Papa Francesco: la paura verso i migranti è legittima ma va superata

Papa Francesco: la paura verso i migranti è legittima ma va superata
di Franca Giansoldati

Sacrofano – Una messa tra i migranti per dire basta alla paura, basta al razzismo. A Sacrofano, in mezzo alla campagna romana, nella Fraterna Domus, una moderna struttura gestita da religiosi, viene celebrato un rito semplice e potente al tempo stesso. Grandi finestre, un enorme crocifisso, un altare modesto. «Questo ripiegamento su sè stessi, segno di sconfitta, accresce il nostro timore verso gli altri, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri. E questo si nota particolarmente oggi, di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati che bussano alla nostra porta in cerca di protezione, sicurezza e un futuro migliore» dice il Papa durante l'omelia.

Viene evocata una società plurale, le porte aperte, il cuore grande delle comunità accoglienti che sono gli avanposti di una società plurale. Papa Francesco riconosce che il timore di tante persone «è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro.  Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così, spesso, rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci».

La riflessione di Francesco continua: «Di fronte alle cattiverie e alle brutture del nostro tempo, anche noi, come il popolo d’Israele, siamo tentati di abbandonare il nostro sogno di libertà. Proviamo legittima paura di fronte a situazioni che ci sembrano senza via d’uscita. E non bastano le parole umane di un condottiero o di un profeta a rassicurarci, quando non riusciamo a sentire la presenza di Dio e non siamo capaci di abbandonarci alla sua provvidenza. Così, ci chiudiamo in noi stessi, nelle nostre fragili sicurezze umane, nel circolo delle persone amate, nella nostra routine rassicurante. E alla fine rinunciamo al viaggio verso la Terra promessa per tornare alla schiavitù dell’Egitto».

Resta però da superare lo scoglio più grande, la paura. La risposta sembra fornirla il Vangelo: «L’incontro con l’altro, poi, è anche incontro con Cristo. È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato e carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito. E se avessimo ancora qualche dubbio, ecco la sua parola chiara: «In verità io vi dico: tutto quello a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».


 
Venerdì 15 Febbraio 2019, 16:52
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