Vaticano, il presepe Star Trek a San Pietro è un caso internazionale, ondata di critiche: «Marziani o birilli»

Lunedì 14 Dicembre 2020 di Franca Giansoldati
Il presepe Star Trek atterrato a San Pietro è un caso internazionale, ondata di critiche: «Sembrano marziani»

Città del Vaticano – Il bizzarro presepe in piazza San Pietro è ormai diventato un caso internazionale. Una opera brutta al limite del ridicolo, secondo alcuni, oppure un coraggioso manufatto artistico concettuale, secondo altri? Di fatto da quando è stato inaugurato, l'8 dicembre scorso, il tormentone sul presepe marziano di Star Trek – come è stato ribattezzato sui social - non accenna a diminuire, anzi. Il polverone ha scatenato una sorta di lotta social tra Guelfi e Ghibellini. 

Bufera social per il Presepe

 

A valutare le reazioni che sta avendo in svariate lingue, la scelta fatta dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato, di assegnare il compito di rappresentare quest'anno la sacra Natività ad un monumentale allestimento in ceramica, realizzato tra il 1965 e il 1975 dai docenti e dagli alunni dell'Istituto d'arte Grue di Castelli, in provincia Teramo, non è stata tra le più felici. Il povero presepe è quotidianamente bombardato di critiche. C'è chi intravede nei personaggi della natività – San Giuseppe, Maria, il Bambin Gesù, i pastori, l'angelo, i Magi – dei birilli piovuti da Plutone, l'arrivo dei marziani, chi ancora dei feticci che rimandano a simboli esoterici, egizi, misteriosi.

 

Che l'arte concettuale non sempre riesca ad intercettare le simpatie del grande pubblico ad un primo impatto, la storia è piena di esempi illustri di artisti poco compresi dai propri contemporanei, salvo poi essere rivalutati in seguito. Fatto sta che per il presepe più importante del momento, quello che è sotto i riflettori del mondo intero, sono momenti duri. I commenti acidi si sprecano a volte rasentando la comicità. C'è chi ha postato foto di un Klingon (personaggio di Star Trek) che si presenta dicendo di essere san Giuseppe in cerca della capanna, chi sospetta dietro manovre massoniche, chi mostri Aniba, chi simboli fallici, chi ancora dice che si avvicina l'era di Jig Robot.

L'estetica moderna pare avere acceso la fantasia nell'individuare le radici culturali del presepe del Vaticano. E pensare che l'obiettivo del vescovo di Teramo, monsignor Leuzzi – già cappellano della Camera – quando ha offerto al Papa l'allestimento natalizio lo ha fatto solo per aiutare la zona di Castelli, duramente provata dal terremoto. Un modo per farle pubblicità. Leuzzi sicuramente non aveva messo in conto gli effetti collaterali negativi.

 

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