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Choc nella Chiesa di Roma per una bandiera nazista al funerale, simbolo inconciliabile con Cristo

Martedì 11 Gennaio 2022 di Franca Giansoldati
Choc nella Chiesa di Roma per una bandiera nazista al funerale, simbolo inconciliabile con Cristo

Città del Vaticano - Choc (e polemiche) nella Chiesa di Roma per l'esposizione (non autorizzata) di una bandiera nazista collocata sopra la bara di una militante di destra, morta prematuramente all'età di 44 anni, il cui funerale era da poco stato celebrato in una parrocchia romana. Il cardinale vicario, Angelo De Donatis a nome della diocesi ha condannato il gesto ricordando che la svastica nazista «e' un simbolo orrendo inconciliabile con il cristianesimo, di una ideologia estremista». «La strumentalizzazione ideologica e violenta, ancor più quella che segue un atto di culto e in prossimità di un luogo sacro, per la comunità ecclesiale di Roma e per tutti gli uomini di buona volontà della nostra città rimane grave, offensivo e inaccettabile». 

Prima che il feretro venisse portato via, dopo il rito funebre, sul sagrato della parrocchia di Santa Lucia al Trionfale  è stato dispiegato un drappo tra la sorpresa di tante persone presenti. Il parroco, don Alessandro, titolare della conduzione della parrocchia, travolto dalle polemiche, è stato costretto a diffondere un comunicato per spiegare che non ne sapeva nulla e che nemmeno avrebbe mai immaginato una cosa del genere. Insomma, di autorizzazioni non ne sono mai state date. «Voglio prendere le distanze da questo gesto».

Choc anche tra i parrocchiani soprattutto perchè nessuno è intervenuto immediatamente quando è stata dispiegata la bandiera del Reich. In parallelo sui social sono partite altre polemiche. C'è chi fa notare che la Chiesa mentre permette funerali ad estremisti di destra, non ha permesso, a suo tempo, la preghiera a Welby, l'allora Presidente dell'Associazione Coscioni, affetto da distrofia muscolare, che ottenne il distacco dalle macchine e la sedazione profonda morendo nel 2002. Altri, invece, fanno notare che, pur in presenza di divieti vaticani, ci sono parroci che al sud continuano a permettere processioni religiose con l'inchino davanti alla casa dei boss. 

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