Papa Francesco tuona contro i vescovi maneggioni, alcolisti e collerici

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Città del Vaticano - Il vescovo è un amministratore di Dio e non dei beni materiali, del potere, del buon vino e delle cordate. Papa Francesco torna a tuonare contro i vescovi manager, più attirati dal denaro e dal lusso che non dalla radicalità evangelica. E’ stata la Lettera di san Paolo apostolo a Tito a guidare la riflessione di Papa Francesco nell’omelia della messa mattutina a Casa Santa Marta. La definizione che dà del vescovo è un amministratore di Dio. Il Papa invita poi tutti i vescovi a farsi una domanda molto semplice: «Io sono amministratore di Dio o sono un affarista?. Il vescovo essere irreprensibile».

Francesco ricorda ancora che un vesovo non deve essere arrogante né superbo, «non collerico e non dedito al vino, uno dei vizi più comuni al tempo di Paolo, non affarista né attaccato ai soldi. Una calamità per la Chiesa – afferma – un vescovo del genere anche se avesse uno solo di questi difetti. Capace di dare ospitalità, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla Parola degna di fede che gli è stata insegnata: queste le peculiarità del servitore di Dio».


“Nella Chiesa – conclude il Papa- non si può mettere ordine senza questo atteggiamento dei vescovi”. Ciò che conta davanti a Dio non è essere simpatici, predicare bene ma l’umiltà e il servizio. Ricordando la memoria di san Giosafat, vescovo e martire, Francesco chiede preghiere per i vescovi perché “siano così, siamo così, come Paolo ci chiede di essere”.
Lunedì 12 Novembre 2018, 11:13 - Ultimo aggiornamento: 12-11-2018 15:42
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