'ampiezza degli spazi, scelti dopo mille polemiche proprio per i processi con troppe parti in causa, infatti c'è chi non ci sta. È il caso del professor David Brunelli, impegnato ormai quasi una volta a settimana al Capitini perché tra gli avvocati difensori nel processo Concorsopoli: quasi quaranta indagati, con relativi legali, più magistrati e dipendenti. «In una situazione del genere, qualcuno mi spieghi il motivo di insistere a fare udienze con tutte queste persone in un'aula – spiega -. Non c'è motivo e non c'è fretta, mentre è grave mettere a rischio la salute di tutti noi. Sono furibondo».

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