Vendite truffa di quote societarie: indagati tre imprenditori farmaceutici. Allarme fallimenti durante la pandemia

Giovedì 8 Luglio 2021 di Egle Priolo
Raffaele Cantone

PERUGIA - Stavano per cedere le quote di maggioranza (100 per cento in un caso, 77 per cento nell'altro) delle loro due aziende farmaceutiche perugine «a una cifra irrisoria» a una persona considerata «estremamente vicina» a uno di loro, per evitare che la curatela fallimentare le acquisisse e le tenesse in garanzia per i creditori.

Ma la curatrice fallimentare ha intercettato questo ennesimo tentativo di distrarre fondi dalle loro aziende e l'ha subito segnalato: e così, dopo tutti gli approfondimenti investigativi del caso, i finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria (diretti dal tenente colonnello Antonella Casazza) hanno eseguito su delega del procuratore capo Raffaele Cantone e del sostituto Massimo Casucci un decreto di sequestro preventivo d'urgenza di quote societarie e indagato i tre imprenditori considerati i responsabili di questo meccanismo fraudolento. Si tratta di due perugini e un terzo residente nella zona di Castiglione in Teverina, in provincia di Viterbo.
Questo tentativo sarebbe avvenuto, fa sapere la procura, «nel corso di un’assemblea convocata per la fine dello scorso mese di giugno, attraverso la riduzione del capitale di una società a loro riconducibile, a copertura delle perdite e la sua ricostituzione mediante versamenti in denaro, nella piena consapevolezza che il curatore non sarebbe stato in grado di esercitare il diritto di opzione, favorendo, quindi, l’ingresso nella compagine societaria di soggetti apparentemente terzi».
Una manovra che, secondo quanto si apprende, è arrivata dopo una vendita fittizia di altre quote societarie che aveva già ridotto e di molto le possibilità di gestione da parte della curatela stessa. Complessivamente sono infatti quattro le società coinvolte tra Umbria, Lazio e Sardegna, con i finanzieri che hanno svolto perquisizioni personali e informatiche nei confronti di altre otto persone oltre agli indagati.
«L’indagine – che trae origine dagli approfondimenti effettuati nell’ambito della procedura fallimentare di una società di persone esercente la rivendita di farmaci – ha consentito di accertare che, sebbene si fosse manifestato lo stato di decozione già dal 2015, i soci, astenendosi dal depositare l’istanza di fallimento, proseguivano l’attività, accumulando ulteriori perdite che, sommate fra di loro, alla data del 31 dicembre 2020, ammontavano ad oltre 10 milioni di euro», fa sapere il procuratore Cantone. «In particolare - prosegue -, l’attività investigativa faceva emergere cessioni di quote a prezzi irrisori, vendite fittizie di compendi aziendali, spoliazioni di beni personali, tra cui anche automobili d’epoca di rilevante valore». Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il sequestro preventivo riconoscendo, nelle condotte distrattive poste in essere dai soci, la volontà di sottrarre alla massa fallimentare importanti cespiti patrimoniali attraverso mirate operazioni societarie tese all’estromissione della curatela.

ALLERTA FALLIMENTI
Un'indagine che testimonia l'attenzione e la sinergia con cui procura e guardia di finanza a Perugia lavorano sul fronte dei fallimenti e dei reati fallimentari. Una vera e propria task force messa in piedi qualche anno fa e che nell'ultimo anno e mezzo caratterizzato dalla pandemia ha lavorato a pieno regime: cento indagini, con oltre duecento indagati e l’accertamento di distrazioni per un valore di complessivo di circa 50 milioni di euro. «Nell’attuale fase congiunturale – conclude Cantone -, a fronte di imprenditori onesti che continuano, con sacrifici e difficoltà, ad operare nel rispetto delle regole, l’economia illegale non conosce crisi. Il presidio investigativo attuato assume, quindi, un’importanza vitale».

Ultimo aggiornamento: 08:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA