Vaticano, la doccia gelata dei magistrati inglesi sul palazzo di Londra, Parolin autorizzò tutto Leggi la sentenza

Giovedì 25 Marzo 2021 di Franca Giansoldati
Vaticano, la doccia gelata dei magistrati inglesi sul Palazzo di Londra, Parolin autorizzò tutto

Città del Vaticano – Una autentica doccia scozzese sull’intera inchiesta vaticana è arrivata dai giudici di Londra che hanno demolito, pezzetto per pezzetto, attraverso motivazioni articolate e pignole, l'impianto accusatorio vaticano sullo scandalo del palazzo di Londra. La conclusione cui sono giunti i magistrati britannici è che tutte le operazioni formali si sono svolte con il benestare del cardinale Pietro Parolin e del Sostituto, monsignor Pena Parra. L'immobile acquistato con i soldi dell'Obolo finì, come si sa, al centro di una catena di transazioni e scatole cinesi, fino a far scoppiare una guerra interna tra lo Ior e la Segreteria di Stato per il controllo della proprietà e dei fondi riservati gestiti dalla Segreteria di Stato.

 

 

Alla magistratura inglese si era rivolto uno dei protagonisti di questa ingarbugliata vicenda, il finanziere Gianluigi Torzi che era subentrato nella gestione dell'immobile acquisendo le quote da un altro finanziere, Raffaele Mincione, entrambi indagati dal Vaticano assieme ad una serie di funzionari con l'ipotesi che vi fossero accordi nascosti e, in sostanza, una truffa ai danni della Santa Sede. I magistrati britannici, in questo passaggio, hanno sbloccato i conti correnti congelati di Torzi e hanno messo nero su bianco che dietro tutta questa vicenda non vi fu alcun ricatto ma transazioni economiche regolari e perfettamente inquadrate nell'ordinamento britannico.

Caso Londra, dopo Becciu decisione storica del Papa: la Segreteria di Stato senza fondi

Nella sentenza il giudice inglese ricostruisce passaggio dopo passaggio l'iter complesso di una compravendita che vede diversi attori in causa e, in alcuni passaggi della sentenza, scrive che vi sono stati una serie di errori e una mancanza di produzione di prove da parte dei procuratori vaticani. Adesso cosa accadrà in Vaticano è tutto da vedere. 

La sentenza inglese è suddivisa per punti. Al numero 75 viene riportata una nota del cardinale Parolin, emessa a sigillo dell'ultimo passaggio della vendita a Torzi, giudicato dal porporato in modo molto positivo. 

«Dopo aver letto questo Memorandum, anche alla luce delle spiegazioni fornite ieri sera dal monsignor Perlasca e dal dottor Tirabassi, avendo avuto rassicurazioni sulla validità dell'operazione (che porterebbe vantaggi alla Santa Sede), sulla sua trasparenza e sull'assenza di rischi di reputazione (che, in effetti, supererebbero quelli legati alla gestione del Fondo GOF) sono favorevoli alla conclusione del contratto. Grazie. P Parolin» la data del documento è del 25 novembre 2018.

Vaticano, il cardinale Pietro Parolin fuori dalla commissione di controllo dello IOR

Eppure in Vaticano, in quel periodo, qualcosa non deve essere andato dritto, visto che di lì a poco stava per esplodere lo scontro tra lo Ior e la Segreteria di Stato, nella persona del Sostituto monsignor Pena Parra che avrebbe fatto partire l'inchiesta vaticana, tuttora aperta e nelle fase conclusive. 

In un altro passaggio il magistrato inglese annota: «Trovo difficile accettare il suggerimento che monsignor Perlasca sia stato tenuto all'oscuro dal modo in cui le transazioni dovevano essere strutturate e difficile da accettare, dato che la Segreteria di Stato fu consigliata da avvocati londinesi ed eseguiva i documenti per conto della Segreteria. Il Prof. Avv Diddi (il pm vaticano ndr) dice che Monsignor Perlasca era incapace e inetto. Anche se questo può essere vero, agire come un cospiratore disonesto è un'altra cosa».

Al punto 71 invece si legge: «Trovo difficile accettare qualsiasi ipotesi che l'arcivescovo Peña Parra abbia firmato un tale documento senza aver familiarizzato con i documenti con i quali ha autorizzato Monsignor Perlasca a eseguire, data l'apparente importanza dell’operazione e le notevoli somme di denaro coinvolte. Il Prof. Avv. Diddi non suggerisce che l'Arcivescovo Peña Parra facesse parte della cospirazione, o fosse anche incapace e negligente nel modo in cui egli asserisce che lo fosse Monsignor Perlasca». 

Il magistrato londinese annota anche evidenti discrepanze. «Mettendo da parte per il momento le molteplici prove per sentito dire invocate dal Prof Avv Diddi nella sua deposizione e il peso che questa Corte dovrebbe dargli, gli scambi a cui egli fa riferimento sono aperti all'interpretazione. Contrariamente alla sua affermazione, non credo che si possa dire con certezza che essi siano la prova definitiva che monsignor Perlasca e il signor Tirabassi agiscano al di fuori dell'ambito della loro autorità, tenendo presente che la delega firmata dall'arcivescovo Peña Parra due giorni dopo questo scambio, si riferisce espressamente all'accordo quadro e alla SPA. Come ho già osservato, dubito che il Sostituto non si sarebbe informato direttamente sulla natura dell’operazione, date le somme apparentemente coinvolte”» 

 


 

Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 07:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA