Referendum, il vice presidente della Cei apre il fronte del No al taglio dei parlamentari: «Preoccupano aggiustamenti sull'onda emotiva dell'antipolitica»

Lunedì 31 Agosto 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - Il primo vescovo a rompere il ghiaccio e prendere posizione per il 'No' (sebbene a livello personale) è stato il vice presidente della Cei, Antonio Raspanti. Al referendum del 20 e 21 settembre per il taglio dei parlamentari «ognuno – dice - deve votare secondo le proprie convinzioni», ciò che più importa però è che «non venga compromesso l'equilibrio dello Stato». Fino a questo momento nessun prelato aveva affrontato pubblicamente l'argomento facendo capire cosa sia meglio fare davanti al dilemma referendario.

Raspanti, per chiarire meglio il suo pensiero, ha poi spiegato di capire bene che la partita in gioco - il numero dei parlamentari - «è la tessera di un grande mosaico che ha bisogno di pesi e contrappesi. La cosa che deve semmai preoccupare è che non vengano fatti singoli aggiustamenti sull'onda emotiva dell'anti-politica. I cambiamenti vanno fatti, cercando però di mantenere equilibrati i bilanciamenti dello Stato. Non a caso ci sono molti esponenti politici che già dicono che c'è bisogno di una nuova legge elettorale perché va da sé che la diminuzione del numero di parlamentari porta a ridisegnare i Collegi».

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Un discorso che non fa una grinza. Ai piani alti della Cei si affrettano però a chiarire che al di là delle autorevoli parole del vice presidente, al momento non ci sono state posizioni collegiali. «Non sono state nemmeno discusse e tantomeno verranno prese». Se l'orientamento alla neutralità istituzionale dovesse restare tale, diocesi e parrocchie verranno lasciate libere di orientare o meno. Quello che, invece, anche alla Cei viene auspicato è di aiutare gli elettori a formarsi una opinione, a riflettere facendo in modo che chiunque possa avere le chiavi di lettura necessarie per un voto meditato e per affrontare un dilemma referendario di non poco conto soprattutto per la rappresentatività di tante aree montane o poco sviluppate che rischierebbero concretamente di perdere voce a Roma.

Ormai è chiaro che anche in campo cattolico la presa di posizione dell'ex presidente Romano Prodi fatta sul Messaggero, schieratosi a favore del No e contro la riduzione dei parlamentari, ha messo con le spalle al muro persino i vescovi che ora saranno costretti, a livello personale, esattamente come ha fatto Raspanti, di non eludere le domande. Monsignor Raspanti, vescovo siciliano, ha spiegato all'Adnkronos: «Siamo davanti ad un passaggio delicato perché se dovesse essere manomesso l'equilibrio dello Stato: spero e mi auguro che sia volontà del legislatore, se fa un intervento in un senso, intervenire anche per lasciare sempre in equilibrio l'ordinamento».

Al momento nessun organo di stampa cattolico è sceso in campo. Un silenzio eloquente. Nei giorni scorsi solo l'Avvenire, il giornale dei Vescovi, ha ovviamente raccontato il dibattito in corso senza scivolare su un terreno di partigianeria, rimanendo prudentemente neutrale. Ai suoi lettori ha però offerto ampio materiale per formarsi una opinione libera sia sul fronte del Sì che sul fronte opposto. Per il No ha riferito che con un «taglio lineare » alla rappresentanza parlamentare del 36% si ottiene il risparmio dello 0,007% della spesa pubblica, pari grosso modo - a una tazza di caffè l’anno».

Ultimo aggiornamento: 19:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA