Alla Commissione Teologica il Papa nomina pochissime donne, le quote rosa a rilento in Vaticano

Mercoledì 29 Settembre 2021 di Franca Giansoldati
Alla Commissione Teologica il Papa nomina pochissime donne, le quote rosa a rilento in Vaticano

Città del Vaticano – La parità tra uomo e donna in Vaticano resta un miraggio, qualcosa che va decisamente troppo a rilento. Lo dimostra anche l'ultima tornata di nomine per il rinnovamento di alcuni membri della prestigiosa Commissione Teologica Internazionale che, per il prossimo quinquennio, dovrà affrontare anche la questione più spinosa e complessa: se aprire o meno alla possibilità del diaconato femminile come era anche nella Chiesa delle origini. Finora tutti i pareri sono stati negativi, sin dai tempi di Paolo VI. 

La commissione che si compone di 28 membri ed è inserita nell'alveo accademico della Congregazione della Fede ha sempre rispecchiato una sostanziale disparità di genere, tra esperti teologi ed esperte di teologia. Anche l'ultima decisione del Papa si inserisce in un solco tradizionale, con una pesante disuguaglianza numerica. Su 28 membri solo 5 solo le teologhe incaricate, nemmeno il 20%, ben al di sotto persino delle cosiddette quote rosa. 

Le cinque teologhe sono la professoressa Robin Darling Young, la professoressa Marianne Schlosser, suore Jose Ngalula, suor Isabel Nauman, suore Alenka Arko. Dei 28 membri solo due gli italiani, padre Piero Coda e don Alberto Cozzi. La nazione più rappresentata è la Germania a pari merito con gli Usa. 

La proposta di ammettere le donne al diaconato era stata avanzata anche all’ ultimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia dal presidente della Conferenza episcopale canadese. Chiedeva di aprire alle donne «l'accesso a questo ordine, che, come dice la tradizione, è diretto non "ad sacerdotium, sed ad ministerium». 

Di questa patata bollente se ne parla da anni. La Congregazione della dottrina della fede il 15 ottobre 1976 pubblicò una Dichiarazione intitolata Inter insignores sul sacerdozio femminile, che ribadiva il no al sacerdozio, ma lasciava aperta la questione:  «E’ una questione che deve essere ripresa in modo completo, senza idee preconcette, ma con uno studio diretto dei testi».

Due anni prima il Sinodo della diocesi della Germania federale affrontò l’argomento e tre teologi di grandissimo prestigio Congar, Huenermann e Vorgrimler, dichiararono il loro appoggio all’ ordinazione delle donne al diaconato permanente. Nel 1987 il Sinodo sui fedeli laici lo escluse. Nel 1988 il Capitolo generale dei monaci camaldolesi chiese il diaconato femminile nella tradizione esistita nella Chiesa antica ma Giovanni Paolo II spiegò che la Chiesa non ha in alcun modo il potere di impartire alle donne il sacramento dell’ordine e che questa decisione deve essere considerata definitiva. Il cardinale Walter Kasper disse però che un’ esplicita decisione magisteriale non esiste. 

Il problema vero non è tanto il diaconato femminile, ma il diaconato in sé I teologi discutono anche se si può parlare di diaconato sacramentale. La simbologia dell’ordinazione c’è tutta a partire dall’imposizione delle mani, ma per il diaconato non si usa il crisma. In antichità le donne diacono non erano il corrispondente femminile dei diaconi, ma avevano un ministero particolare. Per il diacono era previsto il servizio all’ altare, per le donne no. Le diaconesse erano incaricate di ungere il corpo delle donne nel battesimo degli adulti. Un altro servizio affidato a loro era quello di verificare le percosse sul corpo delle donne nel caso di violenza fatta dal marito e portata in giudizio davanti al vescovo. 


Agli inizi del Duemila la Commissione teologica internazionale si è occupata per due anni del diaconato, ma ha escluso l’ introduzione del diaconato sacramentale per le donne. Il dibattito tuttavia resta aperto.

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