Affittopoli Napoli, uno su due non paga è una giungla di favori e privilegi

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di Francesco Lo Dico

Una bollettazione annua pari a 32 milioni di euro, che assicura alle casse di Napoli meno di 16 milioni. Una percentuale di riscossione del canone vicina al 48 per cento. E ancora 88 milioni di euro di crediti non riscossi, che affondano le radici in antichi privilegi e logiche clientelari. Il bilancio degli immobili comunali dati in locazione è un conto a perdere.E che dire delle 307 unità immobiliari spesso concesse in comodato d'uso a titolo gratuito o a canoni irrisori, tra le quali spiccano 31 sedi destinate ad associazioni politiche, e 17 location di proprietà pubblica dove trovano sistemazione partiti che coprono l'intero arco costituzionale? Per chi ne gode si tratta senz'altro di sistemazioni di favore. Peccato però che costano ai napoletani 1 milione e 300mila euro, a causa di un tasso di morosità diffuso e consistente.

Più si tenta di affondare il bisturi nell'Affittopoli napoletana degli immobili comunali, più ci si trova a districarsi in un ventre molle nutrito da un'esplosiva miscela di furbizie, omertà, favori e diavolerie di ogni sorta. Nella palude dell'affitto a prezzi stracciati ci si imbatte in un sistema che per accondiscendere alla causa di pochi ha prodotto danni enormi e per certi versi non ancora del tutto quantificabili a danno della collettività. Per comprendere l'entità del fenomeno, occorre ripartire proprio dai numeri. Il patrimonio immobiliare della città conta su 24432 immobili in affitto, di cui 22340 destinati a uso abitativo e 2092 a quello commerciale. La bollettazione dovrebbe assicurare alle casse del comune 32 milioni di euro l'anno. Ma nei fatti, se ne recuperano a mala pena la metà: meno di 16 milioni di euro, per una percentuale di riscossione pari al 48 per cento del totale. Il motivo? Un tasso di morosità elevatissimo che di anno in anno ha prodotto una montagna di crediti non riscossi. Il saldo degli ultimi venti anni ammonta a 88 milioni di euro, che il Comune, secondo quanto riferito al Mattino dall'assessore al Patrimonio, Alessandro Fucito, intende recuperare mediante contenziosi già avviati.

Di questa somma, i crediti non riscossi derivanti dall'Erp, ossia dall'edilizia residenziale pubblica, sono computabili in 68 miliardi. I venti restanti sono invece riconducibili a case e negozi affittati a prezzi stracciati nel corso di decenni. Mettere ordine tra l'incredibile giungla di incartamenti fiorita intorno ad Affittopoli non è cosa semplice. Quando nel dicembre 2012 il comune decise di gestire in proprio l'intero patrimonio pubblico affidandosi a Napoli servizi, il gestore privato Romeo, e cioè il precedente affidatario, riconsegnò a Palazzo San Giacomo il materiale in formato excel relativo al patrimonio. Ma ben presto si scoprì che i dati non potevano essere monitorati, perché il Comune non aveva gli strumenti per ricondurre gli appartamenti ai loro locatari. Poi una catena di avvicendamenti che nell'aprile 2014 portò al vertice di Napoli Servizi Domenico Allocca, e che vide il licenziamento del direttore Felice Balsamo. Tre anni perduti che hanno portato solo di recente all'attivazione di un nuovo software, costato 100mila euro, che ha finalmente consentito di cominciare a ricondurre i morosi alle loro responsabilità. Il Comune, per bocca dell'assessore Fucito, assicura che degli 88 milioni di canone sinora non riscossi, niente è perduto. Ma i ritardi hanno prodotto uno slittamento nella consegna delle lettere di messa in mora. Se le prime sono partite nell'ottobre del 2015, quanti crediti sono ancora esigibili?

Solo il tempo potrà dirci quanti di essi sono caduti in prescrizione. Dentro al fenomeno Affittopoli ci sono case occupate indebitamente, appartamenti lasciati a chi non ne ha diritto ed altre varie ed eventuali affidate all'ingegno e alla fantasia più spericolati. Nel tentativo di ridimensionare le perdite colossali registrate ogni anno, la via percorsa in passato era stata perciò anche quella della dismissione. Fino ad aprile 2013, la Romeo era riuscita a vendere 2900 unità immobiliari, al costo medio di 33mila euro a pezzo. Ma con l'avvento della nuova amministrazione, la pratica ha registrato un rallentamento che negli ultimi tre anni ha fruttato la vendita di soli 100 immobili. Il piano di dismissioni elaborato dall'assessore al Patrimonio, conta sulla vendita di 480 unità abitative. Come confermato dall'assessore Fucito al Mattino, la cessione del patrimonio immobiliare «non è più un dogma», poiché il risanamento avviato dalla giunta comunale riduce la necessità di dismettere a tutti i costi.

Fa piacere apprendere che i conti sono migliorati. 

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Mercoledì 10 Febbraio 2016, 08:35
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