Roma, Museo Etrusco: il tesoro delle tombe principesche

Mercoledì 22 Settembre 2021
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di Laura Larcan - video Davide Fracassi/Ag.Toiati

 

Tanto preziosi quanto sconosciuti. Animali fantastici scolpiti in oro puro, coppe in bronzo a doppia parete, spille d'argento, calici di vetro, ventagli d'avorio, corni musicali rivestiti d'ambra, troni e spade, eccolo il tesoro dei principi latini, gli «esuberanti, ricchissimi» guerrieri dell'antica Praeneste (Palestrina), ispirati ai fasti d'Oriente, sotto l'influenza di Assiri, Egizi, Greci e Fenici. Siamo di fronte ai corredi delle tombe principesche Barberini e Bernardini (scoperte a Palestrina nell'800) praticamente mai viste nella loro collezione integrale, preclusa alla vista degli appassionati d'arte otto anni fa. Da quando, cioè, venne, in parte, chiusa sotto chiave per motivi di sicurezza dopo la drammatica notte del 2013 in cui vennero trafugati gli ori Castellani. Un traguardo per il Museo Etrusco di Villa Giulia che restituisce da venerdì un patrimonio eccezionale nella loro integrità grazie al nuovo speciale allestimento (con vetrine blindate a prova di proiettile) nelle sale della vicina Villa Poniatowski che finalmente riapre in modo permanente (tutti i venerdì, con visite guidate). Un complesso monumentale tutto da riscoprire che arricchisce il programma di eventi messo in campo dal direttore Valentino Nizzo per sabato e domenica, Giornate Europee del patrimonio.


«Dal 2013, dopo il furto degli Ori Castellani, la parte più preziosa delle oreficeria delle tombe principesche venne rimossa - racconta Nizzo - I corredi si sono visti in questi anni solo parzialmente, in occasione di mostre organizzate con il Museo archeologico nazionale di Napoli e il parco di Pompei». L'evento, non a caso, è stato salutato da Paolo Giulierini , direttore del Mann, e Massimo Osanna (all'epoca alla guida di Pompei). Nella sala dagli affreschi orientaleggianti di Villa Poniatowski (a pochi passi da Villa Giulia, piazzale di Villa Giulia 9, 063226571, www.museoetru.it), il colpo d'occhio fa battere il cuore. Coppe forgiate in Siria, gioielli e ornamenti celebrativi in oro e argento, carri a forma di biga, troni e scudi, incensieri, tutti simbolo di potete e prestigio che rimandano ad un'abilità artigiana figlia dell'Oriente. «Erano latini esuberanti, i principi di Praeneste, arrivati ad un livello di prestigio senza paragone nel Latium Vetus - commenta Nizzo - Siamo di fronte a capisaldi della storia del Mediterraneo preromano». Del corredo Bernardini faceva parte anche la Fibula prenestina, che conserva l'iscrizione latina più antica (oggi al Museo delle Civiltà dell'Eur).


FESTA ETRUSCA Evento nell'evento. «Il museo non è solo luogo didattico, ma anche di diletto e benessere - riflette Nizzo - per far scoprire il mondo degli Etruschi ad un pubblico di tutte le età». Ecco allora che sabato e domenica va in scena la Festa Etrusca, due giorni di rievocazioni storiche, laboratori di archeologia sperimentale, incontri, compreso l'exploit speciale dei videogiochi a tema, grazie alla sinergia con la società Entertainment Game Apps di Maurizio Amoroso che ha realizzato Mi Rasna. Io sono Etrusco.

Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 09:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA