Papa Francesco e le inchieste: «Sconfiggerò la corruzione? Ci provo, ma la chiesa è sempre stata peccatrice»

Sabato 31 Ottobre 2020 di Franca Giansoldati
Papa Francesco e le inchieste: «Sconfiggerò la corruzione? Ci provo, ma sono pessimista»

La corruzione, la solitudine, il bel rapporto con Joseph Ratzinger. Papa Francesco rompe il silenzio sulle inchieste in corso, indicando l'esistenza di un filo conduttore tra la trasparenza avviata dal suo predecessore e il filone delle indagini in corso, partite dall'acquisto del famoso immobile a Londra. «All'inizio del mio pontificato andai a trovare Benedetto. Nel passare le consegne mi diede una scatola grande: Qui dentro c'è tutto disse -, ci sono gli atti con le situazioni più difficili, io sono arrivato fino a qua, sono intervenuto in questa situazione, ho allontanato queste persone e adesso tocca a te».
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Bergoglio affronta l'argomento in una lunga intervista con il direttore dell'Adnkronos Gian Marco Chiocci. Il riferimento alla voluminosa scatola è importante perché riguarda i faldoni top secret frutto dell'indagine a tappeto svolta nel 2012 sotto il sigillo della confessione dai cardinali (Tomko, Herranz e De Giorgi) incaricati da Ratzinger di scoprire dove nella curia si annidava il marcio e persino le cordate gay.
L'esito di quell'inchiesta non si è mai saputa ma evidentemente ora sta tornando utile. «Purtroppo è una storia ciclica, si ripete, poi arriva qualcuno che pulisce e rassetta ma poi si ricomincia in attesa che arrivi qualcun altro a metter fine a questa degenerazione».
Francesco ripete: «Ho raccolto il testimone di Papa Benedetto, ho continuato la sua opera». Il tema della pulizia torna spesso anche se non fa riferimenti specifici, né se tutto finirà in tribunale, come chiede il cardinale Becciu, defenestrato dall'oggi al domani dalla Congregazione dei Santi. Il Papa non menziona nemmeno il ruolo di Cecilia Marogna, la manager sarda che avrebbe speso cifre da capogiro per beni voluttuari provenienti dall'Obolo di San Pietro, cifre che avrebbero dovuto servire al pagamento del riscatto di religiosi rapiti dai jihadisti in Africa.
«La Chiesa è stata sempre una casta meretrix, una peccatrice. È innegabile che personaggi di vario tipo e spessore, ecclesiastici e tanti finti amici laici della Chiesa, hanno contribuito a dissipare il patrimonio mobile e immobile non del Vaticano ma dei fedeli. A me colpisce il Vangelo quando il Signore chiede di scegliere: o segui Dio o segui il denaro». La battaglia sulla corruzione è dura. «So che devo farla, sono stato chiamato a farla, poi sarà il Signore a dire se ho fatto bene o se ho fatto male. Sinceramente non sono molto ottimista però confido in Dio e negli uomini fedeli a Dio».

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Francesco ammette anche una dimensione di solitudine, specie di questi tempi. «Esistono due livelli di solitudine: uno può dire, mi sento solo perché chi dovrebbe collaborare non collabora, perché chi si dovrebbe sporcare le mani per il prossimo non lo fa, perché non seguono la mia linea o cose così, e questa è una solitudine diciamo funzionale». Il Papa trova però conforto nella preghiera e nel rapporto fraterno con il Papa emerito.
«Benedetto per me è un padre e un fratello, per lettera gli scrivo filialmente e fraternamente. Lo vado a trovare spesso. Il rapporto è davvero buono, molto buono, concordiamo sulle cose da fare. È la santità fatta persona. Non ci sono problemi tra noi, poi ognuno può dire e pensare ciò che vuole».

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VELENO
Francesco mantiene il buon umore nonostante le grane. Scherza persino sul timore che qualcuno lo possa avvelenare raccontando un curioso aneddoto. Il giorno che morì Giovanni Paolo II una anziana signora a Buenos Aires gli disse che se fosse diventato Papa si sarebbe dovuto comprare un cane. «Le risposi che difficilmente lo sarei diventato, e se nel caso perché avrei dovuto prendere il cane? Perché ogni volta che si troverà a mangiare fu la sua risposta - ne dia un pezzettino prima a lui, se lui sta bene allora continui pure a mangiare».

 


 

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