Papa Francesco e la politica: «Nell'ipotesi di avere una concezione peronista che c'è di male?»

Papa Francesco e la politica: «Nell'ipotesi di avere una concezione peronista che c'è di male?»
Domenica 26 Febbraio 2023, 14:56
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Città del Vaticano – «Nella ipotesi di avere una concezione peronista della politica: cosa ci sarebbe di male?». Papa Francesco si giustifica visto che c'è chi, in questi dieci anni, lo ha reiteratamente definito socialista, comunista o peronista solo perchè da giovane, quando viveva in Argentina, era attratto dalla politica di Peron. Di fatto la visione sociale di Papa Bergoglio continua a essere oggetto di speculazioni e analisi, soprattutto alla luce di tanti suoi discorsi. Uno dei suoi ultimi provvedimenti, riguardante l'abolizione della proprietà privata degli enti in Vaticano, è stata giudicata dai canonisti una misura che va ben oltre le riforme economiche avviate, nell'ottica di un sempre maggiore accentramento papale. 

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In un libro scritto con due giornalisti argentini, El Pastor, Sergio Rubin e Angela Ambrogetti, Papa Francesco chiarisce personalmente le sue radici peroniste e rivela di condividere la «presenza di una gamba regolatrice, che è lo Stato  per il funzionamento dell'economia.

Né ero affiliato alla Guardia de Hierro, come alcuni hanno detto. Ripeto, la presenza di quel gruppo all'università e i miei scritti sulla giustizia sociale hanno portato la gente a dire che sono un peronista».

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«Non sono mai stato affiliato al partito peronista, né sono mai stato un militante o un simpatizzante del peronismo. Dire questo è una menzogna ha spiegato il pontefice, rivendicando però il suo agire in campo politico. «Sì, faccio politica. Perché ogni persona deve fare politica. Il popolo cristiano deve fare politica. Quando leggiamo ciò che Gesù ha detto, possiamo vedere che stava facendo politica».

Una azione che è stata apprezzata ultimamente anche da Maurizio Landini che ha guidato una specie di pellegrinaggio della Cgil in Vaticano. «È un fatto molto importante, oggi nel mondo è in corso un attacco a tre diritti: casa, terra e lavoro».

Naturalmente l'agire del Papa prende spunto dalla dottrina sociale della Chiesa che si è sviluppata dai tempi di Leone XIII. «Ma non condanno il capitalismo. Nemmeno io sono contro il mercato, ma a favore di quella che Giovanni Paolo II ha definito "economia sociale di mercato". Non solo un'economia di mercato. Questo implica la presenza di una "gamba" regolatrice, che è lo Stato, che deve mediare tra le parti. Il tavolo economico con due gambe non funziona. Con tre funziona: lo Stato, il capitale e il lavoro». 

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E ancora. «In un certo senso, il capitalismo è quasi un ricordo del passato - afferma Francesco  - Certo, una cosa è il risparmio e l'investimento, che sono così importanti per la produzione e la creazione di posti di lavoro. Un'altra è la speculazione, che è come il morbillo del risparmio e dell'investimento. La speculazione è una malattia che danneggia sempre gli altri». Sull'economia mondiale Francesco vede ampie distanze tra super ricchi e poveri. «Penso che possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che la concentrazione della ricchezza e la disuguaglianza sono aumentate. E che ci sono molte persone che muoiono di fame».

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A rafforzare l'idea di un pontefice che guarda soprattutto a sinistra sono stati diversi momenti del suo pontificato, tanto che l'Economist, sei anni fa, annotava quanto linguaggio papale fosse spesso affine a quello di Lenin. Naturalmente una esagerazione. «Dico le stesse cose di Giovanni Paolo II ma mi accusano di essere comunista». Tre anni fa, però, in Argentina è uscito un libro che ripercorre le radici ideologiche a cui il giovane Mario Jorge Bergoglio ha attinto. «Papa Francesco più che comunista è un peronista. È un errore incasellarlo nell'ideologia marxista. Se Perón fosse ancora vivo, lui per primo direbbe che è Perón ad essere Franceschista» aveva spiegato l'autore del libro, «Salvados por Francisco», Aldo Duzdevich, giurista ed affermato scrittore. A suo parere le possibili assonanze tra la posizione teologica di Francesco e il peronismo è riassumibile in questo modo: «Perón aveva ben chiaro che poteva avanzare su tre pilastri, la giustizia sociale, l'indipendenza economica e la sovranità politica. Sapeva anche che per cercare un consenso più vasto doveva elaborare proposte vicine alla Chiesa sul tema della giustizia sociale, sulla ricerca della pace basata sull'amore per il prossimo. Perón, allo stesso tempo, ha sempre usato elementi della dottrina sociale della Chiesa».

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