Il Vaticano e l’affare a Londra: ora gli indagati sono dieci

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Valentina Errante
Il Vaticano e l’affare a Londra: ora gli indagati sono dieci

È il 2014 quando la segreteria di Stato Vaticana compra l’immobile di Sloane Avenue a Londra e avvia una serie di investimenti fallimentari, attraverso l’ingresso al 45 per cento nel fondo Athena, costato alla Santa Sede circa 500 milioni di euro. Ma l’operazione, che ha portato il promotore di Giustizia Gian Piero Milano a indagare per truffa, estorsione, riciclaggio, peculato, e che sta sconvolgendo il Vaticano, parte almeno due anni prima. Gli indagati, intanto sono diventati dieci. E le indagini adesso vanno a ritroso. Mentre entrano in campo anche i pm di Roma, con il pm Maria Teresa Gerace che ha iscritto il nome del finanziere Raffaele Mincione sul registro degli indagati per riciclaggio.

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Al centro delle indagini le movimentazioni di denaro verso il Liechtenstein e Lussemburgo. 
Nel fascicolo Vaticano sono stati coinvolti anche il capo dell’Antiriciclaggio, Tommaso di Ruzza, e monsignor Alberto Perlasca, don Mauro Carlino, ex segretario di Angelo Giovanni Becciu, Caterina Sansone, addetta di amministrazione della segreteria di Stato, Vincenzo Mauriello, minutante dell’ufficio del protocollo della Segreteria di Stato, Fabrizio Tirabassi, minutante dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Oltre a Mincione e Gian Luigi Torzi, i finanzieri che hanno promosso l’operazione. E ad altri religiosi.

Quando segretario di Stato era ancora il cardinale Tarcisio Bertone, che non è indagato. Per questo adesso nell’inchiesta condotta all’interno delle Mura Leonine gli accertamenti riguardano anche i passaggi precedenti e il ruolo svolto dall’allora segretario di Stato. L’indagine è partita nel 2019, ma il terremoto, fatto di veleni e cordate, è cominciato prima. 

IL PALAZZO
Il palazzo al 60 di Sloane Avenue era stato costruito da Harrods per ospitare uffici e negozi, il progetto è realizzare appartamenti e rivenderlo. Ma in realtà per raggiungere l’obiettivo saranno necessari altri soldi e ancora soldi. Una vicenda sulla quale si allunga l’ipotesi delle speculazioni individuali. Non solo dei finanzieri che l’hanno promossa, mettendosi in tasca cifre a sei zeri, ma anche da parte di religiosi. Ma le indagini vanno ancora più indietro al 2014, quando il cardinale Pell chiedeva conto di fondi extrabilancio. L’idea di quell’investimento nasce nel 2012, quando, sotto Bertone, entra in scena il finanziere Raffaele Mincione negli uffici londinesi del Credit Suisse, che gestiscono circa 650 milioni di euro della Segreteria di Stato, provenienti in gran parte dall’Obolo di San Pietro.

All’epoca monsignor Angelo Perlasca è responsabile dell’ufficio amministrativo e consiglia l’allora Sostituto Becciu. Nel 2014 si conclude l’affare. La Segreteria di Stato compra il 45% dell’immobile attraverso il fondo Athena gestito dalla Wrm di Mincione, che a sua volta ne detiene la maggioranza, dei 147 milioni di euro investiti dal Vaticano solo 80 vanno nel palazzo e 65 in altre attività del fondo. Bertone intanto è uscito di scena, lasciando il posto nel 2013 al cardinale Parolin. Becciu resta Sostituto fino al 2018, quando viene promosso alla Congregazione dei santi. Oltre all’oramai famoso palazzo di Sloane Avenue, interamente rilevato dalla Segreteria di Stato nel 2018 ci sono anche altri immobili a Londra. Uno è a North Kensington, acquisito dal fondo Athena.

INVESTIMENTI
Intanto gli investimenti sono finiti davanti all’Alta Corte di Londra che si dovrà pronunciare su una controversia legale. A chiamare in causa il Vaticano è stato Mincione, che ha chiesto all’Alta Corte di pronunciarsi sulla correttezza dei contratti firmati dalla Segreteria di Stato nel 2013. Secondo i magistrati vaticani quei contratti potrebbero non essere validi, mentre per la controparte, cioè il finanziere Mincione, sono regolarissimi e conformi alle norme inglesi. Per questo ha deciso di fare causa al Vaticano ricorrendo alla corte londinese. Il 14 settembre però il Vaticano è passato alla contromossa, depositando la richiesta di rinvio, sollevando il principio di competenza di giurisdizione. Il giudice inglese dirà se il Vaticano può non presentarsi ritenendo legittimo che si sottragga alla competenza britannica. Tutto dipenderà dalla memoria che verrà presentata e dalle motivazioni addotte. 
 

Ultimo aggiornamento: 11:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA