Vaticano, Becciu: la società fantasma dietro “lady 500mila euro”

Martedì 6 Ottobre 2020 di Valentina Errante
Vaticano, Becciu: la società fantasma dietro lady 500mila euro

Una società fantasma. Lo avranno già scoperto anche il promotore di Giustizia, Gian Pietro Milano, e il suo aggiunto, Alessandro Diddi, che indagano sugli affari Vaticani e sul saccheggio dei fondi destinati agli indigenti. Nella sede di Lubiana della Logsic doo di Cecilia Marogna, la società che ha ricevuto 507mila euro dalla Segreteria di Stato, non c’è un ufficio e nessuno nel grande palazzo conosce la signora o ha notizie della sua attività. Secondo la difesa dell’ex Sostituto ed ex prefetto della Congregazione dei santi, Angelo Becciu, che ha bonificato in un anno e mezzo i soldi alla donna, Marogna avrebbe dovuto curare le relazioni internazionali del Vaticano per salvare religiosi in pericolo.

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Di fatto se ne andava in giro con un lasciapassare firmato dal cardinale appena “licenziato” dal Papa e spendeva il denaro che aveva sul conto della società in beni di lusso. Per scoprirlo è volato fino a Lubiana Gaetano Pecoraro, il giornalista de “Le Iene” che, nella puntata di ieri sera, ha mostrato come nessuno, nella sede legale della Logsic doo, abbia mai avuto notizie della donna. Non ci sono uffici, nessuno sa chi sia. C’è soltanto una cassetta della posta, condivisa con altre cinque aziende, che riporta il nome della società di Cecilia Marogna. Ma neppure il custode del palazzo sa di cosa si tratti e ne ha mai sentito parlare. 

LE VERIFICHE
Adesso la Gendarmeria sta indagando su altri soldi, almeno altri 100mila euro, bonificati alla signora su disposizione del cardinale Becciu sempre dalla Segreteria di Stato. Dal canto suo il religioso, accusato dal Papa di peculato e al centro di diversi episodi di distrazione di fondi, dice di essere stato ingannato. Ma quale fosse il curriculum di Cecilia Marogna e quali credenziali abbia presentato al porporato, per ottenere la sua fiducia e tanto denaro, è ignoto. 

LE SPESE
La signora, intervistata, ha millantato rapporti con l’intelligence, continuando a sostenere che i soldi del Vaticano fossero indispensabili per la sua “missione”: intessere relazioni internazionali, informare la Santa Sede sulle crisi in aree calde e, addirittura mediare per la liberazione degli ostaggi, suore e preti rapiti in Asia e Africa. Un lavoro di intelligence, insomma, che mal si concilia, però, con le spese che risultano dall’estratto conto della società slovena che la Marogna amministra. “Le Iene” hanno mostrato ieri l’estratto conto della società che ha incassato il denaro destinato agli indigenti o a opere di bene: 12.300 euro per una poltrona Frau, 2.200 euro in una boutique di Prada, 1.400 euro da Tod’s, 8mila nell’atelier Chanel. Poi ancora Prada, Valentino, Louis Vuitton. Spese di rappresentanza, si difende la donna, che millanta rapporti con i servizi segreti. E sostiene di avere fatto regali strategici a mogli di personaggi importanti e potenti. 
I 507mila euro sono stati accreditati alla signora dalla Segreteria vaticana tra dicembre 2018 e luglio 2019. Bonifici frammentati: da 50mila euro, 75mila euro, 82mila euro e ancora 50mila euro.

I COMPENSI
La signora sostiene che, oltre al denaro per le spese vive delle sue operazioni nelle aree calde, gli accrediti comprendessero anche i suoi compensi. Eppure la causale di tutti i bonifici era sempre la stessa: «Missione umanitaria». Sorge spontanea la domanda se esistano anche delle fatture per quei soldi incassati o se quei versamenti fossero ufficialmente opere caritatevoli. Anche su questo lavora la Gendarmeria, come su altri soldi, almeno 100mila euro che la donna avrebbe incassato. 
 

Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre, 21:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA