Sanitari no vax, in Umbria le Asl pronte a ottanta trasferimenti

Giovedì 12 Agosto 2021 di Egle Priolo
Sanitari no vax, in Umbria le Asl pronte a ottanta trasferimenti

PERUGIA - Dopo settimane di “avvisi bonari” le due Aziende sanitarie dell'Umbria passano alle decisioni: i dipendenti no vax non possono stare a contatto con i pazienti, via alle ricollocazioni. Una decisione che, in seguito alla ricognizione effettuata tra i sanitari, interessa 53 persone nella Asl Umbria 1 e circa 25 nella Asl Umbria 2: un'ottantina di professionisti tra medici (pochi), infermieri e operatori sociosanitari che in tutto questo tempo non hanno aderito alla campagna vaccinale.

Non sono bastati neanche gli ultimatum degli ordini professionali (come quello, molto duro e preciso, dell'Ordine degli infermieri) e neanche i richiami alla legge. Che parla davvero chiaro. La conseguenza dell’accertamento dell’inosservanza dell’obbligo vaccinale da parte dei sanitari è «la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio», per cui «per il periodo in cui la vaccinazione è omessa o differita e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, il datore di lavoro adibisce, ove possibile, l’interessato a mansioni anche inferiori, diverse da quelle che implicano contatti interpersonali». Ma «quando l’assegnazione a mansioni diverse non è possibile, per il periodo di sospensione non è dovuta la retribuzione, altro compenso o emolumento». Un'ipotesi che al momento non dovrebbe riguardare nessuno, ma tutto chiaramente dipenderà dal piano che stanno predisponendo le due Asl, con le ricollocazioni in posizioni lontane dai pazienti.

I DATI
Intanto buone notizie arrivano anche dal fronte dei contagi, con i guariti che hanno superato i nuovi positivi: un'inversione di tendenza da 145 contro 139. Così, dopo giorni di crescita praticamente costante, diminuiscono, seppure di poco, gli attualmente positivi al Covid in Umbria: sono infatti 2.122 secondo i dati forniti ieri dalla Regione, sette in meno del giorno precedente. Invariata la situazione negli ospedali, con 31 ricoverati, uno dei quali in terapia intensiva, e un decesso che è quello del 72enne ricoverato a Terni di cui si era avuta notizia già lunedì. Sono stati analizzati 2.261 tamponi e 3.320 test antigenici, con un tasso di positività sul totale del 2,49 per cento (era 1,9 il giorno precedente ma il 3,87 per cento lo stesso giorno della scorsa settimana).
Riguardo, invece, la campagna vaccinale, sono ora più di 500mila coloro che in Umbria hanno completato la vaccinazione contro il Covid. In base ai dati forniti dalla dashboard regionale, sono infatti 500.917 (3.292 quelli che hanno terminato il ciclo nell'ultimo giorno), il 64,98 per cento del totale. Sono invece 595.241 i vaccinati con la prima dose, 4.073 l'hanno ricevuta martedì, il 77,18 per cento dei residenti in Umbria. In 124.256 sono invece prenotati per la vaccinazione.

«NON SIA UN LIBERA TUTTI»
E a proposito di vaccinazione, come ribadito più volte dagli esperti, c'è chi ricorda con forza come la vaccinazione non possa essere un «tana libera tutti», con l'invito a proseguire con l'attenzione. «È necessario ribadire – spiega un medico che chiede le stesse prudenze anche in ospedale - che i vaccinati devono mantenere tutte le cautele che finora ci hanno permesso di ottenere buoni risultati. Se non passa questo messaggio la variante Delta sarà destruente sulla vita di tutti i giorni. I politici per interesse variegati, non parlano di questo problema e giustamente cercano di vaccinare più gente possibile, ma bisogna avvisare il vaccinato che la sua vita non deve cambiare negli atteggiamenti di protezione per la propria persona e per gli altri». Una posizione ricordata anche da un esperto come il professor Andrea Crisanti («Il green pass è un incentivo per la vaccinazione, non uno strumento di sanità pubblica») e la virologa Maria Rita Gismondo: «Un positivo vaccinato e uno non vaccinato hanno esattamente la stessa carica virale e questo significa che la possibilità di diffondere il virus è assolutamente uguale».

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