Le reazioni dei ristoratori dopo
i nuovi provvedimenti del Governo:
«Così rischiamo di chiudere tutti»

Lunedì 26 Ottobre 2020 di Aurora Provantini

TERNI Bar, ristoranti e pub da oggi chiudono alla 18. Di fatto i locali della movida non aprono proprio. «Qualcuno di noi inizia a lavorare alle 18,30 e per chiudere alle 18 dovrebbe mandare indietro le lancette dell’orologio di mezz’ora». «Ce l’aspettavamo – commenta Alessandro Piacenti (La Ramazzola di via Lanzi) – e credo che questa stretta sia figlia di un comportamento poco rispettoso delle regole anti Covid da parte dei giovani». «Nelle vie della movida passano ogni sera pattuglie della Polizia, dei Carabinieri e della Finanza, in più abbiamo la vigilanza privata, ma tutto questo non è bastato a fare indossare la mascherina agli avventori. Quando è stato imposto il coprifuoco alle 24 i ragazzi pretendevano di entrare comunque». «Dobbiamo parlare con i nostri dipendenti - spiega Piacenti - e capire se è meglio rimodulare gli orari o restare chiusi. I “ristori” annunciati da Conte in conferenza stampa, per tutti coloro che verranno colpiti da questo nuovo provvedimento, non si sa se e quando arriveranno. E comunque non sarà la stessa cosa». Se verrà confermata la cassa integrazione va tenuto conto che i lavoratori della ristorazione devono ancora percepire quella di luglio, agosto e settembre. Enrico Petrini, dell’ hamburgeria Madre Carne, ha inaugurato il 7 novembre 2019 e chiuso per decreto il 9 marzo 2020. “Siamo ripartiti lentamente il primo giugno, dopo 80 giorni di stop, investendo cifre importati nella sanificazione e nell’applicazione delle misure anti contagio. Ci era stato detto che il 60% delle spese sostenute ci sarebbero state restituite sotto forma di credito d’ imposta, invece abbiamo beneficiato solo del 12%. Abbiamo passato l’estate a lavorare duramente, tra alti e bassi. Da quando sono aumentati i contagi e il governo ha annunciato una stretta sulla ristorazione, i clienti non hanno più prenotato. Poi è arrivata la mazzata che ci impone di fatto di restare chiusi, con la perdita delle materie prime già acquistate per la prossima settimana”. «Non possiamo essere noi a pagare per l’inefficienza di un Governo a gestire la pandemia» - replica Petrini. «Saremo in tanti a non riaprire».
«Un ristorante non sopravvive con l’asporto». Alessandro Paolocci, del Ristò da Ale, si era organizzato che il delivery durante il lockdown. “Adesso non basterà – spiega Paolucci – dovrò mettere tutti i dipendenti in cassa integrazione e continuare a fare pizze da consegnare a domicilio, ma sono costretto di fatto a restare chiuso». Federico Li Gobbi, del Ristorante Piazzetta, pur andare avanti si concentrerà sul servizio del fine settimana con pranzi e asporto il venerdì e il sabato. «Eravamo disposti a stare aperti con restrizioni più dure – commenta Li Gobbi - ma questa delle 18 proprio non ce l’aspettavamo”. “Il bello della ristorazione è stare in compagnia, dal momento che vengono imposti tavoli da 4 le persone preferiscono prendere l’asporto e cenare in casa» – spiega Benjamin Lung, di Mio Bio. «Stando aperti per la colazione e per pranzo da sempre, chiuderemo alle 18 e ci concentreremo sul take away, facendo anche consegne a domicilio, ma stavolta sarà dura».

 

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