CORONAVIRUS

Funerali senza termoscanner, il governo cede, Cei: «Niente fughe in avanti»

Lunedì 4 Maggio 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - I mugugni di vescovi e parroci non si sono fatti attendere troppo quando - due giorni fa - hanno visto che la ripresa delle messe e dei funerali, nella Fase 2, includeva l'uso obbligatorio del termoscanner, uno strumento ritenuto dal governo dirimente per permettere un graduale ritorno alla normale attività nelle parrocchie.

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Il misuratore della temperatura dei fedeli all'ingresso della chiesa è stato al centro di un autentico tira e molla. Fino alla capitolazione della Cei, tanto che nella Nota complementare all'accordo con il Ministero dell'Interno e resa nota due giorni fa, si diceva che tutte le parrocchie si sarebbero dovute adeguare, acquistando il termo-scanner oppure, in alternativa, usando un termometro digitale.

Su questo punto è scoppiato il finimondo. Perché un conto è una piccola parrocchia di montagna, dove il parroco non ha mezzi sufficienti a disposizione per attenersi alle norme del Viminale, un altro conto sono le cattedrali o le grandi chiese che, al contrario, non avrebbero avuto problemi organizzativi. Da qui il braccio di ferro. Alla fine il governo ha fatto un passo indietro.

Ad annunciarlo è stato don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei: «L'altra sera abbiamo fatto un passo avanti con il Comitato tecnico scientifico: abbiamo fatto presente la difficoltà enorme di attrezzarsi per tanti, e il Cts, consapevole di come molti italiani stiano assumendo sempre maggiore responsabilità, ha accettato di non rendere vincolante questa disposizione. Quindi, il termo-scanner, in un primo momento richiesto per la celebrazione dei funerali, non è più considerato tale». Il cardinale Bassetti da Perugia è tornato a parlare delle difficoltà all'interno dell'episcopato.

Diversi vescovi hanno sollevato il tema della sostanziale subordinazione al governo, dimenticando che esiste un Concordato. Il presidente della Cei ha cercato di rassicurare e serrare i ranghi. Non bisogna agire in ordine sparso. «Sarebbe inopportuno fare corse in avanti, perché il bene comune ci invita a camminare insieme a tutte le Chiese sorelle d'Italia, che vivono la pandemia in condizioni differenti». La sfida maggiore ora è non frazionarsi a livello regionale, ricalcando un po' gli strappi di tanti governatori.

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