«Io, toccata e molestata a Rimini da un alpino. Il brutto è che non lo ha capito. Ora denuncio». La storia di una perugina

Venerdì 13 Maggio 2022 di Egle Priolo
«Io, toccata e molestata a Rimini da un alpino. Il brutto è che non lo ha capito. Ora denuncio». La storia di una perugina

PERUGIA - Ilaria è a Rimini. Seduta al tavolo con un'amica e alcuni simpatici alpini appena conosciuti. Stanno mangiando e bevendo in allegria, parlando di lavoro, passioni e vita. Nel gruppo ce n'è uno particolarmente esuberante, è chiaro creda di essere l'anima della festa. E mentre tutti chiacchierano, dalle battute mordaci passa all'azione. Si avvicina a Ilaria, la tocca non in maniera amichevole e spezza l'incantesimo. Trasformando una giornata allegra in una molestia.

Perché Ilaria, 39 anni, perugina, è una delle centinaia di donne che hanno raccontato di essere state molestate – chi a parole, chi con palpeggiamenti e baci strappati – durante la 93esima Adunata nazionale degli alpini che ha riempiti Rimini la scorsa settimana. Secondo l'associazione Non una di meno, ci sono «oltre 160 racconti dei fatti di molestie subite e oltre 500 segnalazioni» da chi si è sentita violata dal branco.
Ilaria chiede l'anonimato, preferisce evitare anche la cronaca spiccia di quanto accaduto. Non è importante, è una cosa sua. Sua e della polizia a cui ha comunque raccontato tutto attraverso una segnalazione sull'app YouPol a cui – dopo essere stata ricontattata da un operatore – magari seguirà una denuncia direttamente alla questura di Rimini. E pensare che a quella festa Ilaria era andata appositamente, ispirata da gioiosi ricordi universitari. Un peccato che la cronaca abbia acceso i riflettori su quella passata incredibilmente per «goliardia», quando invece gli eccessi andati in scena a Rimini hanno un solo nome: molestie.
«C'era tanta gente – spiega Ilaria a Il Messaggero – che voleva solo divertirsi, in un clima di festa. Le persone appena conosciute con cui ho passato il resto della giornata erano piacevoli e abbiamo parlato tanto. Il catcalling e i commenti indesiderati? Ecco, quando passavi, te ne dicevano di tutti i colori. Ma, ripeto, non erano tutti così». Sulla molestia subita Ilaria ribadisce il suo riserbo. Ma vuole spiegare e lanciare un messaggio: «Questa persona ha violato il mio spazio personale. E non si doveva permettere. Io sono una donna di carattere, sono abituata a girare il mondo e sono pronta a difendermi da sola. Ne ho gli strumenti, ovviamente se l'offesa è respingibile. Gli ho detto di non avvicinarsi più a me, di non provare mai più a toccarmi, di considerare un muro tra me e lui. Nel gruppo è sceso il gelo. Se gli altri gli hanno detto qualcosa? No, erano gelati, quel gesto ha preso tutti di sprovvista. Ma comunque non gliene ho dato il tempo. L'ho stoppato io». «Sa cosa mi sconvolge? Io non credo – continua – che lui abbia capito che fosse sbagliato ciò che ha fatto. Non credo abbia capito che io mi sia sentita violata. Ma ho anche sentito di potermi difendere e questo mi ha fatto pensare: se non fosse successo a me, ma a una ragazzina di vent'anni, lei avrebbe certamente subito conseguenze emotive e psicologiche. Ed è per questo che ho reputato opportuno segnalare il fatto alla polizia. Forse la cosa migliore è davvero una class action, un'azione collettiva. Perché devono capire».

Ilaria a questo punto diventa un fiume in piena: ha lasciato mantecare il suo disagio, ma adesso con lucida determinazione è pronta a dargli un volto. «Quest'uomo magari lunedì torna al lavoro – riflette -. Magari è una persona normale. Ma nel branco si è trasformato. Ed ecco allora che è questo il problema sociale e culturale da affrontare. Ha dimenticato l'Abc dello stare insieme». Come lo ha dimenticato chi, da giorni, tenta di sminuire l'accaduto, derubricando molestie sessuali, avance e palpeggiamenti a ragazzate. «Mi hanno detto che sono una femminista arrabbiata – insiste Ilaria -: io sono una femminista sì, ma non sono arrabbiata in quanto femminista. Mi arrabbio quando vedo un'ingiustizia. E credo che negli eventi di massa spesso la donna venga considerata un anello debole. Io invece, che sia il raduno degli alpini, il carnevale a Colonia, il capodanno a Milano, devo sentirmi libera. Senza paure. È su questo che invito i protagonisti di quella giornata a una riflessione: che quel mondo si interroghi al suo interno, faccia formazione. Non denuncerò per cercare notorietà e figuriamoci soldi, ma perché quella giornata diventi l'occasione per trasformare una cosa negativa in riflessione. Che diventi l'occasione per imparare qualcosa».

Ultimo aggiornamento: 10:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA