Roberti, relazione dell'Antimafia
sulla camorra a Napoli e i Casali

di Franco Roberti

La camorra a Napoli e provincia. Il quadro generale della camorra a Napoli e Provincia che emerge dalle attività investigative in atto e dalle più recenti manifestazioni di criminalità, è di un tessuto di criminalità organizzata in profonda trasformazione e più che mai eterogeneo.

Da un lato, infatti, l’attività investigativa svolta negli anni precedenti ha provocato veri e propri stravolgimenti nel panorama delle organizzazioni criminali, determinando la scomparsa o il forte indebolimento di alcuni storici clan di camorra, ormai orfani di tutti gli esponenti di maggior livello e carisma criminale, in quanto tratti in arresto e in stato di detenzione con pesantissime condanne e, talvolta, passati a collaborare con la giustizia. Situazione, quest’ultima, che ha creato veri e propri vuoti di potere, che giovani generazioni di camorristi stanno cercando di occupare, con metodi violenti e senza la capacità di misurare il rapporto tra benefici e costi delle proprie azioni criminali, se non altro, sotto il profilo della loro capacità di determinare una particolare reazione delle istituzioni statali.

Dall’altro, la situazione criminale delle varie parti del territorio del distretto si presenta del tutto differente, giacché, a fronte di zone – come ad esempio quella della città di Napoli – in cui si è assistito ad una recrudescenza della contrapposizione violenta tra bande criminali per la conquista del territorio, in altre – come ad esempio nella zona nolana e in quella vesuviana – la situazione appare priva di profili di allarme sociale, per la pesante difficoltà in cui si trovano i clan di camorra storicamente presenti sul territorio, costretti ad inabissarsi per l’incapacità di fronteggiare adeguatamente la pressione investigativa dello Stato.

Proprio in queste aree, peraltro, l’operato della criminalità organizzata sta conoscendo forme del tutto diverse rispetto al passato, diffondendosi attività illecite in precedenza rigidamente precluse, come, ad esempio, lo spaccio al minuto di sostanze stupefacenti.

Preliminarmente va ribadita, forse in modo ancor più accentuato, la caratteristica propensione delle aggregazioni camorristiche alla contrapposizione, talvolta, passando con eccessiva disinvoltura, da situazioni di alleanza a situazioni di contrasto violento. Tale dato si evince dalle elevatissime manifestazioni di violenza, in crescita rispetto al precedente anno. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto nel passato, quando la maggior parte degli eventi omicidiari era riconducibile agli scontri alimentatisi all’interno della galassia dei cd. “Scissionisti” nell’area nord di Napoli (Secondigliano e territori limitrofi), i luoghi in cui tali eventi si sono consumati ed i profili criminali delle vittime tratteggiano un quadro d’insieme caratterizzato dall’esistenza di molteplici focolai di violenza disseminati nell’area metropolitana e nella provincia di Napoli.

In altre parole, sembra che oggi siano in corso più ampi sommovimenti negli assetti criminali camorristici, di cui gli omicidi e gli agguati costituiscono la manifestazione più eclatante.

La fibrillazione criminale si registra sia nelle periferie urbane che nel cuore cittadino, nell’area settentrionale e orientale di Napoli, nel quartiere Sanità e dei Quartieri Spagnoli e Forcella, forti segnali della spasmodica ricerca dei gruppi criminali di estendere lo spazio d’azione criminale. La situazione di elevato pericolo per l’ordine pubblico è resa ancor più grave dai protagonisti di tali scenari, spesso nuove leve criminali (killer giovanissimi che si caratterizzano per la particolare ferocia che esprimono ed agiscono al di fuori di ogni regola, quadri dirigenti che fino a pochi anni fa non erano in prima linea) che scontano inevitabilmente una non ancora compiuta formazione strategica.

Tali nuovi assetti incidono sull’azione di contrasto resa particolarmente difficile dalla imprevedibilità delle condotte non inquadrabili in schemi razionali o strategie comprensibili.

I gruppi criminali camorristici continuano a manifestarsi attraverso una presenza stabile ed intensa (e come tale percepita dalla comunità) in uno spazio territoriale più o meno ampio. Questo è un dato costante ed immutabile confermato dalle attività investigative dell’ultimo anno.

Ciò che conta è che in un determinato territorio sia registrabile la presenza stabile di una o più famiglie malavitose, spesso tra loro legate anche in forza di vincoli parentali, queste ultime, a seconda della pressione intimidatrice che riescono ad esprimere, in ragione delle risorse personali e materiali a disposizione, sono in grado di imporre la propria presenza per aspetti rilevanti della vita civile al fine di coltivare i propri interessi criminali.

Può trattarsi di attività che si sostanziano nella pressione estorsiva e/o nell’esercizio del credito usuraio, con un limitato coinvolgimento in pratiche di reinvestimento dei profitti criminosi oppure di variegate condotte volte ad organizzare il mercato degli stupefacenti, magari sin dalla fase dell’importazione o, infine, di ramificazioni ben più insidiose, sin nel cuore del mondo imprenditoriale legato al territorio o del sistema amministrativo e politico locale.

Nella provincia di Napoli, la criminalità organizzata assume contorni di intensa ramificazione nello stesso tessuto economico ed amministrativo delle realtà locali.

La connivenza di larghi strati del corpo sociale è maggiore e non sembra alimentarsi soltanto per effetto della violenza, le stesse estorsioni, che pure non mancano nei programmi criminali di tali clan, assumono contorni meno evidenti (frequente è la pratica del cd. cambio assegni, che consiste sostanzialmente nell’imposizione dell’immediata monetizzazione di titoli di credito di riscossione futura ed incerta) e spesso sono intrecciate a prestiti usurari di cui alcuni esponenti del sodalizio hanno il monopolio ovvero si confondono in prassi di reinvestimento di profitti criminali.

Le più recenti indagini hanno evidenziato un’accentuata tendenza all’infiltrazione di alcuni gruppi camorristici nel tessuto economico ed amministrativo delle realtà locali, l’individuazione di tale più insidioso controllo delle aree territoriali in cui sono insediate le consorterie camorristiche, così articolate e versatili, è particolarmente complesso e, tuttavia, sono stati disvelati dalle attività investigative dell’ultimo anno numerosi casi. I provvedimenti cautelari emessi che hanno colpito l’ala imprenditoriale dei clan camorristici hanno messo in luce le tecniche di infiltrazione nel sistema economico ad opera di gruppi imprenditoriali a tutti gli effetti compenetrati nell’organizzazione camorristica che sempre più frequentemente estendono la loro operatività oltre i confini regionali e nazionali.

Tra i settori di maggiore interesse per la criminalità organizzata napoletana è certamente quello della ristorazione, del commercio di capi di abbigliamento e quello della gestione (in sostanziale regime di monopolio) di numerosi impianti di distribuzione di carburante.

Il controllo camorristico sul territorio si manifesta significativamente anche egemonizzando l’offerta di un determinato servizio e vincendo ogni resistenza attraverso il patrimonio d’intimidazione che il clan è in grado di esprimere. La posizione di illecito monopolio, in tal modo acquisita, determina un’alterazione nel mercato costringendo coloro che lo richiedono a corrispondere somme notevolmente superiori agli standard di mercato rilevati in altri territori per analoghi servizi. Nei casi descritti l’azione di contrasto è proiettata verso la disarticolazione patrimoniale e finanziaria degli assetti proprietari nella titolarità di imprenditori intimamente legati a strategie camorristiche.

Altro settore da tempo eletto dalle organizzazioni camorristiche ad uno degli ambiti entro i quali appare più conveniente reinvestire profitti criminosi è quello delle agenzie di scommesse che –per la sua peculiare ramificazione territoriale (che può corrispondere alla dislocazione delle singole agenzie di una determinata società di raccolta di scommesse sportive), oltre che per la stretta relazione con il gioco on-line, per sua natura, dematerializzato - spesso implica il coinvolgimento di più di un sodalizio criminale. Su questo terreno spesso si formano e consolidano alleanze o, viceversa, si consumano sanguinose rotture.

L’ambito imprenditoriale in questione, al contrario di altri che vengono tradizionalmente assegnati all’interesse della camorra e che non presentano particolari difficoltà esecutive, richiede un certo grado di esperienza, anche –ad esempio- nei contatti con i referenti delle società che raccolgono scommesse sportive (per lo più straniere). E’ allora evidente che chi entri in relazione con un sodalizio camorristico per soddisfare tali finalità non può che rivestire almeno il ruolo di persona in grado di contribuire significativamente al rafforzamento economico dell’organizzazione e dello stesso suo incremento sotto il profilo della capacità – anche rispetto ad altri clan- di inserirsi in un circuito potenzialmente assai vantaggioso.

La gestione criminale del gioco on-line si muove – in un certo senso – nel solco tracciato dall’analoga gestione della distribuzione delle macchine utilizzate per il video-poker, l’interesse manifestato dalla camorra verso questo settore è stato ampiamente esplorato specie con riferimento al coinvolgimento della maggior parte dei clan napoletani e campani nelle attività delle medesime famiglie di imprenditori.

