Anm, linea dura del Comune di Napoli: «Accordo o licenziamenti»

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di ​Paolo Barbuto

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Lo scontro è violento: ieri mattina all'alba Comune e sindacati si sono separati, dopo un'altra interminabile notte di trattative, sbattendosi la porta in faccia. Il piano per il salvataggio dell'azienda, anche nella seconda versione, è stato respinto. Niente firma. Tutto rinviato a questa mattina, quando al tavolo della prefettura, le parti si incontreranno nuovamente, stavolta anche alla presenza della Regione. 

A quel tavolo dovrebbe essere presentata una terza bozza di accordo, nella speranza che la mediazione del Prefetto possa essere determinante per risolvere la situazione.

A dire la verità Palazzo San Giacomo non sente la necessità di una firma in calce a quel documento. Nella notte fra lunedì e ieri, durante l'incontro al quale è stato ancora assente il sindaco de Magistris, il Comune ha presentato il secondo piano di salvataggio che contiene diverse novità rispetto alla prima versione. Una su tutte viene considerata determinante e, da sola, capace di spaccare le relazioni sindacali: «In assenza di un accordo entro i termini previsti cioè entro il 20 ottobre - è scritto nelle ultime righe del documento - l'Azienda, considerata la gravità della situazione riprenderà il percorso della legge 223/91», che tradotto dal burocratese significa: se non firmate, riapriamo il calderone dei licenziamenti collettivi e chi s'è visto s'è visto.

Il secondo incontro era già partito sotto cattivi auspici. Prima la grande tensione per la vicenda della modifica allo statuto Anm che consente l'innesto dei privati nella compagine aziendale, poi l'immediata uscita di Federmanager dalla sala delle trattative: ha chiesto e ottenuto di avere un confronto separato rispetto agli altri lavoratori. E, subito dopo, è giunto anche l'abbandono delle trattative da parte dei rappresentanti della sigla Usb. Mentre iniziava la notte hanno diffuso un comunicato: «Ancora una volta registriamo la mancata presenza del sindaco, che leggiamo come una mancanza di attenzione rispetto ad una delicata vertenza come quella del trasporto pubblico locale. Usb ritiene che non ci siano le condizioni per continuare ad affrontare le singole problematiche senza una visione di sistema che ponga le basi su un concreto piano industriale ed adeguate risorse da subito disponibili. Per Usb è pregiudiziale che vi sia l'apertura verso il privato e che non si abbia la certezza dell'azienda unica in ambito metropolitano con all'interno ferro, gomma e sosta. Le restanti questioni riteniamo che possano essere tranquillamente discusse in ambito aziendale. 

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Mercoledì 11 Ottobre 2017, 08:31 - Ultimo aggiornamento: 11-10-2017 08:42
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5 di 5 commenti presenti
2017-10-12 09:23:04
L'unica strada praticabile è quella della privatizzazione che porti allo smantellamento di questo carrozzone politico-clientelare che,al pari della romana ATAC,ha costituito per decenni terreno di pascolo clientelare per mafie politici-sindacali . Per noi utenti significherebbe avere un servizio di trasporto pubblico degno di un Paese civile e non da Biafra. Per la collettività sarebbe un bello sgravio la cacciata di tanti parassiti attualmente imboscati in uffici e gabbiotti con mansioni ispettive e di controlleria.
2017-10-11 18:24:34
per risanare il bilancio cominciassero a far pagare il biglietto a tutti !!
2017-10-11 14:37:27
Ecco e' esattamente sul termine "tranquillamente" che non mi sento per niente sicura....
2017-10-11 12:09:07
In assenza di manager con attributi, e per evitare che quest'azienda diventi tutto tranne che un azienda di trasporti,causa mancanza di autisti,ma esuberi in altre mansioni,si puo' pensare di trasferire all'e.a.v. ,il personale, perche' non e' pensabile che l'E.A.V. ASSUME E A.N.M. CHIUDA, a meno di lotte politiche in atto.
2017-10-11 08:36:00
mi sembra un ricatto.

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