Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Dall'Umbria alla Sicilia, da Narni a Palermo, rivive la storia dell'Inquisizione

Lunedì 19 Settembre 2022 di Francesca Spano'
Dall'Umbria alla Sicilia, da Narni a Palermo, rivive la storia dell'Inquisizione

In Italia ci sono due luoghi peculiari dove ancora si può sentire l’atmosfera di agghiaccianti torture e sofferenze, inflitte a chi negava con convinzione la fede divina e cattolica. I  “peccatori” da punire e giustiziare erano gli eretici e la macabra indagine, nota con il termine di Inquisizione, aveva origine spagnola. L’Istituzione ecclesiastica portava molto denaro nelle casse dello Stato, perché venivano sequestrati tutti i beni e solo una minima parte investiti nella sopravvivenza nelle carceri, mentre il resto era spedito a Madrid. Oggi gli angusti spazi in cui trascorrevano mesi e forse anni, gli sventurati in attesa di giudizio (sicuramente i più noti nel nostro Paese) si possono visitare a Palazzo Steri a Palermo e a Narni, con Narni Sotterranea. 

La storia di Palazzo Steri e del Museo dell’Inquisizione

Questo splendida residenza aristocratica fortificata è affacciata su piazza Marina, il cuore della Palermo medievale, dove venivano giustiziati coloro che non si erano ravveduti in tempo. Palazzo Steri, dal latino "Hosterium", vanta un’architettura talmente particolare da essere ricordata come stile chiaramontano, dal nome di colui che la fece erigere a inizio del Trecento, Manfredi I, appartenente alla famiglia dei Chiaramonte. Si tratta di un impianto quadrato elevato su tre livelli con finestre dal tipico arco normanno, ma con decorazioni in pietra lavica di tradizione moresca. Le vicende del palazzo divennero note sul finire del Quattrocento, quando prese vita con Isabella La Cattolica, la storia dell’Inquisizione e anche Sicilia e Sardegna rientrarono all’interno di questa riforma. Da quel momento la struttura, dapprima nelle segrete e successivamente all’interno, ospitò le prime celle con gli inquisiti. Questo fino al 1601, quando aumentarono così tanto, da dover costruire un annesso corpo basso, diventato anche sede del Tribunale, fino al Settecento. All’interno del Palazzo Chiaramonte Steri si trova oggi il Museo dell'Inquisizione, nel luogo nel quale prima sorgevano le carceri, per riportare alla luce un periodo storico particolarmente doloroso. Facciamo un passo indietro e scopriamo i dettagli dell’epoca e quelli attuali. La storia dell’Inquisizione siciliana prese il via come una vera e propria caccia alle streghe, perché chi denunciava e accusava un presunto eretico, riceveva una parte della sua eredità. Quelle di Palazzo Steri erano carceri maschili e ospitavano anche molti personaggi di grande spessore e cultura. Vi dormivano in ogni cella dai 4 ai 12 uomini, in letti probabilmente ancorati alle mura e ogni dipinto ricorda barche, figure religiose, soprattutto martiri, e delle scritte. Il colore rosso ed era ottenuto dalla polvere dei mattoni, mentre il collante era grasso derivante dal cibo. I graffiti presenti sono originali, riguardano un arco di tempo di trecento anni durante il quale passarono da qui 7161 uomini e con l’ascesa al trono del Vicerè Caracciolo furono occultati con la malta, per poi essere ritrovati nel Novecento durante dei lavori. Al primo piano spicca la Sala Magna, sala di rappresentanza del Rettore, ornata da un prezioso soffitto ligneo dipinto con scene che riguardano avventure cavalleresche e, al secondo piano, la Sala delle Capriate, utilizzata per eventi culturali. Nei secoli il Palazzo è stato: residenza dei Vicerè spagnoli, ha ospitato gli Uffici della Dogana, è stato sede del Tribunale della Santa Inquisizione con le carceri ed è stato rifugio per i poveri.

Narni sotterranea: un pezzo di storia troppo a lungo celato alla vista

Storia, arte, mistero e fascino si intrecciano in questo comune che nasconde un vero tesoro: Narni sotterranea. Oggi i visitatori possono prendere parte a un percorso unico ricco di suggestioni da ricordare a lungo. Curioso pensare che la sua scoperta fu più o meno fortuita, ma facciamo un passo indietro. Questo complesso di ipogei fu ritrovato a fine anni Settanta ed è costituito per la maggior parte da cisterne per l’acqua e da locali che servivano a differenti usi. Erano in dotazione sia per la popolazione che per gli ordini monastici. Negli anni Settanta, sei giovani che facevano parte del gruppo speleologico UTEC, trovarono un piccolo passaggio attraverso un muro, sotto un antico convento domenicano. Era l’inizio della rinascita di questa parte di Narni e, nel 1994, vennero ultimati i lavori di scavo e ripulitura dei resti con l’apertura definitiva del sito. L’interno è composto da un ambiente che riguarda una chiesa del XII-XIII secolo dedicata a San Michele Arcangelo, con dei dipinti risalenti al Medioevo di artisti umbri. Nella roccia adiacente è scavata una cisterna risalente al I sec. a.C e un locale dove è possibile effettuare una visita virtuale dell'acquedotto romano della Formina, che riforniva la città. Quella che colpisce di più, però, è la zona successiva, a cominciare dalla cosiddetta Sala dei Tormenti, dove aveva sede il Santo Uffizio o Tribunale dell’Inquisizione. Attraverso una piccola porta si giunge a una cella carica di graffiti, dove i carcerati lanciavano i loro messaggi non avendo a disposizione carta e inchiostro. Dopo molti anni, in particolare è riemersa la storia di un prigioniero, che trascorse in quella cella almeno 90 giorni fra il 1759 e il 1760. Giuseppe Andrea Lombardini utilizzò un linguaggio criptico fatto di simboli massonici, alchemici e cabalistici incisi secondo un preciso disegno mentale. Durante il giro, si termina con la visita nella chiesa di San Domenico, un tempo Santa Maria Maggiore (oggi trasformata in sala conferenze), che fu cattedrale di Narni fino al XIII secolo e contiene un mosaico bizantino del VI secolo. Per maggiori informazioni:
http://www.narnisotterranea.it/.

© RIPRODUZIONE RISERVATA