Covid, ristoranti e bar sul baratro. «Le nuove restrizioni una jattura. Asporto e domicilio non bastano»

Sabato 13 Marzo 2021 di Luca Telli
Covid, ristoranti e bar sul baratro. «Le nuove restrizioni una jattura. Asporto e domicilio non bastano»

Ristorazione in ginocchio. Per decine di imprese della provincia la nuova stretta potrebbe essere uno scoglio troppo duro da superare. In un anno di pandemia sono stati 214 i giorni di chiusura serale su 365; numeri che fanno impressione e che danno la fotografia di una crisi profonda mitigata dai mesi estivi ma precipitata con il blocco di Natale che per molte imprese vale fino al 25% del fatturato annuo.

Sulla possibilità di vivere una Pasqua tranquilla, definitivamente stroncata nella mattinata di ieri con il dl che blinda il week end delle festività sul modello di dicembre, nessuno avrebbe scommesso un soldo, ma le nuove chiusure sono una medicina amarissima da mandare giù.

La soluzione, difficile da trovare. Chi può, come Mario Di Dato chef del ristorane O’Sarracino di Via Cavour, se la costruisce con tutti i rischi del caso. «Da una settimana siamo chiusi e non riapriremo fino a quando una parvenza di normalità non sarà tornata», spiega. Una scelta sofferta. Ora ancora più necessaria per smettere imbarcare acqua e finire a fondo.

«Giallo, arancione o rosso cambia poco purtroppo – aggiunge – Il mercato, specie nel centro storico che ha delle criticità evidenti, è fermo. Non basta una fine settimane, un sabato o una domenica per rientrare delle spese».

L’orizzonte che Di Dato osserva va da qui alla fine di aprile, su una barra temporale che ha come metro di paragone il lockdown dello scorso anno finito il 4 maggio dopo 57 giorni. «Non credo le restrizioni dureranno poco. Dobbiamo soffrire altri due mesi – conclude - E poi speriamo che la stagione ci assista».

Le possibilità che la zona rossa offre, ossia quella di continuare a lavorare con l’asporto e le consegne a domicilio fino alle 22 (per i bar senza cucina, i pub e le birrerie il servizio da asporto è vietato dopo le ore 18), non convincono più di tanto.

«Ci abbiamo provato ma al netto del guadagno i costi sono troppo alti – spiega Giuliano Proietti del ristorante Tre Re -. Una stretta era nell’aria ma non con un impatto così ravvicinato, restare a casa a guardare sarà dura».

Frustrazione mista a paura per i prossimi mesi che sono anche nelle parole di Fabrizio Burla, titolare del ristorante e bar ‘Le Meridiane’ nella frazione di Bagnaia, aperto subito dopo la fine della prima ondata. «Ci stiamo organizzando per capire cosa possiamo fare e soprattutto come – spiega -. Per il resto, ho finito le parole».

Mentre il conto delle fatture dei fornitori, come quello delle bollette e degli affitti, si allunga e cresce la necessità di nuovi ristori per garantire liquidità alle imprese, permettere di limitare i danni e sopravvivere. Tra le misure annunciati ieri durante la presentazione del dl Pasqua alcune riguardano anche la ristorazione, per la quale governo si è impegnato a portare avanti un’azione di sostegno mirata.

Ultimo aggiornamento: 21:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA