Castelgandolfo, la vigna di Ratzinger sradicata per niente: tramontato il progetto del centro convegni

Venerdì 8 Gennaio 2021 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – La vigna di Papa Ratzinger estirpata l'anno scorso dall'oggi al domani e senza alcun apparente motivo dalla tenuta di Castelgandolfo doveva servire a fare spazio ad una costruzione tutta acciaio e cristalli, modernissima, per ospitare mostre e convegni internazionali. Il mistero del perché sia stato distrutto nottetempo uno dei simboli del pontificato di Benedetto XVI (all'insaputa di Papa Francesco) sembra finalmente risolto, mentre è definitivamente tramontato il progetto. 

 

 

La decisione era maturata sotto la direzione delle ville pontificie qualche tempo dopo la nomina del nuovo direttore, probabilmente per rilanciare e potenziare in futuro il museo (attualmente chiuso come tutti i musei italiani e anche quelli vaticani). Benché la distruzione della vigna avesse sollevato perplessità e stupore il Vaticano non aveva mai voluto commentare ufficialmente il fatto.

 

 

Come si ricorderà si trattava di diversi filari di vitigno, impiantati in un angolo dei giardini di Castelgandolfo, a ridosso della statua del Buon Pastore, secondo una collocazione studiata, ben precisa e simbolica. La vigna (che forniva ad ogni vendemmia un po' di vino autoctono) era stata donata a Benedetto XVI dalla Coldiretti, in omaggio al discorso fatto al momento della elezione nel 2005: «sono un umile operaio nella vigna del Signore».

Quando venne estirpata erano circolate diverse teorie. Che forse si trattava di filari ammalati, che occorreva ampliare il viale, che doveva essere costruito un altro museo. Tutte ipotesi. C'era persino chi, simpaticamente, aveva scherzato sul fatto che forse l'area serviva finalmente per piantare del luppolo e fare birra, visto che il direttore dei musei proveniva dalla Peroni. Naturalmente ironie bonarie, fermo restando che alla base nessuno riusciva a spiegarsi il perché di quel pasticcio. 

In realtà la decisione di strappare il vitigno sarebbe stata funzionale al progetto – poi tramontato per una serie di vincoli e di difficoltà – di costruire una imponente struttura in grado di ospitare periodicamente convegni internazionali. Un centro culturale di alto livello, multifunzionale, capace di fare da supporto alla parte della Villa pontificia adibita a museo, nel quale organizzare, periodicamente, iniziative internazionali in campo artistico e accademico. Il disegno era stato studiato in ogni dettaglio e prevedeva ampie sale e ambienti moderni, come era stato analizzato dagli architetti. I motivi precisi che hanno spinto il Vaticano a sospendere ed accantonare definitivamente questa proposta che avrebbe dovuto lavorare in sinergia con le attività dei musei vaticani non sono del tutto chiare. Tuttavia si sa che al posto delle vigne estirpate  (inutilmente) ora sbocciano delle rose. 

Dietro questo vitigno c’era una storia. I coltivatori diretti scelsero con grande cura queste piante per festeggiare la giornata mondiale della salvaguardia del creato e per ricordare le prime parole che l’ex prefetto della congregazione della Fede Ratzinger aveva rivolto alla folla dopo la sua elezione, nell’aprile del 2005. «Sono un umile lavoratore della vigna del Signore». Un brano del Vangelo al quale il Papa emerito è da sempre legato.

Gli agricoltori poco tempo dopo, arrivando a Castel Gandolfo per un Angelus domenicale, spiegarono al pontefice che avrebbero provveduto a donare dei vitigni antichi e ad ammodernare la piccola cantina papale con attrezzature per fare il vino, compreso botti di castagno e rovere necessarie per l’invecchiamento. Al Papa Ratzinger affidarono poi le loro speranza, parlando delle loro paure per il settore agricolo in crisi e penalizzato. Gli confidarono che le sue parole pronunciate dalla Loggia delle Benedizioni erano di conforto per tutti coloro che lavorano alla salvaguardia del territorio. 

La frase citata da Ratzinger nel 2005 è tratta dal Vangelo: « Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna (...)  Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. (...) Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi »  (Matteo 20,1-16)

 

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