GIUSEPPE CONTE

Recovery Fund, Calenda: «Non ha senso dire che l'Italia ha vinto o perso»

Martedì 21 Luglio 2020
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«Non ha senso dire che "l'Italia ha vinto" o "l'Italia ha perso" perché non è così che si ragiona su un accordo internazionale», lo dichiara il leader di Azione Carlo Calenda in un video pubblicato sui social. «Il nostro Paese riceverà più prestiti per circa 34 miliardi e leggermente meno sussidi, meno soldi a fondo perduto. Un ammontare totale comunque superiore a quello che era stato previsto. Attenzione però  - spiega - i sussidi non sono 80 miliardi perché in realtà degli 80, noi mettiamo 55 miliardi dal 2028 nel budget europeo, quindi il saldo netto nel lungo periodo è di 25 miliardi. Certamente un ammontare importante, ma non decisivo. Inoltre, ricordiamoci che tutti questi fondi sono molto più condizionati del MES visto che occorrerà presentare entro il 15 ottobre un piano molto stringente che sarà soggetto a una votazione della Commissione».

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«Ma la sconfitta per l'Europa - prosegue - sta invece nel fatto che il Consiglio Europeo ha definanziato tutti i progetti comunitari, che sarebbero stati gestiti direttamente dalla Commissione Europea, per dare fondi ai singoli Stati. In questo modo gli Stati si indebiteranno mentre gli strumenti comuni avrebbero evitato che il mercato interno si fratturi, come è accaduto negli ultimi mesi, quando i Paesi che hanno più risorse hanno avuto modo di aiutare i loro cittadini più degli altri. Ultimi due punti critici: è sparito il vincolo legato al rispetto dei principi dello Stato di diritto per ricevere le risorse, sbagliatissimo perché chi fa parte di un'Unione deve rispettarne le regole (in particolare l'Ungheria) e rimane il tema del 'freno' dei singoli Paesi, che consentirà per esempio all'Olanda di sospendere l'erogazione dei fondi all'Italia se ritiene che non stiamo rispettando il piano previsto. A quel punto si ritorna in Consiglio europeo. Altro rischio potenziale - conclude - è che, in cambio del Recovery Fund, la BCE possa progressivamente diminuire il programma di acquisto dei titoli di Stato, il quantitative easing, oggi molto vantaggioso per l'Italia. È un compromesso, con elementi di rischio per l'Italia. Ora l'importante è mettersi subito al lavoro per scrivere un piano molto dettagliato di riforme e rispettarlo».

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