Papà uccide il figlio di dieci anni in casa a Viterbo: arrestato per l'omicidio. Era uscito da un Covid hotel a Roma

Il piccolo aveva una profonda ferita alla gola, ferita anche la madre. L'allarme scattato per una fuga di gas. L'uomo aveva il divieto di avvicinamento

Martedì 16 Novembre 2021 di Alessia Marani e Giorgio Renzetti
Padre uccide il figlio di 10 anni e minaccia di far esplodere casa con il gas, tragedia nel Viterbese

Un bambino di 10 anni ucciso con un colpo di coltello alla gola. Accusato dell’omicidio è il padre, trovato semi-incosciente nella stessa abitazione dopo essersi chiuso dentro e aver aperto il gas. L’uomo è stato arrestato in serata in ospedale, dove era stato ricoverato in gravi condizioni.

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La tragedia ieri pomeriggio a Cura di Vetralla, a pochi chilometri da Viterbo. Tutto è avvenuto in una abitazione di una palazzina a due piani, nella quale il bambino viveva con la madre. Una casa alla quale l’uomo non doveva avvicinarsi: il giudice del Tribunale aveva emesso nei mesi scorsi il divieto nei suoi confronti dopo le denunce della compagna, che si era rivolta ai carabinieri per i maltrattamenti e le violenze subite.

LA RICOSTRUZIONE
Sono da poco passate le 15,30 quando al 112 arriva una chiamata per presunto sequestro di persona e fuga di gas. A chiamare è Mariola Rapaj, albanese di 32 anni. E’ appena rientrata a casa e ha subito pensato che qualcosa di brutto fosse accaduto. La porta non si apre e si sente un fortissimo odore di gas. In stradone Luzi, dove la donna vive con il figlio Matias di 10 anni, accorrono carabinieri e vigili del fuoco. Questi ultimi riescono a forzare la porta, con i respiratori entrano e trovano il bambino a terra con la gola tagliata: per lui non c’è nulla da fare. In un’altra stanza c’è Mirko Tomkow, 44 anni, polacco da anni in Italia e sposato con Mariola. E’ stordito dal gas, i sanitari del 118 lo soccorrono e, con l’eliambulanza, lo trasferiscono all’ospedale di Viterbo.
Ma in quella casa i soccorsi si rendono necessari anche per la donna, che si sente male alla vista del figlio morto. Soltanto dopo tre ore sarà trasportata anche lei in ospedale, in osservazione sotto sedativi e con l’assistenza del team degli psicologi della Asl di Viterbo. Mentre l’uomo è piantonato dai carabinieri - il fermo per omicidio disposto dal procuratore Paolo Auriemma arriva poco prima delle 24 - in un altro piano dello stesso ospedale. Su di lui sono stati disposti anche gli accertamenti tossicologici.

 

Molti gli interrogativi che iniziano a prendere forma nelle ore successive al fatto. Tomkow era arrivato da Roma ieri mattina, dove si trovava ricoverato in un Covid hotel perché risultato positivo al virus a metà ottobre. Vi era arrivato con un trasferimento proprio dall’ospedale viterbese di Belcolle, una settimana fa. La notizia secondo cui si sarebbe allontanato dalla struttura capitolina ieri mattina, volontariamente, non è stata confermata dagli inquirenti. La versione “ufficiale” è che sia stato dimesso dopo tre settimane perché negativo al tampone.
Tomkow prende il bus Cotral e scende a Cura. Qui alcune mamme lo hanno visto all’orario di uscita dalla scuola elementare, quella frequentata dal figlio: cammina avanti e indietro, non si capisce cosa dice, è abbastanza alterato. Non avrebbe trovato lì Matias, tornato a casa con un parente della mamma (la sorella è sposata con un italiano) al quale si era rivolta perché era fuori per lavoro. Quando lei torna a casa, nel primo pomeriggio, scopre quanto è accaduto. Il 44enne aveva un divieto di avvicinamento alla famiglia. Misura che non voleva accettare e per la quale accusava lei. In Italia da molti anni, aveva lavorato a lungo come gommista ma l’azienda poi aveva chiuso ed era disoccupato da tempo. Taciturno e non molto propenso alla socializzazione, a Cura non era molto conosciuto. Ma erano in molti a saperlo che bevesse. E quando tornava a casa ubriaco alzava le mani sulla moglie. 

La donna, finita in ospedale per le botte, aveva raccontato dei maltrattamenti in famiglia. In ospedale, visto quanto accaduto a Marjola, era stato attivato il “codice rosso” per il trattamento delle violenze familiari. Conseguentemente a questo percorso, era arrivata la misura del divieto di avvicinamento e di frequentazione dei luoghi abituali di moglie e figlio. Una protezione che non è servita e sulla quale dovranno concentrarsi le indagini dei carabinieri. Sul luogo della tragedia il comandante provinciale dell’Arma, colonnello Andrea Antonazzo. A coordinare il lavoro il sostituto procuratore Stefano D’Arma. Per oggi il sindaco Sandrino Aquilani ha proclamato il lutto cittadino.
 

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Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 12:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA