​Napoli. Violenta il figlio di undici anni. Poi lo offre ai pedofili con annunci sul web

di Paolo Barbuto





Da più di un anno violentava il figlio che oggi ha undici anni, poi ha capito che quell’esserino indifeso poteva diventare una fonte di reddito, così ha deciso di «offrirlo» via web ai pedofili. Un napoletano di 44 anni è stato arrestato con la più infamante delle accuse: atti di pedofilia su un consanguineo. Ora si trova a Poggioreale.



Ad arrestarlo sono stati gli agenti-eroi del nucleo tutela minori della polizia municipale, retto dal capitano Sabina Pagnano. Hanno intercettato il mostro in una chat per incontri, sono entrati in contatto con lui utilizzando profili fasulli. Quando l’uomo ha mandato foto del suo bimbo violentato, offrendolo anche a loro che stavano indagando, sono intervenuti. Hanno fissato un appuntamento, si sono presentati con le manette e lo hanno arrestato.

Il capitano Pagnano racconta a fatica i particolari di questa indagine che è stata «straziante» ed è stata aperta grazie alla dedizione di una persona del nucleo tutela minori che ha dedicato un intero mese, giorno e notte, alla caccia di quest’orco napoletano, finché non l’ha preso.



Non possiamo dirvi il nome, anche se meriterebbe un encomio, né il grado: lavora quotidianamente in altre indagini e non possiamo farne scoprire l’identità. Anche se nei giorni in cui i vigili di Napoli sono in vetrina mentre baciano parcheggiatori abusivi, sarebbe giusto mostrare anche l’altra faccia della polizia municipale, quella che mette da parte affetti e famiglia per andare a salvare un bimbo dal padre violentatore.

L’operazione è scaturita nel corso di un abituale screening sul web.



È stato notato il profilo di un pedofilo, subito sono stati creati falsi account al sito di incontri per entrare in contatto con il pedofilo. Agganciarlo è stato abbastanza facile, l’uomo non sospettava nulla, così ha iniziato ad «aprirsi», fino al momento in cui ha mandato la prima foto del suo bimbo: «Indossava lingerie da donna, veniva abusato», racconta con orrore il capitano Pagnano. Quell’orrore ha spinto tutti gli uomini e le donne del nucleo tutela minori ad imprimere una accelerazione all’indagine; il comandante della municipale, Ciro Esposito, ne ha seguito personalmente ogni sviluppo.



Così i contatti con l’orco sono diventati frenetici, di notte e di giorno. I vigili sono riusciti ad ottenere il numero di cellulare del papà-orco, lo hanno convinto ad un incontro che, secondo il mostro doveva essere un approccio omosessuale con l’uomo al quale, poi avrebbe «ceduto» il bimbo di undici anni. Invece a quell’incontro si sono presentate due pattuglie della polizia municipale e lo hanno arrestato.



L’uomo ha confessato subito. Si tratta di una persona «normale» che lavora saltuariamente e vive in un quartiere della periferia (non avrete nessun particolare, vogliamo tutelare la privacy del povero bimbo abusato). La moglie del mostro è svenuta quando ha scoperto la notizia e sostiene di non aver mai sospettato nulla. Il piccolo è stato a lungo assieme a uno psicologo che ha cercato di farlo parlare: però non voleva «tradire» il papà. Si è confidato solo con un agente che è anche papà e ha saputo trovare l’approccio giusto. Il bimbo ha raccontato che suo padre da più di un anno gli faceva fare «cose strane», che lo vestiva con «cose strettissime fatte di rete», poi lo spogliava e gli faceva male.



Quando ha concluso il suo racconto, il piccino era tormentato, pensava di aver fatto qualcosa di male contro il papà. Poi l’agente con il quale si stava confidando gli ha spiegato che d’ora in poi quelle «cose strane» non ci sarebbero più state. Solo in quel momento il piccolo è riuscito a sorridere: «Davvero non mi farà più quelle cose?».
Mercoledì 11 Marzo 2015, 08:51
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