Laura, mamma coraggio: «Salvai mio figlio dall'overdose 15 anni fa, ora vedo il dramma che si ripete»

Martedì 4 Agosto 2020 di Nicoletta Gigli

TERNI «Mio figlio è vivo solo grazie ad una serie di coincidenze. Quella notte che lo abbandonarono sulla panchina, se ce l'avesse fatta a tornare a casa, l'avremmo ritrovato senza vita la mattina dopo. Come purtroppo è successo a Gianluca e Flavio».

Mamma Laura, ternana, ha lottato quindici anni per salvare il suo bambino. Lui oggi ha 30 anni, ha terminato il percorso nella comunità di San Patrignano, ha un lavoro e quel tunnel è solo un terribile ricordo. «Quando ha saputo della tragedia dei due giovanissimi amici mi ha detto che oggi non c'è più quella droga che ti mandava in overdose se esageravi, che girano sostanze pericolosissime vendute a pochi euro che non lasciano scampo. Ricorda che anche all'epoca i tossici erano abituati a vendere il metadone per comprare la droga». Laura è una mamma coraggio, che ha sfidato i pusher di suo figlio, che l'hanno minacciata, le hanno sputato, le hanno mandato in frantumi il vetro dell'auto quando hanno saputo che il giovane aveva scelto di farsi aiutare dalla comunità.

Gli inizi. «Iniziò col fumo alle medie, lo prendeva a scuola. Aveva 12 anni. Era un bambino debole, non aveva carattere, temeva di essere preso in giro se avesse rifiutato, voleva essere all'altezza del branco. Iniziò con i compagni di scuola ed ha rischiato di fare la fine di questi due bambini. Nel giro di poco tempo mio figlio aveva già provato tutte le sostanze possibili e immaginabili, comprese ecstasy e mdma. L'eroina l'ha presa poche volte, e grazie a lei è iniziata la rinascita». La donna fa ancora fatica a raccontare i dettagli di quella notte che suo figlio ha rischiato di morire a vent'anni per overdose: «Era la notte di halloween del 2011. Con gli amici era stato in discoteca e in macchina aveva iniziato a sentirsi male. Sono arrivati sotto casa alle due, lui era in coma e lo scaricarono sulla panchina. La fortuna ha voluto che passasse un vicino di casa, che l'ha visto in quelle condizioni. L'ha chiamato per nome ma non rispondeva e ci ha suonato. Sono scesa e ho capito subito che era in overdose».

Il massaggio cardiaco. E' mamma Laura a rianimarlo col massaggio cardiaco mentre aspetta l'arrivo dell'ambulanza. «Al pronto soccorso è andato di nuovo in arresto cardiaco e mi avevano dato pochissime speranze. Io stavo fuori ad aspettare notizie ma non mi dicevano niente. Ore interminabili e un dolore insopportabile, sperando che si salvasse». Suo figlio per fortuna riesce a raccontarla e resta in ospedale per 5 giorni. «Fu il padre a parlarci. Gli chiese in modo brusco, come bisogna fare in certe situazioni, di scegliere se andare in comunità o se andare a morire dove voleva. Nostro figlio ci ha pensato per qualche ora poi ha accettato il percorso di ritorno alla vita. Non fu facile, per lui e per noi. In astinenza stava malissimo. Il primo percorso durò sei mesi. Noi dormivano sul divano davanti alla porta di casa per non farlo uscire. Ci ha messo tanta buona volontà e noi con lui e oggi dico che ne è valsa la pena».

Nessun giudizio. Mamma Laura mette in guardia i genitori: «Non giudico nessuno, ci può capitare chiunque, nessuno è immune da questa piaga. La droga è una cosa che prende tutti, ricchi e poveri, persone di ogni classe sociale. La spia sono gli occhi. I figli bisogna sempre aspettarli quando rientrano la notte e guardargli gli occhi. Io mio figlio l'ho aspettato ogni notte, anche quella in cui rischiò di morire. L'abbiamo salvato ma anche oggi che ha 30 anni so che non si deve abbassare la guardia, mai». Laura da anni va a portare la propria testimonianza tra i ragazzi. Ed è disponibile ad incontrare ogni genitore che sta vivendo il suo identico calvario.

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