Rapine con le divise, altri casi in Umbria
l'analogia con un colpo messo a segno a Roma

Martedì 15 Dicembre 2020 di Michele Milletti
Rapine con le divise, altri casi in Umbria l'analogia con un colpo messo a segno a Roma

PERUGIA Una terza rapina. Un terzo colpo. Ancora una volta mascherati da falsi agenti. All’inizio si sono finti finanzieri poi, sabato sera, carabinieri. Nel mezzo, poliziotti. Il caso dei rapinatori che avvicinano un’auto e costringono il conducente a fermarsi contando su una divisa e la “paletta” di ordinanza si arricchisce così di un’ulteriore inquietante capitolo. Notizia che Il Messaggero apprende all’indomani della rapina subita da due medici di Siena, marito e moglie, sabato sera in una piazzola di sosta lungo il Raccordo all’altezza di Torricella.
Anche in questo terzo caso i banditi hanno scelto la quattro corsie per colpire. Secondo quanto si apprende, infatti, il colpo sarebbe avvenuto sempre lungo il Raccordo all’altezza della galleria Volumnii, quindi tra Piscille e Ponte San Giovanni. Come detto, il colpo sarebbe accaduto qualche giorno prima di quello di sabato sera ma con esiti pare decisamente diversi: in questo caso si tratterebbe di interminabili minuti di terrore “regalati” alle vittime per poche decine d’euro, mentre nel caso di sabato si parla di migliaia d’euro tra orologi, contanti e gioielli rapinati alla dottoressa. 
MODALITÀ SIMILI 
All’altezza della galleria Volumnii, sempre secondo quanto si apprende, i banditi sarebbero entrati in azione vestiti stavolta da poliziotti. Una mossa abile per confondere al massimo le acque, eppure ci sarebbero almeno tre punti di contatto fra i tre assalti. Il primo è rappresentato dal fatto di un’auto “civetta” (dunque senza le insegne di carabinieri, polizia o finanza) che affianca quella che poco dopo verrà rapinata con gli occupanti che prima vengono fatti accostare, e lo fanno proprio in virtù del fatto che si tratti apparentemente di controlli da parte delle forze dell’ordine, e poi velocemente rapinati sotto la minaccia di armi. Il secondo punto in comune riguarderebbe proprio l’auto usata per compiere gli assalti: un’auto bianca, come detto senza alcuna insegna delle forze dell’ordine. Il terzo elemento sarebbe legato al fatto che la scelta delle vittime potrebbe non essere casuale. Secondo quanto si apprende, infatti, potrebbe esserci la presenza di un basista che indirizzi i complici verso auto considerate interessanti.
GLI ALTRI ASSALTI 
Il terrore legato alle rapine dei falsi agenti si materializza per la prima volta il venti novembre, quando la titolare della farmacia di San Martino in Colle viene fermata prima e rapinata poi da una pattuglia di falsi finanzieri mentre sta andando a versare l’incasso della giornata. 
Poi, come detto, l’assalto dei falsi poliziotti e infine, sabato sera, quello dei falsi carabinieri all’altezza di Torricella. I banditi, almeno due, si sono presentati con il volto travisato. Forse coperti da passamontagna. Al «documenti» avrebbero estratto delle pistole con cui hanno minacciato le vittime della rapina. Nel giro di pochi secondi, con moglie marito sotto la minaccia delle armi, i banditi si sono fatti consegnare gli orologi, i soldi che moglie e marito avevano in tasca e in borsa. Alla donna sono stati portati via i gioielli che aveva indosso. E poi sono fuggiti. Un bottino da migliaia di euro.

 

ANALOGIA CON ROMA

Il 6 dicembre a Roma Est, nei pressi del Grande Raccordo Anulare vicino a Lunghezza, un gruppetto di rom è stato rapinato da quattro finti poliziotti. I rapinatori si erano travestiti da agenti e avevano preparato il colpo nei minimi dettagli: conoscevano bene la zona e sapevano che nella baracca dei rom in quel momento c'erano gioielli preziosi da poter rubare. Sono arrivati al campo nomadi, si sono presentati come poliziotti e hanno annunciato che sarebbe scattata una perquisizione dell'intero insediamento. Erano italiani e tutti vestiti in abiti civili. Hanno subito puntato, pistola in pugno, una casupola in particolare e l'hanno ‘perquisita' con maggiore intensità rispetto alle altre. Da là hanno portato via gioielli e oggetti d'oro dal valore di oltre 50mila euro. Credendo si trattasse di un legittimo controllo da parte delle forze dell'ordine, i nomadi hanno protestato, ma non hanno fatto resistenza e i ‘poliziotti' si sono allontanati tranquillamente a bordo di un'automobile con il loro bottino.

 

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