Alla Camera la discussione sul riconoscimento del Genocidio Armeno

Lunedì 8 Aprile 2019 di Franca Giansoldati
Alla Camera la discussione sul riconoscimento del Genocidio Armeno

Città del Vaticano  - La Camera apre la discussione di una mozione che impegna il Governo a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e «a darne risonanza internazionale». La mozione 1-00139 esorta l’esecutivo a dare ufficiale riconoscimento al piano di sterminio pianificato sotto l’Impero ottomano tra il 1915 e il 1916 e costato la vita a un milione e mezzo di armeni. Uno scenario che l’attuale Turchia ridimensiona in termini di vittime, negandone la natura genocidaria. Il testo discusso alla Camera inquadra gli elementi che secondo i promotori rendono necessario un riconoscimento ufficiale, partendo dal fatto che «il riconoscimento e la memoria delle persecuzioni e degli orrori occorsi nel XX secolo deve costituire un monito perenne, affinché il Parlamento sia per sempre baluardo della libertà umana e della dignità della persona secondo i principi e le disposizioni della Costituzione della Repubblica».

«La Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, ratificata dall’Italia con la legge 11 marzo 1952, n. 153, riconosce che il genocidio ha inflitto gravi perdite all’umanità in tutte le epoche storiche – prosegue il testo – la Sottocommissione per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 1973 riconobbe che lo sterminio di oltre un milione e mezzo di armeni nell’impero Ottomano avvenuto negli anni 1915-1917 era da considerarsi il primo genocidio del XX secolo, ai sensi della predetta Convenzione».

La mozione 1-00139 evidenzia che «più di venti Paesi del mondo hanno riconosciuto ufficialmente il genocidio armeno; il Parlamento europeo con la Risoluzione su una soluzione politica del problema armeno, adottata il 18 giugno 1987, riconobbe che i tragici eventi del 1915-1917 occorsi agli armeni nel territorio ottomano costituivano genocidio, e ritenne altresì che il rifiuto da parte del Governo turco di riconoscere il genocidio commesso dai «Giovani turchi» rappresentava un ostacolo all’adesione della Turchia alla Comunità europea; con la risoluzione del 12 marzo 2015 inerente alla Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2013, in vista del 100° anniversario di detto genocidio, il Parlamento europeo chiese a tutti gli Stati membri di provvedere al suo riconoscimento (paragrafo 77)». Inoltre, «con la risoluzione del 15 aprile 2015 sul centenario del genocidio armeno, il Parlamento europeo, considerando l’importanza di mantenere vivo il ricordo del passato, ritenendo fondamentali verità e memoria per la riconciliazione tra i popoli, invitava nuovamente la Turchia a riconoscere il genocidio armeno, «aprendo così la strada a un’autentica riconciliazione tra il popolo turco e il popolo armeno». Il Parlamento europeo invitava altresì Armenia e Turchia a concentrarsi su un’agenda che metta in primo piano la cooperazione tra i popoli ed a procedere alla normalizzazione delle loro relazioni, ratificando e attuando senza condizioni preliminari i protocolli sull’istituzione di relazioni diplomatiche, aprendo la frontiera e migliorando attivamente le proprie relazioni, con particolare riferimento alla cooperazione transfrontaliera e all’integrazione economica».

Tra i Paesi membri dell’Unione europea hanno dato seguito alla richiesta del Parlamento europeo: Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svezia e lo stesso ha fatto la Svizzera. In Italia, la Camera dei deputati, con la risoluzione n. 6-00148, approvata il 17 novembre 2000, pur richiamando la summenzionata risoluzione del Parlamento europeo sul riconoscimento del genocidio armeno, si limitava ad impegnare il Governo ad adoperarsi per il completo superamento di ogni contrapposizione tra popoli e minoranze diverse nell’area.

Papa Francesco, il 12 aprile 2015, in occasione di una solenne celebrazione in San Pietro, ricordava il massacro degli armeni  ritenuto «il primo genocidio del XX secolo». Il Pontefice richiamava quanto già espresso nel 2001 da Papa Giovanni Paolo II, che in una dichiarazione congiunta con il Patriarca Karekin II, aveva utilizzato il termine «genocidio» per definire il massacro della popolazione armena avvenuto da parte dell’impero ottomano a partire dal 1915». ) firmatari sono: Formentini, Sabrina De Carlo, Delmastro Delle Vedove, Quartapelle Procopio, Colucci, Centemero, Carelli, Capitanio, Piccoli Nardelli, Molinari, D’Uva, Zóffili, Cecchetti, Coin, Bordonali, Ziello, Eva Lorenzoni, Bisa, Paolini, Colla».

L'iniziativa ha subito avuto contraccolpi turchi. L'ambasciatore italiano ad Ankara, Massimo Gaiani, è stato convocato al ministero degli Esteri turco, che ha espresso il proprio disappunto per la mozione in discussione alla Camera che chiede al governo di riconoscere il genocidio degli armeni. Un gesto che non è arrivato inaspettato, considerato quanto la Turchia sia sensibile all'argomento: Ankara ha ribadito all'ambasciatore la posizione sempre sostenuta, secondo cui il massacro degli armeni commesso durante la prima guerra mondiale non è configurabile come un genocidio.

Ultimo aggiornamento: 19:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA