Ladro ucciso mentre si dà alla fuga, il giudice: «Fu legittima difesa»

Venerdì 23 Luglio 2021 di Egle Priolo
L'auto in cui fu trovato il corpo di Kozi

PERUGIA - È stata legittima difesa. I due carabinieri e la guardia giurata che, nell’ottobre 2018 a Ponte Felcino dopo un furto in una tabaccheria, hanno sparato contro la macchina dei ladri colpendo a morte Eduart Kozi, si sono solo difesi.

Lo ha stabilito ieri il giudice Margherita Amodeo, accogliendo la richiesta di archiviazione presentata dal pm Mara Pucci e sostenuta dagli avvocati Nicola Di Mario e Alessandro Vesi, legali dei tre inizialmente indagati per omicidio colposo aggravato in concorso. Richiesta contro la quale aveva presentato opposizione, per conto della famiglia della vittima, l’avvocato Antonio Cozza. Famiglia perfettamente integrata e che ancora oggi, dopo tre anni, non si dà pace di quanto accaduto quella notte.
Dopo aver sottolineato i risultati delle perizie per cui il colpo che ha ucciso Kozi - prima che i complici lo abbandonassero cadavere a qualche centinaio di metri dal luogo della sparatoria - era stato esploso mirando alle ruote e “salito” per colpa dell'abbassamento di 6,5 centimetri dell'auto per la retromarcia e sgommata di ripartenza dei ladri in fuga, il giudice ha infatti condiviso «le plausibili ed analitiche conclusioni del pubblico ministero». «In punto di operatività nel caso concreto – scrive - sia delle scriminanti dell'adempimento del dovere di interrompere l'azione criminosa in atto e di arrestare i malviventi, colti nella flagranza di un delitto che prevede l'arresto obbligatorio, al fine di impedirne la fuga e di assicurarli alla giustizia, nonché dell'uso legittimo delle armi e della legittima difesa, operanti in quanto, all'atto dell'intervento, i militari cercavano di bloccare la via di fuga ai malviventi», la cui condotta «è stata a quella di porre in essere manovre violente e pericolose pur di aprirsi un varco», compresi «ripetuti speronamenti» e «percorrendo traiettorie tali da mettere in pericolo anche l'incolumità fisica del vigilantes», costretto a saltare all'indietro per evitare di essere investito.

«Solo a quel punto, guardia e carabinieri hanno aperto il fuoco, esplodendo complessivamente 14 colpi all'indirizzo del mezzo», con otto colpi repertati proprio sull'auto: «Ciò comprova – scrive il giudice – che gli indagati hanno avuto di mira l'autovettura e non già alcuno dei malviventi». «Appare ragionevole e corretta la conclusione del pubblico ministero che afferma la sussistenza della legittima difesa putativa ingenerata nel (carabiniere dalla cui pistola è risultato esploso il colpo mortale, ndr) dalle circostanze fattuali concrete date dalla situazione di pericolo creata dagli stessi malviventi». Il colpo che ha ucciso Kozi, quindi, «è da ascrivere ad un errore di esecuzione», proprio per quei pochi centimetri per cui l'auto si è abbassata nella manovra mentre il militare mirava alle gomme.

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