Nel periodo di interesse sono state acquisite significative conferme delle ormai consolidate relazioni affaristiche che intercorrono tra narcotrafficanti della criminalità organizzata campana e narcotrafficanti di nazionalità straniera, prevalentemente spagnola. L’area vesuviana - stabiese conferma la sua posizione di centralità nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti documentata da accertati contatti con narcotrafficanti spagnoli e olandesi.

Un elemento di novità va segnalato per le dinamiche che governano la distribuzione degli stupefacenti nell’area metropolitana: i canali di distribuzione risultano diversificati e l’area nord di Napoli (Scampia e Secondigliano), ove tuttora insistono fiorenti “piazze di spaccio”, sembra aver ceduto il passo ad altre aree di distribuzione che vanno progressivamente rafforzandosi nel più ampio mercato della droga.



La camorra Casalese. La presenza delle organizzazioni di tipo mafioso nelle province di Caserta e Benevento e nel Circondario di Napoli Nord. Come era già stato evidenziato negli anni precedenti, anche quest’anno, devono registrarsi quelli che, solo apparentemente (ed erroneamente), potrebbero apparire i sintomi di una crisi militare della più potente organizzazione mafiosa casertana, il “Clan dei Casalesi”, e degli altri sodalizi operanti nell’area casertana, nell’area a nord di Napoli e nel beneventano.

I dati, infatti, non solo confermano complessivamente un trend in continua discesa del numero di delitti gravi commessi con violenza alle persone, ma, nello specifico, non si sono registrati, nel casertano, in tutto il corso dell’anno, omicidi di camorra e cioè fatti di sangue nei quali sia stato possibile individuare una causale legata o ad un contrasto fra diverse organizzazioni camorriste (ovvero fra diverse fazioni del lo stesso clan) o ad azioni repressive contro affiliati infedeli o riottosi, ovvero, ancora, ad una ritorsione del sodalizio mafioso contro terzi.

In realtà, come pure risulta da una serie di fatti e circostanze, il fatto che in Provincia di Caserta il numero di omicidi commessi al fine di agevolare organizzazioni mafiose, sia pari a quello che si registra, ad esempio, in provincia di Cuneo o Bolzano, cioè zero, non significa affatto che sia riscontrabile un livello ed una presenza della criminalità di tipo mafioso comparabile a quella riscontrabile nelle due province citate a titolo di mero esempio.

Né l’assenza di omicidi attesta una crisi irreversibile delle strutture militari della camorra, ovvero, ancora più ottimisticamente, il fatto che la presenza delle associazioni di tipo mafioso sia oramai un ricordo del passato.

Invero, la circostanza che non vengano più (per ora) commessi omicidi dai casalesi o da altri sodalizi mafiosi nelle vaste aree geografiche in esame, non appare come la prova di una loro scemata capacità offensiva, ovvero di una loro crisi militare.

Piuttosto, siamo in presenza di una scelta strategica di lungo respiro, tesa a governare, in modo diverso, ma (sempre) intenso e profondo il territorio.

Con tale strategia dovremo confrontarci per anni. Certamente, le indagini ed i processi svolti nell’ultimo ventennio – a partire dalla cd Operazione Spartacus – hanno inferto colpi molto severi al sodalizio casalese. Così come altri procedimenti penali istruiti dalla DDA partenopea, determinando l’arresto e la condanna di centinaia di affiliati degli altri sodalizi presenti nell’area geo-criminale in esame, hanno fortemente colpito pericolose associazioni, operanti fra il casertano ed il beneventano (clan Esposito, Belforte, Piccolo, ex La Torre, Pagnozzi, ecc).

Questa attività repressiva ha posto in condizioni di non nuocere sia i fondatori ed i capi storici delle principali organizzazioni mafiose operanti sul territorio (si ripete: a partire da quella casalese, continuando per quelle operanti nella zona di Marcianise – e, quindi, principalmente, il clan Belforte – fino a quelle presenti sull’alto litorale domizio) che buona parte della cd “ala militare” dei sodalizi in questione.

Ma non vi è, tuttavia, alcun rapporto di causa-effetto fra l’azione repressiva sviluppata negli ultimi anni nell’area in esame e la totale scomparsa dei delitti di sangue inquadrabili nelle dinamiche mafiose.

