Come cambia la movida
meno aperitivi, più take away

Sabato 31 Ottobre 2020 di Paolo Grassi
Come cambia la movida meno aperitivi, più take away

TERNI Meno aperitivi, più take away. Le tavolate lasciano il posto al cibo da consumare a casa, in famiglia. Formule nuove con l’asporto di cibi e bevande, brunch e pranzi da organizzare evitando affollamenti e su prenotazione. Così prova a sopravvivere la movida ternana negata dalle disposizioni governative e regionali per contenere il contagio da covid che impongono le chiusure alle ore 18, così provano ad andare avanti pure ristoranti e bar cittadini che perdono gli affari dell’ora di cena e della serata. 
Inevitabile, per tutti, il calo di affari. Tanti gestori ammettono di aver ridotto a un quarto gli introiti. Posti di lavoro congelati, con dipendenti in cassa integrazione e rapporti sospesi con persone in servizio di sera. Per non parlare di chi lamenta il problema di come pagare gli affitti degli stabili. Non resta che sperare nelle annunciate misure di sostegno. Per provare ad andare avanti, ci si reinventa. Lo fanno alcuni locali frequentati nella movida.
Simone Santocchia, nel suo esercizio vicino a Porta Sant’Angelo, ha introdotto novità, tra le quali asporto e consegne: «Per l’asporto, ci siamo anche di sera. Si viene, si acquista, si porta a casa. Utilizziamo recipienti per il sotto vuoto, o bicchieri con tappo. Facciamo pure le consegne a domicilio, oltre al brunch della domenica. Ma la situazione è drammatica. Di m...». Per le consegne a domicilio, intanto, ci sono clienti che già prenotano. Lo dice Santocchia, lo confermano i gestori di un altro locale di via del Tribunale, Emiliano Angelelli e Michelle Fuga: «Abbiamo avviato il servizio di asporto e consegna a domicilio dalle 18 alle 24, offrendo gli stessi menù ma adeguandoli alla situazione. Usiamo contenitori standard appositamente individuati. 
Sabato e domenica, pranzo su prenotazione e orario lungo dalle 12, rispettando distanze e regole. Abbiamo già delle richieste, per entrambe le cose». Andrea Caromani, che non può tenere aperto oltre le ore 18 il suo locale in piazza dell’Olmo, parte fino alla serata con le consegne a domicilio. Molto richiesti, anche panini e sandwich che fa arrivare a casa.
«Purtroppo ci si adatta - dice Marco Masci, uno dei gestori di un locale di via Lanzi – e ci si attrezza per lavorare. Il servizio della mattina e dell’ora di pranzo che facevamo il sabato quando c’erano le partite, ora lo facciamo tutti i giorni con le dovute accortezze. Ma la gente esce di meno». Complicata è anche la comunicazione. Per informare la clientela, oltre a un passaparola si utilizzano molto i social, frequentati soprattutto dai giovani. Cambiando settore, ristoranti, trattorie e pizzerie hanno perso i coperti della cena. I ristoratori devono organizzarsi pure loro con asporto e consegne a domicilio. Anche loro, le differenze le vedono. Anzi, le vedevano già dall’inizio dell’emergenza covid a marzo. In ogni modo, visto che già in lockdown svolgevano servizi di asporto e consegna, si tratta di rispolverare un sistema che, almeno, è già collaudato. «Le persone – osserva Sara Silvestri che gestisce con la famiglia una trattoria di via Galilei – sono andate in lockdown da sole, anche da prima dei decreti. Escono di meno. Questo, nonostante l’applicazione da parte nostra di tutte le norme di distanziamento. Il covid ci fa lavorare di meno». Rientra nella ristorazione anche il locale negli spazi pubblici del Caos, che in condizioni di normalità offre pure concerti, dj set e reading. 
«Per ora – dicono Andrea Leonardi, Jacopo Borghetti e Simone Manetti, ai quali è affidata la gestione - apriamo dalla 10 alle 18, come avevamo già in programma di fare dal primo novembre, in attesa dell’attivazione di servizi legati a coworking, aule studio e contenitori di progetti. Però siamo pronti anche ad adeguarci a eventuali nuove direttive. Al di là del pranzo e del menù fisso della domenica, nel rispetto delle regole di distanziamento, abbiamo sempre mirato a essere un punto di aggregazione cittadino». Gli stessi problemi coinvolgono anche i bar, chiamati a puntare ad alternative sia per l’ora di pranzo che per la serata, anche loro guardando alla soluzione delle consegne a domicilio. 
«Inevitabilmente – spiega Alessandro Sani che gestisce un caffè del centro con servizio al tavolo – le prenotazioni per pranzo sono diminuite. Soprattutto da chi viene in pausa del lavoro, poiché molti sono in smart working. Anche con le consegne a uffici, banche e negozi, c’è stata una flessione. Noi abbiamo ripristinato le consegne a domicilio e aderito a un circuito online di prenotazioni. Ma si soffre».
Situazione difficile da gestire anche per l’amministrazione comunale, dopo che pochi giorni fa il sindaco Leonardo Latini aveva espresso la sua vicinanza agli operatori del settore, ricevendo coloro che hanno manifestato. «Siamo pronti – dice l’assessore Stefano Fatale - al massimo aiuto, in conformità con quanto permette il decreto. Intanto, abbiamo attuato la proroga dell’occupazione di suolo pubblico e ripristinato i permessi speciali nella ztl per la consegna a domicilio, come nel lockdown».

 

Ultimo aggiornamento: 09:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA