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Muore a 30 anni in un albergo. «Non è suicidio, scoprite la verità»

Sabato 18 Luglio 2020 di Egle Priolo
Muore a 30 anni in un albergo. «Non è suicidio, scoprite la verità»

PERUGIA - Due genitori che perdono un figlio, suicida a 30 anni, impazziscono dai perché. Quelli che rimbombano in testa e non ti fanno dormire. Il dolore è una martellata che quasi arriva dopo: sono le domande senza risposta a far impazzire. Soprattutto se a quel suicidio non credi. Possibile, come tutto nella vita, ma nel caso di Alessandro quasi inspiegabile. E pieno di troppi dubbi. E altri perché.

La storia inizia mercoledì pomeriggio, quando al 113 arriva una richiesta di intervento per un cadavere ritrovato in una stanza di albergo nella zona di corso Cavour. È un ragazzo, è giovane ed è stato trovato impiccato con un guinzaglio all'armadio a vista sospeso, una specie di mensola attaccata al soffitto dotata di portagrucce.
Il guinzaglio è del suo cane, un cucciolo a cui Alessandro era molto affezionato: si era presentato con lui al portiere dell'albergo, martedì sera, e si era portato dietro tutto il necessario per le sue esigenze. Ed era pronto a uscire con lui la mattina successiva per andare a lavoro. Lo aveva pure detto al portiere: «Domani vado via presto». Ma quando all'ora di pranzo la stanza non era stata ancora liberata e soprattutto il cane era stato sentito abbaiare, c'è chi ha preso una scala e si è affacciato verso l'interno della stanza dalla finestra aperta. È così che è stato scoperto il cadavere ed è stata avvisata la polizia.
Nella camera sono state trovate diverse bottiglie di birra vuote, il corpo non aveva segni di violenza visibili e i poliziotti hanno avvisato la famiglia per il suicidio di Alessandro.
Queste le certezze. Seguite dai dubbi dei genitori del ragazzo che, assistiti dagli avvocati David Apolloni ed Eleonora Magnanini, chiedono di vederci più chiaro. Perché Alessandro era un giovane pieno di vita, senza problemi né di lavoro né relazionali. Con tanti amici, rimasti tutti sconvolti da un gesto che per loro resta senza senso. È vero, da poco aveva interrotto una lunga relazione, ma sembra fosse stato lui a dire basta. E anche nuove compagnie non gli mancavano, se è vero che per questo motivo aveva preso una stanza in un albergo, in una struttura separata dal corpo principale e quindi lontana da occhi indiscreti, nonostante dividesse casa con un caro amico.
Lo racconta un testimone che dice di averlo incontrato in corso Cavour intorno alle dieci di martedì: convenevoli, saluti e poi la confidenza su una serata speciale in compagnia. E Alessandro sembrava allegro, normale. Anche le ultime conversazioni con i familiari sembrano assolutamente nella norma, a parlare di lavoro e panni da lavare. Insomma, nulla che lasciasse intendere un epilogo così drammatico. Certo, si dice sempre che la famiglia è l'ultima a sapere se un giovane ha problemi, ma ai genitori troppi particolari nella ricostruzione non tornano. Cosa è successo tra le dieci e le prime ore del mattino, quando sarebbe morto in base ai risultati dell'autopsia svolta ieri? E perché il suo cellulare ha visualizzato un messaggio poco prima dell'alba? E la porta chiusa dall'interno? Se la finestra era aperta sarebbe potuto entrare o uscire qualcuno? E se Alessandro si è suicidato - come confermerebbe comunque la stessa autopsia effettuata dal medico legale Anna Maria Verdelli - ha ingerito qualcosa oltre alle birre? Era solo? A chi appartengono gli indumenti intimi trovati nella stanza? Sono queste alcune delle domande - mentre gli accertamenti vanno avanti - per cui la famiglia cerca risposta. In attesa dei risultati anche degli esami tossicologici e istologici disposti dal pm di turno.
Perché tutto è possibile, anche il gesto più estremo e inaspettato, ma ci sono due genitori che hanno bisogno di trovare la pace. E zittire tutti quei perché.

Ultimo aggiornamento: 10:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA