CORONAVIRUS

Scuola e virus, perchè i Tecnici
fanno meno didattica a distanza

Martedì 12 Gennaio 2021 di Remo Gasperini

PERUGIA Lo scorso anno scolastico, con la pandemia che ha colpito all’improvviso provocando la chiusura delle scuole dal 5 marzo, tutti i 115mila studenti umbri, dall’Infanzia alle Superiori, hanno concluso con 71 giorni di didattica a distanza. Quest’anno, a pandemia nota, i giorni di Dad per le superiori sono già arrivati a 44 e il 23 gennaio, data di scadenza dell’ultima ordinanza, i giorni saranno 56 contro i 10 a mezzo servizio e i 32 trascorsi regolarmente in classe. Numeri significativi dietro la pressante richiesta di tornare a scuola da parte degli studenti più grandi che negli ultimi nove mesi hanno accumulato più di tutti la frustrazione della lontananza dal mai tanto amato habitat scolastico. Per capirci: contando dal marzo scorso all’ennesimo promesso rientro del 25 gennaio, dei 179 giorni in calendario scolastico ne avranno trascorsi a casa più del 70%. In particolare la lontananza è stata totale per gli studenti liceali che dalla chiusura del 3 novembre sono stati sempre in quella “capanna della Dad” come l’ha definita Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, riprendendo concetti espressi proprio su queste pagine dalla psicologa umbra Rosella De Leonibus e dal presidente dell’ordine nazionale David Lazzari. Gli studenti di classico, scientifico e linguistico non hanno infatti ore di laboratorio nel curricolo del loro corso di studi; le ore di laboratori che pure fanno, ad esempio quelle teatrali o linguistiche, appartengono alla offerta formativa aggiuntiva che esula dall’orario codificato. Più fortunati i loro colleghi degli istituti tecnici (quasi 11mila in Umbria) e quelli dei professionali (sono circa 6mila), che hanno nel curricolo ore di laboratorio non aggiuntive ma funzionali al loro apprendimento. Questi studenti non si sono mai staccati completamente dalla scuola frequentandola in una sorta di bolla laboratoriale nella quale oltre l’apprendimento hanno potuto anche socializzare. Alla fine di ottobre, con il breve periodo del 50% di Dad e altrettanto in presenza, tutte le scuole tecniche hanno scelto di dedicare le ore in presenza ai laboratori; poi dall’ordinanza del 3 novembre è stata ufficializzata l’eccezione della presenza nei laboratori pur con la Dad al 100%. Detto che Infanzia e Primaria hanno ripreso l’anno scolastico con la presenza piena, i ragazzi delle seconde e terze classi delle scuole medie inferiori hanno sofferto di Dad per 29 giorni tra novembre e inizio dicembre, mentre i più piccoli della 1^ sono stati a casa per 21 giorni. Sul prolungarsi della didattica a distanza le proteste più decise sono arrivati dagli studenti di Altrascuola che sottolineando come la Dad sia «un danno educativo che segnerà per sempre la nostra generazione», alla voglia di rientro aggiungono l’esigenza sanitaria: «Tornare in presenza non ci basta: vogliamo farlo in sicurezza e vedendo garantito il nostro diritto allo studio e il nostro diritto alla salute». Pensando al dopo 23 gennaio, e mettendo in conto che non è scontato il rientro completo (dipenderà al solito dai dati sui contagi), rimane comunque in ballo il discoro trasporti. La soluzione dei doppi turni, che era praticamente cosa fatta essendo prevista anche dal Tavolo prefettizio al momento del passaggio al 75% di presenza, tornerà in ballo ma va detto che rimane una soluzione avversata da tutto il mondo della scuola e anche dalla associazione dei genitori che per voce del Forags hanno ribadito come «questo percorso non sia praticabile né per gli studenti, né per le famiglie perché con lo scaglionamento di due ore sarebbe necessario rivedere ancora una volta tutta l'organizzazione del dopo scuola, ma anche quella familiare». 

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