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Ludwig, il pianto di Marco Furlan tra le braccia del Papa: chiedo perdono per i miei crimini

Giovedì 10 Febbraio 2022
Ludwig, il pianto di Marco Furlan tra le braccia del Papa: «Chiedo perdono per i miei crimini»

Per la prima volta la sigla neonazista Ludwig, firma di una serie di orribili omicidi iniziati nel 1977, torna sulla cronaca non per uno strascico giudiziario, ma per una svolta nel percorso interiore di Marco Furlan, uno dei due serial killer. L'uomo, oggi 61 anni, finita da tempo di scontare la pena di 27 anni cui era stato condannato assieme all'altra 'manò di Ludwig, Wolfang Abel, ha avuto un incontro con Papa Francesco, nel 2018, a Roma, ed a lui ha chiesto perdono per i suoi crimini, piangendo nelle braccia del Pontefice.

 

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La svolta di Furlan

Una svolta, resa nota dal suo consigliere spirituale, don Guido Todeschini - lo stesso sacerdote che aveva affiancato anche Pieto Maso - Da molti anni ormai Furlan si è rifugiato nell'ombra. «Ho pagato, adesso lasciatemi in pace, le persone cambiano» aveva detto il 3 gennaio 2009 ai cronisti che l'avevano atteso quando lasciò definitivamente il carcere, a Milano. Il percorso della nuova vita l'ha portato fin da Papa Bergoglio. A raccontare all'Arena di Verona i momenti toccanti di quel giorno è stato don Bruno. «Quel giorno di Santa Lucia del 2018, quando Papa Francesco nell'Aula Clementina ha incontrato la squadra di Telepace - ha spiegato - c'era insieme con noi anche Marco Furlan, non perché collaborasse con noi, ma perché l'avevo seguito nel suo cammino, andavo a trovarlo in carcere. Il Papa era al corrente di tutto, lo avevo informato, sapeva chi aveva di fronte e che era accusato di aver ucciso, oltre agli altri, anche tre religiosi (padre Gabriele Pigato e padre Giuseppe Lovato, monte Berico Vicenza nel 1982; don Armando Bison, Trento, nel 1983-ndr)». «Ero vicino al Papa - ha proseguito il sacerdote - e non riuscivo nemmeno a parlare, Furlan si è avvicinato, Papa Francesco lo ha guardato con un amore e con un sorriso indescrivibili, gli ha messo le mani sulla testa e Marco piangeva, era in lacrime, una scena che ricorderò per sempre».

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I 15 omicidi

Furlan era uno dei due componenti di Ludwig, che seminò la morte - 15 omicidi - tra il 1977 e il 1984. Il suo complice, Wolfang Abel, si trova invece da mesi in coma irreversibile, dopo un incidente nella sua casa di Arbizzano (Verona). Ludwig esordì nel dicembre 1980, con l'invio di un foglio al Gazzettino di Venezia, scritto in caratteri runici, firmato con una svastica sormontata da un'aquila e dal 'Gott mit uns', che rivendicava tre assassinati in Veneto fra il '77 ed il '79: Guerrino Spinelli, 30 anni, nomade, bruciato vivo con due bottiglie incendiarie nella sua automobile a Verona, il cameriere Luciano Stefanato, 44 anni, di Padova, omosessuale, bastonato ed accoltellato a morte, il veneziano Claudio Costa, 22 anni, tossicodipendente, accoltellato a Venezia.

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Abel e Furlan hanno sempre negato

Abel e Furlan - che hanno negato ogni addebito - furono arrestati solo 4 anni più tardi, a Castiglione delle Stiviere, 4 marzo 1984. Avevano provato a dare fuoco alla discoteca Melamara, dove 300 ragazzi stavano ballando. Era Carnevale. Mentre il fuoco aveva già attaccato la moquette della discoteca, li fermarono (uno dei due mascherato da Pierrot) con due taniche di benzina da 20-25 litri. Furlan e Abel erano due rampolli della Verona bene: nella sigla Ludwig mettevano insieme un misto di ideologia neonazista e l'odio per i diversi, gli emarginati. Persone che, ai loro occhi, avevano la colpa di non essere normali.

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Ultimo aggiornamento: 18:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA