CORONAVIRUS

Spacciatori arruolati a 17 anni
«Dopo il lockdown venduto di più»

Venerdì 18 Settembre 2020 di Michele Milletti
Scambio di droga


PERUGIA Poco più che bambini e già corrieri della droga. Per qualche dose, per avere “fumo” e marijuana con cui sballarsi con gli amici. Ma anche e soprattutto per soldi. 
«Perché ho fatto questi viaggi? Per guadagnare qualche centinaio d’euro che mi avevano promesso». 
Tra le pieghe di un’inchiesta che ha portato gli investigatori della squadra mobile, diretti da Carmelo Alba e coordinati da Adriano Felici, a sradicare la banda che vendeva droga agli studenti sulle scale del Duomo, c’è un aspetto ancora più da brivido di decine fra giovani e giovanissimi clienti: ci sono i viaggi a Roma a comprare la droga e i rientri in città con gli zainetti pieni di marijuana e hashish.
Roba da almeno tre chili per ogni viaggio, almeno una volta al mese se non di più. Storie di ragazzini, minorenni, che salgono su bus e treni diretti verso la capitale assieme agli spacciatori o ad altri corrieri per trasportare la droga che poi finisce sulle scalette. Hanno aggiunto anche altro: dopo il lockdown, quando i giovani si sono riversati di nuovo in strada è stato venduto anche di più.
L’INDAGINE DOPO 
UNA MORTE PER DROGA
L’indagine che ha portato qualche giorno fa all’emissione di sedici misure cautelari nei confronti di altrettanti stranieri, molti dei quali richiedenti asilo, parte da una morte per droga. Quella avvenuta a luglio di un anno fa, una donna trovata uccisa da una dose di eroina vicino alla fermata del minimetrò al Pincetto. Come da prassi, partono gli accertamenti da parte della squadra mobile sul suo cellulare per capire quali numeri e quali persone abbia contattato prima di morire. 
I poliziotti risalgono così a uno straniero, del Gambia, che potrebbe averle venduto la dose o comunque messa in contatto con chi aveva l’eroina-killer. Gli accertamenti dimostreranno che lo straniero quella dose non l’ha venduta, ma apriranno agli investigatori lo scenario dello spaccio in grande stile agli studenti sulle scalette del Duomo. 
È la chiave che permette ai poliziotti di risalire la struttura del gruppo di spaccio, gestito da due stranieri per l’approvvigionamento dello stupefacente e affidato per la vendita al dettaglio ad altri stranieri. Ma quello che non può sfuggire alle investigazioni è l’utilizzo di giovanissimi, e italianissimi, corrieri per andare a prendere la droga e riportarla in città. Ragazzini che, nelle intenzioni dei due boss, sarebbero dovuti passare meno nell’occhio di eventuali controlli. 
E invece no. Dei sedici chili di droga intercettati nel corso di tre mesi di indagini dai poliziotti della mobile, probabilmente la metà se non di più sono stati trasportati da minorenni perugini e umbri allettati da una ricompensa di qualche centinaio d’euro. Senza dimenticare che almeno altrettanti chili di droga sono riusciti ad arrivare in città. Soldi con cui comprare lo smartphone desiderato, o i vestiti “fighi”. 
Soldi nella loro testa facili da guadagnare, senza pensare alle conseguenze. Che per un paio di loro, perugini e bloccati dalla polizia, sono state particolarmente pesant

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