Insomma, l’assenza di delitti di sangue non è conseguenza di un (presunto) svuotamento dei ranghi che componevano l’ala militare ed i cd gruppi di fuoco dei sodalizi di tipo mafioso dell’area territoriale in esame. Svuotamento (presunto) determinato, appunto, dalla carcerazione di coloro che li componevano.

E ciò per la semplice ragione che ai risultati positivi dell’azione repressiva, sono stati, comunque, controbilanciati da una serie di circostanze.

Infatti, non solo, come è ovvio, non tutti gli affiliati “storici” dei sodalizi, e, in primo luogo di quello casalese, sono stati individuati ovvero condannati, ovvero ancora - seppure condannati - sono tuttora in stato di detenzione. Ma, soprattutto, specie a livello di manovalanza, le organizzazioni mafiose presenti sul territorio e, in primis, il clan casalese, sono state in grado di rimpiazzare con nuove leve gli affiliati detenuti.

Dunque, allo stato, sotto un profilo numerico, le associazioni di tipo mafioso operanti nell’area in esame possono contare, su di un numero di affiliati attivi sul territorio, sicuramente inferiore rispetto agli anni 80/90, ma di tutto rispetto e, comunque, stabile rispetto ad un recente passato.

E ciò è ampiamente dimostrato dal fatto che, in concreto, le organizzazioni mafiose casertane si sono mostrate perfettamente in grado di mantenere - senza soluzioni di continuità - la propria capacità di alimentare l’azione criminale che presuppone ed implica necessariamente una rete capillare di affiliati presenti ed operativi sul territorio.

E ciò, sia continuando a svolgere le attività delittuose ordinarie e tradizionali del sodalizio – specie nel settore delle estorsioni a tappeto anche in danno di piccoli imprenditori, del cd recupero crediti, dell’usura, ecc – sia sviluppando quelle di livello più alto, essendo ancora pienamente in grado di curare il loro core business, e cioè gli affari nei settori economici degli appalti, dei pubblici servizi (con particolare predilezione per il trasporto/raccolta/smaltimento di rifiuti, anche se recenti investigazioni hanno evidenziato anche una preoccupante penetrazione nel settore sanitario). Affari, questi ultimi, sempre più agevolati da collegamenti stretti con la politica e l’imprenditoria.

Ma non solo. Si sono, anche, registrati, nell’ultimo periodo, rilevanti progressi della capacità delle organizzazioni camorriste in esame nella gestione di alcune, specifiche, attività criminali. In particolare, è emerso, ad esempio, che il sodalizio casalese, gestisce attraverso suoi affiliati (particolarmente esperti nel settore) in modo diretto - ed in contesti sempre più estesi, anche di livello internazionale - il gioco e le scommesse on line spesso attraverso sinergie con altre organizzazioni di tipo mafioso. Ciò attraverso sofisticate piattaforme informatiche che consentono di governare una mole rilevantissima di scommesse e giochi d’azzardo, che. a sua volta, generano imponenti flussi finanziari verso le casse dell’organizzazione.

Inoltre, sempre a dimostrazione della attuale capacità espansiva della loro azione criminale, i casalesi, novità assoluta per quanto li riguarda, si sono inseriti direttamente nella gestione di “piazze di spaccio”. Viene così mutuato un modello organizzativo tipico delle organizzazioni camorriste napoletane.

E tutto ciò senza contare che recenti investigazioni hanno dimostrato che il sodalizio ha effettiva e concreta disponibilità di micidiali arsenali di armi anche da guerra.

Dunque, purtroppo, nonostante i colpi ricevuti, lo stato attuale di salute dei sodalizi mafiosi nelle aree geo-criminali in esame e, in primo luogo dell’associazione di tipo mafioso denominata “Clan dei Casalesi”, è buono.

Ecco, allora, perché, una così evidente sproporzione fra la rilevante capacità finanziaria-criminale-militare delle associazioni camorriste operanti nell’area, l’ampia disponibilità in capo alle stesse di manovalanza adusa all’esercizio della violenza, la diponibilità di armi micidiali da una parte, e la totale assenza di un uso effettivo della violenza (letale) dall’altra, non può trovare spiegazione in una inesistente (come si è detto) “crisi” delle organizzazioni (che, in realtà, più che in crisi sono in trasformazione) ma, piuttosto, in una precisa volontà dei loro vertici, in una scelta strategica che ha il suo fondamento nel ritenere l’uso della violenza, davvero, l’ultima ratio.

*Procuratore nazionale Antimafia
Lunedì 17 Luglio 2017, 11:24 - Ultimo aggiornamento: 17-07-2017 11:24
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