Il Vaticano punisce vescovo polacco per aver coperto abusi, lui si candida a sindaco e viene eletto

Domenica 27 Giugno 2021 di Franca Giansoldati
Il Vaticano punisce in Polonia un vescovo per aver coperto abusi, lui si candida a sindaco e viene eletto

Città del Vaticano – Mentre si sta avviando a conclusione l'indagine affidata dal Papa al cardinale Angelo Bagnasco per fare luce sulle supposte coperture ai preti pedofili del cardinale Dziwisz, nella cattolicissima Polonia, patria di San Giovanni Paolo II, un altro incredibile caso è spuntato fuori, dando altro filo da torcere a Roma. Si tratta dell'ex arcivescovo di Danzica, monsignor Leszek Slavoj Glodz già messo sotto indagine l'anno scorso dal Vaticano per sospette negligenze riguardo denunce di abusi fino alla richiesta di dimissioni con l'ammonizione a risiedere fuori del territorio della diocesi di Danzica e non partecipare più ad alcuna celebrazione liturgica in pubblico. 

L'arcivescovo - che ha sempre negato con forza ogni addebito - per tutta risposta aveva presentato in obbedienza le dimissioni al Papa (subito accettate), trasferendosi subito in una altra provincia dove si è candidato a sindaco vincendo le elezioni a Piaski, un piccolo paesino situato nel nord-est della Polonia.

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Il prelato due settimane fa è stato eletto a maggioranza in barba al Codice di diritto canonico che vieta assolutamente ai vescovi di ricoprire cariche pubbliche statali che implicano la partecipazione all'esercizio del potere secolare. Una carica di fatto incompatibile con il suo status ecclesiale che apre di fatto un altro contenzioso con Roma. Le limitazioni all'attività del clero nella vita pubblica possono essere considerate solo sulla base del diritto canonico mentre per l'ordinamento polacco il clero gode degli stessi diritti e doveri dei cittadini laici, quindi può di fatto prendere parte attiva e passiva alla vita politica. Limitare i loro diritti, in pratica, sarebbe una violazione della Costituzione della Repubblica di Polonia e degli accordi internazionali ratificati. Insomma una bella grana.

La Nunziatura in Polonia il 29 marzo scorso aveva diffuso un comunicato che annunciava di aver completato la indagine canonica sulle vicende dell'arcivescovo Głódź, agendo secondo le disposizioni del Codice e del motu proprio di Papa Francesco "Vos estis lux mundi". Ovviamente nessuno avrebbe mai immaginato un epilogo del genere. L'arcivescovo punito dal Vaticano per negligenze in fatto di abusi ora si ritrova sulla poltrona di primo cittadino. 

 

 

Il caso di Glodz fa tornare alla mente la scomunica comminata a suo tempo – 2008 - ad un altro vescovo, Fernando Lugo che in Paragyay si mise alla guida di una coalizione di centro-sinistra e venne eletto presidente sbaragliando la blindatissima candidata del partito Colorado (di centro-destra). L'ex vescovo – nel frattempo sospeso a divinis dal Vaticano - aveva ottenuto il 40,82% mentre Blanca Ovelar si era fermata al 30,72%.  

La Congregazione dei Vescovi all'epoca era guidata dal cardinale Re dovette intervenire subito con la sospensione “a divinis”. Nella lettera ufficiale inviata al vescovo si leggeva: «Considerando la sua intenzione a non rinunciare all’incarico espressa il giorno di Natale, con sincero dolore compio il mio dovere infliggendo a Sua eccellenza, la pena della sospensione ‘a divinis’, proibendole anche di esercitare tutte le funzioni inerenti all’ufficio episcopale».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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