Vaticano, arrestato Gianluigi Torzi per estorsione e truffa per lo scandalo dell'immobile di Londra: rischia fino a 12 anni

Venerdì 5 Giugno 2020 di Franca Giansoldati
Vaticano, arrestato Gianluigi Torzi per estorsione e truffa per lo scandalo dell'immobile di Londra: rischia fino a 12 anni

Città del Vaticano – La comunicazione choc è sicuramente è destinata ad aprire nuovi scenari nell'inchiesta dell'immobile a Londra. I magistrati del Papa - ieri pomeriggio - hanno arrestato il finanziere Gianluigi Torzi. Il businessman di origine molisana operativo a Londra da anni, subentrato nell'affare di Sloan Avenue dopo l'uscita di Raffaele Mincione (il primo socio del Vaticano nell'investimento del mattone) era stato convocato nell’Ufficio del Promotore di Giustizia per un interrogatorio.

Doveva essere un colloquio conoscitivo ma al termine è stato spiccato un mandato di cattura. A lui sono stati contestati vari episodi relativi alla estorsione, peculato, truffa aggravata e auto-riciclaggio: reati per quali la Legge vaticana prevede pene fino a dodici anni di reclusione. Il provvedimento porta la firma del Promotore di Giustizia, Gian Piero Milano, e del suo Aggiunto, Alessandro Diddi. Torzi al momento è detenuto in una cella presso la caserma del Corpo della Gendarmeria vaticana. Un passaggio clamoroso che va direttamente a intersecare nelle vicende collegate alla compravendita del palazzo di lusso di Sloane Avenue, nel centro di Londra. A detta del Vaticano si tratta di fare luce in “una rete di società” in cui erano presenti una serie di funzionari della Segreteria di Stato che nel frattempo sono stati tutti licenziali (eccetto Caterina Sansone, l'unica funzionaria che è stata solo spostata ad un altro incarico, mantenendo il lavoro in curia). Gli altri sono stati licenziali con una disposizione firmata dal Papa il 1 maggio, festa dei lavoratori. Si tratta di funzionari che lavoravano in Segreteria di Stato e tenevano la contabilità di svariate società per conto del Vaticano, operando dietro autorizzazione dei superiori che all'epoca erano l'ex Sostituto, Angelo Becciu (ora cardinale) e il Segretario di Stato, Pietro Parolin.

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Il Papa, per primo, in alcune occasioni pubbliche ha definito l'investimento a Londra opaco, dando mandato – su segnalazione dello Ior - alla magistratura di avviare una indagine. La storia – piuttosto ingarbugliata - inizia sette anni fa quando i vertici vaticani si trovano ad investire una parte del tesoretto del Papa. La Segreteria di Stato decide di puntare su un palazzo di Londra, dietro consiglio di Raffaele Mincione, un finanziere introdotto dal Credit Suisse londinese, al quale il Vaticano aveva inizialmente chiesto un parere su una operazione petrolifera in Angola.

Mincione sconsigliò il petrolio suggerendo, invece, il palazzo che nel frattempo veniva ristrutturato e che ora, a conti fatti, effettivamente risulta un ottimo investimento. Tanto che – a Brexit consumata – sul mercato vale il triplo del suo valore, come ha affermato recentemente anche il cardinale Angelo Becciu. «Quell'immobile tutti ce lo invidiano». Mincione nel 2018 esce dall'affare per una serie di contrasti in Segreteria di Stato e al suo posto entra Gianluigi Torzi. Sicuramente è questo il nodo che presenta maggiori problemi, anche se tutto ora è da verificare. Il finanziere venne introdotto al di là del Tevere da un avvocato che all'epoca lavorava per la Ernst and Young, Intendente anche se da indiscrezioni Torzi avrebbe operato in ambito cattolico svariati anni prima rilevando crediti ad alcuni ospedali cattolici. Con Mincione, invece, la partita si chiude in modo chiaro e concordato anche se in Vaticano ancora ricordano gli scontri per operazioni non sempre condivise, come Carige, Retelit, Bpm.

Torzi dovrà chiarire ai magistrati cosa andò storto. Anche lui, alla fine fu liquidato anche se in Vaticano esisterebbero note vergate e autorizzate per ogni passaggio. Nel frattempo il cardinale Becciu, all'Adnkronos, ha smentito di avere mai conosciuto Torzi. “E' entrato quando non ero più Sostituto”. Poi ha aggiunto che il Vaticano “ha acceso un mutuo rispettando i fondi. Si è acceso un mutuo perché con le banche ci sembrava una occasione per fare fruttare al meglio i capitali ma l'obolo di San Pietro è rimasto lì e ha aumentato gli interessi".
 

 

Ultimo aggiornamento: 6 Giugno, 16:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA