Costa Concordia, dieci anni dopo: due soccorritori viterbesi raccontano. I due libri di Luca Cari

Fabio Paoletti e Luca Cari
Fabio Paoletti e Luca Cari
Venerdì 14 Gennaio 2022, 11:39
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Costa Concordia dieci anni dopo la tragedia. Sull'Isola del Giglio in quei giorni c'erano due viterbesi: Luca Cari, responsabile nazionale della comunicazione dei vigili del fuoco, autore di due libri sul quel disastro: Mai più Concordia (2014) e Apnea, uscito in questi giorni; e Fabio Paoletti del nucleo subacqueo e acquatico dei vigili di Viterbo, che portò in salvo tre superstiti.I ricordi di quei giorni del naufragio sono ancora vivi:

«Ricordo l'impressione - dice Cari - che mi fece quel gigante sdraiato sul fianco. Da lontano vidi una fascia bianca illuminata e mi parve il porto: era la Concordia ed era più grande del porto stesso. Sulla banchina c'era una marea di gente, i più fortunati con le coperte addosso per il freddo. Una nostra squadra di 8 vigili del fuoco, più il loro comandante, stavano dentro a fare soccorso. È la loro storia che ho raccontato in Apnea, il libro scritto per Mondadori. Tirati fuori tutti, fino alla notte successiva non accadde nulla. Poi le voci, il ritrovamento degli sposini coreani con un intervento eccezionale».

Per Cari, che vive tra Roma e Civita Castellana, la notte di quel salvataggio «ricordo che sul gommone salivamo e scendevamo al ritmo delle onde. Su e giù per almeno tre metri. Poi la vittoria: le nostre squadre portarono all'esterno della nave i due ragazzi. Il giorno dopo salvammo il commissario di bordo, poi da lì in poi tanto dolore: recuperammo solo corpi senza vita. Trentadue, tra cui la bambina. Una sofferenza per tutti noi. Per mesi restai sull'isola e fui anch'io un disperso che ogni tanto tornava a casa».

Paoletti anche ieri era al Giglio. «Senza quella nave dice ora è tutto diverso. Ci sono stato due mesi qui, ricordo i volti delle persone travolte da quel naufragio, il salvataggio della famiglia coreana il primo giorno e poi quelle successive. Alla fine c'è stata una grande soddisfazione, che ci ha dato ancora più forza per portare avanti quella missione, in collaborazione con altre forze di soccorso italiane. Purtroppo, io ho partecipato anche al recupero dei corpi di persone decedute»

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