«Siamo state abusate due volte» lo choc delle donne vittime dell'ex gesuita Rupnik difeso dal Vicariato di Roma

«Siamo state abusate due volte» lo choc delle donne vittime dell'ex gesuita Rupnik difeso dal Vicariato di Roma
Franca Giansoldatidi Franca Giansoldati
Mercoledì 20 Settembre 2023, 13:20 - Ultimo agg. 21 Febbraio, 17:16
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«Abusate due volte». Le donne che, in diversi periodi, affermano di essere state vittime di molestie sessuali da parte dell'ex gesuita Marko Rupnik escono allo scoperto scioccate dopo la singolare riabilitazione del Vicariato di Roma. Senza nemmeno citare apertamente le vittime (come se non fossero mai esistite) sono state persino messe in dubbio sia le inchieste interne fatte dai Gesuiti (che portarono poi alla espulsione di Rupnik dalla Compagnia di Gesù) e sia da quelle della Congregazione della Fede (che nel 2020 emanò un decreto di scomunica come peraltro confermato dal Papa Nero, il capo dei gesuiti, padre Sosa, in una intervista di qualche tempo fa alla Associated Press). 

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A fronte di una brutta storia di manipolazioni e violenze su donne che gravitavano nei circoli artistici e teologici fondati da Rupni, sviluppatasi per tappe tra Roma e la Slovenia, c'è chi tira in ballo persino il diretto ruolo papale, considerando che è difficile che il Vicariato abbia pubblicato un comunicato di riabilitazione senza l'approvazione del Vescovo di Roma, Papa Francesco.

Ed è in questo quadro che le vittime firmatarie di una lettera aperta diretta al pontefice, al cardinale Matteo Zuppi, al cardinale Angelo De Donatis esprimono il loro dolore per quella singolare riabilitazione: «siamo state abusate una seconda volta». «Ci lascia senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo». »Non c’è posto in questa Chiesa per chi ricorda verità scomode».

Parole durissime alle quali fa seguito una sommaria ricostruzione dei fatti e la denuncia della retorica di una Chiesa che dice di combattere gli abusi, di essere coerente e trasparente ma poi davanti al prete mosaicista amico del Papa e del cardinale Angelo De Donatis sceglie una altra strada.

Ecco alcuni passaggi:

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«Non abbiamo altre parole, perché tutta la sofferenza delle vittime l’abbiamo esposta come una ferita aperta, e certo disgustosa…. E le vittime sono perciò state censurate per non essere state discrete, ma aver esposto qualcosa di ripugnante: il loro dolore, la manipolazione di chi le ha circuite in nome di Cristo, dell’amore spirituale, della Trinità. Hanno esposto il loro dolore perché la manipolazione e gli abusi ne hanno ferito per sempre la dignità.Tutto quello che hanno ricevuto e continuano a ricevere è solo silenzio. Soprattutto le vittime dell’abuso di potere da parte di Ivanka Hosta (che per trent’anni ha coperto le nefandezze di Rupnik, ed ha ridotto in schiavitù spirituale coloro che si opponevano ai suoi disegni di rivincita) aspettano una risposta definitiva, chiara, materna da più di un anno. Ma hanno solo ricevuto silenzio. E con questa relazione oggi pubblicata, che scagiona da ogni responsabilità Rupnik ridicolizza il dolore delle vittime, ma anche di tutta la chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata» si legge.

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Le vittime fanno poi presente che mentre il Papa non solo non le ha mai ricevute e non sono state nemmeno menzionate dal Vicariato di Roma, al contrario è stato concesso da Francesco un colloquio formale, con tanto di photo opportunity, a Maria Campatelli, la teologa che gestisce il centro fondato da Marko Rupnik (Centro Aletti), da sempre paladina della correttezza dell'ex gesuita e convinta assertrice della sua non colpevolezza.«Quel colloquio concesso dal Papa a Campatelli, in un clima così familiare è stato sbattuto in faccia alle vittime (queste e tutte le vittime di abusi); un incontro che il Papa ha negato loro. Non ha mai neppure dato risposta a quattro lettere di altrettante religiose ed ex religiose della Comunità Loyola che gliele avevano fatte recapitare nel luglio del 2021. Le vittime sono lasciate nel grido afono di un nuovo abuso.

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Nel comunicato diffuso dal Vicariato – provvisto con ogni probabilità dell'imprimatur di Santa Marta - si assicura che nel centro Aletti la vita comunitaria è sana e priva di particolari criticità, che «il Visitatore apostolico ha doverosamente esaminato anche le principali accuse che sono state mosse a Rupnik, soprattutto quella che ha portato alla richiesta di scomunica. In base al copioso materiale documentario studiato, il Visitatore ha potuto riscontrare e ha quindi segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica. In considerazione della gravità di tali riscontri, il Cardinale Vicario ha rimesso la relazione alle Autorità competenti».

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