Sos a Giorgia Meloni dai missionari comboniani: «Pronti a incontrarla, sui migranti serve soluzione intelligente»

Sos a Giorgia Meloni dai missionari comboniani: «pronti a incontrarla, sui migranti serve soluzione intelligente»
Sos a Giorgia Meloni dai missionari comboniani: «pronti a incontrarla, sui migranti serve soluzione intelligente»
di Franca Giansoldati
Mercoledì 28 Settembre 2022, 12:56 - Ultimo agg. 14:06
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Città del Vaticano – Da Castel Volturno, striscia di terra molto complicata lunga 73 chilometri, di cui 25 di spiaggia e dieci di pineta per 27mila residenti e 14mila immigrati irregolari, arriva a Giorgia Meloni una richiesta di confronto dal missionario comboniano che gestisce non solo la parrocchia locale e il centro caritativo ma tutto il comparto immigrazione dell'Ordine fondato da San Daniele Comboni. Dice al Messaggero padre Daniele Moschetti: «Governo dopo governo, in questi ultimi vent'anni, non sono mai stati fatti piani organici sull'immigrazione. Siamo rimasti sostanzialmente alla Bossi-Fini e ai provvedimenti dell'allora ministro Salvini. Ci sono stati tanti slogan, a volte slogan pessimi, altre volte slogan costruttivi, ma al di là delle tante parole la questione è al palo e va affrontata pensando al futuro. Ed è proprio alla futura premier che chiedo un incontro se troverà il tempo. La sfida che abbiamo riguarda il nostro paese, le pensioni, i lavori che gli italiani non vogliono più fare, i paesini che si spopolano, la denatalità. Ora che è terminata la campagna elettorale serve una politica intelligente. NOn si tratta forse di un fenomeno destinato ad aumentare in futuro? Una realtà che costituisce un punto di forza comune se gestito bene, una ricchezza non solo economica? La qualità della vita di tutti dipende da una politica migratoria intelligente». 

Da cosa le viene questo appello ad un governo di centro-destra?

«Dal fatto che occorre essere pragmatici, che bisogna iniziare a parlare della qualità della vita, della dignità delle persone. I migranti che arrivano su un barcone non lo fanno perchè vogliono morire semmai vogliono costruirsi una vita. Bisogna insegnare loro subito la lingua, la nostra Costituzione. Se si mettono nei ghetti si moltiplicano i problemi e non aiuta di sicuro e da qui si genera la paura degli italiani. Purtroppo un piano organico per l'accoglienza e l'integrazione non esiste e da qualche parte bisognerà iniziare». 

L'appello alla Meloni è per guardare avanti e senza pregiudizi?

«I numeri statistici li conosciamo tutti. Ci sono 1 milione e 200 mila bambini stranieri nati sul nostro territorio. Chi fa figli sono soprattutto stranieri. In tanti paesini se non ci fossero i bambini dei migranti, non ci sarebbe lavoro per le nostre maestre, tanto per fare un esempio banale. E poi i lavori. Ci sono mestieri che gli italiani non vogliono più fare».

Come è la situazione a Castel Volturno?

«Emblematica di una cornice nazionale di riferimento caotica. Se Meloni vuole siamo pronti a incontrarla, spiegarle che accade e collaborare per trovare soluzioni intelligenti per il paese. Dialogare con la politica non è mai facile ma oggi bisogna osservare cosa accadrà nel nostro paese tra 10 o 20 anni. E lo si può fare molto bene venendo da queste parti»

Castel Volturno è governata dal centro destra...

«Il governo locale oggi è a trazione Fratelli d'Italia e tendenzialmente non si accettano i migranti ma il discorso è complesso e non può tutto essere tagliato con l'accetta, perché il territorio versa in una situazione grave, siamo vicini a Casal di Principe, roccaforte della camorra, c'è il lavoro nero, il caporalato, il racket della prostituzione. La Chiesa fa tantissimo per l'integrazione, dal doposcuola dei bambini, allo sport per gli stranieri. Il degrado di Castel Volturno è qualcosa che arriva da lontano, non è di oggi. E' anche una scelta politica. A mio avviso è stato abbandonato dallo Stato circa 30 anni fa, con una serie di fatti di sangue da parte dei casalesi. Posso però dire che se gli immigrati sparissero tutti a partire da domani per Castel Volturno sarebbe un tracollo, la fine. E questa è la dimostrazione che restano una risorsa per il territorio». 

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