Covid, nonna Parisina (95 anni) e la felicità che non invecchia: «Il vaccino una grazia. Avevo il terrore di morire da sola»

Martedì 19 Gennaio 2021 di Luca Telli
Covid, nonna Parisina (95 anni) e la felicità che non invecchia: «Il vaccino una grazia. Avevo il terrore di morire da sola»

Finalmente sorride nonna Parisina, stretta nel suo maglione a collo alto di lana rossa che le fascia i fianchi. Sorride perché si sente, per un giorno, come l’eroina di quei romanzi d’appendice dove i buoni vincono sempre e le radici dei cattivi gelano prima che il giorno bruci.

I cattivi, Parisina Amichetti terza di quattro figli con nomi usciti per tre quarti da quadri o operette (Parisina – La vie parisienne di Offenbach) li ha conosciuti davvero. Di ogni tipo e con ogni maschera: da quelli con il fucile sulle spalle che accendono le sirene e annodano lo stomaco, a quelli invisibili segnati dal destino che spezzano il cuore prendendosi visi senza ancora i segni del tempo.

«Il dolore è come l’acciaio, non si piega mai», spiega guardando le foto appese sul muro della sua casa nel cuore di Civita Castellana dove, 50 anni fa, è arrivata da Vignanello per gestire insieme al marito un magazzino di frutta e verdura.

«E neppure la paura si vince, al massimo si impara a conviverci», continua. La sua più grande, a 95 anni da compiere il prossimo 17 settembre, era quello di finire in un reparto di terapia intensiva.

«Perché ora, vedendo le immagini di questi mesi terribili, l’ho capito ancora di più: la peggiore delle condanne è morire da soli. – spiega –. Se c’è una cosa che vale e che salva è l’amore della famiglia e sapere felici le persone a cui si vuole bene».

Il suo turno per il vaccino è arrivato all’improvviso, con un messaggio della Regione Lazio che la invitava a presentarsi domenica all’ospedale Andosilla per ricevere la prima dose.

«Per lei è stata una grazia – spiega il nipote Gianluca, che con la nonna divide il pianerottolo -. Dal primo di agosto non ha messo il naso fuori casa e io mi sono adeguato».

 Visite solo dal terrazzo e videochiamate quotidiane su WhatsApp. Le giornate passate tra letture, battute e fornelli. «Qualche centinaia di chili di gnocchi e supplì per non perdere le forze e affrontare bene l’inverno», scherza il nipote. E i civitonici ‘frittelloni’ da scendere dall’alto con il cestino per non farli mancare al resto della famiglia.

«Sono stati mesi duri – continua Gianluca – ma nonna ha dimostrato ancora una volta la donna che è: forte e caparbia. I momenti più complicati, per paradosso, sono state le ore precedenti al vaccino. Ha contato ogni scalino».

Paura mista a emozione che ha lasciato nel suo cappotto appeso fuori dall’ambulatorio. Una puntura sulla spalla, grazie all’infermiera e appuntamento tra 3 settimane per uscire dall’incubo e della paura.

«Come mi sento? Come una persona fortuna – conclude Parisina - Che a quasi cento anni ne ha viste tante, che non pensava di vedere questo ma che è felice di riprendersi il tempo che ha ancora davanti».

 

Ultimo aggiornamento: 19:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA