Papa Francesco e la strigliata alla Cei: «Siate meno burocrati e solerti contro la pedofilia»

Lunedì 22 Novembre 2021 di Franca Giansoldati
Papa Francesco e la strigliata alla Cei: «Siate meno burocrati e solerti contro la pedofilia»

Città del Vaticano – Il Papa ha strigliato ancora i vescovi italiani. Siate meno burocrati, più accoglienti con le persone, più capaci di essere padri e di ascoltare la gente per strada. Poi ha anche toccato il tema della pedofilia chiedendo di essere vigili, rigorosi e solerti nell'intervenire davanti a casi di abusi. Una raccomandazione, questa, arrivata dopo avere ascoltato all'hotel Ergife – dove è riunita la Cei e dove si è recato nel pomeriggio - la relazione preparata da monsignor Lorenzo Ghizzoni, il quale ha assicurato che anche la Chiesa italiana si sta adeguando - al pari degli altri paesi - alle misure indicate dalla Santa Sede, creando in ogni diocesi una commissione specifica per prevenire la pedofilia.

Francesco si è poi concentrato su alcune questioni che gli stanno particolarmente a cuore. Per esempio l'avvio (in salita) del Sinodo dei sinodi, un percorso di riforme in itinere che coinvolge tutto il mondo per rivedere la pastorale e (forse) anche alcune posizioni del magistero. Il Papa vorrebbe tanto che in Italia cambiasse l'impostazione dell'episcopato e della Chiesa: vorrebbe vedere le comunità e i pastori più capaci di abbracciare quelle periferie a lui tanto care (periferie geografiche, esistenziali o culturali).

Ieri, in previsione di questa sessione autunnale, era circolata la voce che il Papa avesse intenzione di rivolgere una colossale reprimenda ai vescovi, soprattutto per la resistenza che un gruppetto di loro aveva recentemente manifestato davanti all'ipotesi di far partire un sinodo così complesso e per molti decisamente anomalo. I presenti hanno però riferito di un colloquio complesso, piuttosto lungo ma costruttivo, fatto di domande e risposte.

Significativo tuttavia il 'santino' che il Papa ha voluto venisse distribuito ai presenti. Il messaggio è stato veicolato a tutti in modo chiaro. Sotto l'immagine del Buon Pastore il biglietto riportava un decalogo, una specie di road map del vescovo in stile callejero, di strada. «Beato il vescovo che fa della povertà e della condivisione il suo stile di vita, beato il vescovo che non teme di rigare il volto con le lacrime, beato il vescovo che considera il suo ministero un servizio e non un potere, beato il vescovo che non si chiude nei palazzi del governo e non diventa burocrate attento più alle statistiche che ai volti; beato il vescovo che sa andare controcorrente e quello che opera per la riconciliazione».

In questo biglietto c'è tutto il pontificato di Bergoglio. Il cardinale Gualtiero Bassetti, ormai prossimo alla uscita da presidente, ha fatto presente che i vescovi sono molto obbedienti e che il percorso sinodale che si sta snodando in tutti i territori, «è in piena sintonia con quello del Sinodo dei vescovi». Lo ha definito un tempo di grazia. Poi ha ringraziato il Papa per avere accettato l’incontro a Firenze il 27 febbraio prossimo, «pandemia permettendo». Il segretario della Cei, monsignor Russo, invece, in serata ha voluto precisare che è stato tutto «molto bello».

Intanto le manovre per il ricambio alla presidenza sono già iniziate e avanzano sornione: i vescovi a maggio voteranno le 'primarie' e indicheranno al Papa una terna di nomi. Spetterà a lui scegliere e nominare il prossimo presidente. Tra i più quotati ci sono i cardinali Zuppi (di Bologna) e Lojudice (di Siena) anche se è possibile esca dal cilindro un outsider molto amato, il siciliano arcivescovo Raspanti.

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