Inchiesta "Mastro birraio", ragazzini usati come pusher per vendere la coca

Sabato 25 Luglio 2020 di Nicoletta Gigli
TERNI Il fumo buono da lasciare solo per i clienti puliti, i continui pellegrinaggi da una parte all'altra della città per piazzare cocaina, eroina e hascisc senza dare nell'occhio. E poi quei ragazzini stranieri, irregolari sul territorio come i loro presunti capi, che vengono utilizzati per la consegna degli stupefacenti. In un'occasione uno dei minorenni riesce a piazzare ad una cliente dieci grammi di cocaina, incassando 600 euro.
Due degli stranieri finiti in cella per l'operazione Mastro birraio, fermi in macchina, parlano del nuovo hascisc da cedere solo a clienti selezionati, ai quali va data una minore quantità per ogni singola dose: ... 0. 7 però clienti puliti non tossici di m ... questo qua lo lasci per la gente buona. Tra i numerosi clienti ci sono parecchi consumatori incalliti. Che confermeranno ai carabinieri del nucleo investigativo di aver acquistato in media 3 pezzi di cocaina al giorno per quattro giorni alla settimana nel periodo tra luglio e settembre 2019. C'è chi nell'organizzazione, per l'accusa, faceva il corriere e ci metteva la faccia, custodendo anche ingenti quantitativi di droga nel suo garage. Nonostante questo ruolo di assoluto rispetto spesso, essendo assuntore di cocaina, anziché ricevere il corrispettivo del proprio lavoro in denaro qualche volta ha preferito chiedere una ricompensa in natura. Ed è stato pagato con una dose di cocaina. La sfrontatezza di chi è in cella emerge in diversi passaggi della delicata indagine dei militari guidati da Giuseppe Nardò e coordinata dal procuratore, Liguori e dal pm, Viggiano. Che racconta di quando due degli stranieri collocati al vertice del gruppo di spacciatori si incontrano in un locale a ridosso del centro. Entrano con disinvoltura e si chiudono in bagno per contare e spartirsi i soldi appena incassati per la cessione di un chilo di hascisc. Ma i conti non tornano. Perché sul totale di 5mila e 250 euro mancano 100 euro. E loro si affrettano a chiamare il cliente per poterli recuperare il prima possibile.
Il gip, Simona Tordelli, disponendo i nove arresti, parla di indagati che hanno agito nell'ambito di una organizzazione, senz'altro rudimentale, ma del tutto idonea allo scopo, dedita allo spaccio di stupefacenti di varia tipologia di ripetitività non marginale del traffico illecito di capacità di controllo del territorio comprovata dalla frequenza di contatti con gli avventori e dai continui rifornimenti da fuori regione (Abruzzo e Lazio). Ieri mattina l'interrogatorio di garanzia per otto dei nove arrestati. Di fronte al gip, Simona Tordelli, quasi tutti hanno fatto scena muta. «Dopo la lettura attenta degli atti valuteremo l'eventuale ricorso al tribunale della libertà» dice Francesco Mattiangeli, legale del tunisino Said Mounir Aouled, già detenuto a Capanne, e del ternano, Daniele Barbanera. Ad assistere gli altri indagati Massimo Proietti, Donatella Panzarola e Federica Bigi. © RIPRODUZIONE RISERVATA